Piuma

Piuma

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Il terzo lungometraggio di Roan Johnson, Piuma, è una commedia sulla leggerezza e la levità, semplice e a tratti veramente spassosa. In concorso a Venezia 2016.

Po’ esse piuma

Quando arrivano le difficoltà il Samurai se ne rallegra. Forse è perché è scemo, direbbe Cate. No, risponderebbe Ferro: è che quando l’acqua sale, la barca fa altrettanto. E per Ferro e Cate saranno i nove mesi più burrascosi delle loro vite, anche se loro non hanno ancora capito la tempesta che sta arrivando: alla bambina ci penseranno quando nasce. E poi comunque devono preparare la maturità insieme al Patema e agli altri amici, il viaggio in Spagna e Marocco, vogliono pensare all’estate più lunga della loro vita, alla casa dove stare insieme, ai loro sogni di diciottenni… [sinossi]

Potrebbe essere lecito domandarsi come mai Piuma, terzo lungometraggio di Roan Johnson, sia stato selezionato per il concorso della 73esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Ma è una domanda forse oziosa, che non tiene conto di tante cose, della natura di un festival che, abbandonata la ricerca, punta sempre più a film presuntamente di cassetta o che, se sceglie degli autori, sceglie quelli più banali e scontati (Wenders, Kusturica e Ozon in primis, ma per certi versi persino Lav Diaz, solo perché ormai è stato ‘sdoganato’ vincendo a Locarno). E ciò in un modo simile a quel che avviene ormai – su un livello comunque più alto – anche a Cannes. Ma soprattutto la domanda iniziale non tiene conto del fatto che Piuma è un buon film, e dunque anche se è una commedia, anche se è una commedia leggera e non un film d’autore, ci sembra abbastanza accettabile che sia stato destinato a questo contesto. Soprattutto in considerazione della qualità media del nostro cinema e di quel che ci siamo dovuti sorbire in anni e anni di selezioni veneziane di film italiani, esperienze da tregenda, da Ozpetek a Placido a Quando la notte di Cristina Comencini. Film non d’autore, ma che fingevano di esserlo.

Detto questo, è pur vero che Piuma può apparire anche troppo leggero, come tiene a sottolineare il titolo stesso. Rispetto a I primi della lista e a Fino qui tutto bene, è meno ambizioso, più lineare, più giocoso e divertito. Ciò non toglie che sia comunque quasi altrettanto riuscito e che Roan Johnson si conferma come un eccellente scrittore di commedie.
Nel raccontare la storia di una coppia di diciottenni che vogliono diventare genitori, infatti, non ci si abbandona a nessuna malinconia che possa alludere alla volontà di fare un discorso generazionale, o ancor più genericamente trans-generazionale (come, ad esempio, una implicita condanna verso i quarantenni che i figli non li fanno). No, Roan Johnson ci racconta semplicemente questa storia e questi personaggi senza avere l’intenzione di fare la morale a nessuno e senza presumere di voler evocare chissà quali chiavi di lettura.
L’oggetto Piuma è qui davanti a noi, così come appare, senza trasparenze o simbolismi, senza sovrastrutture applicabili o sovrapponibili. Ed è un bene perché questo gli permette di procedere spedito, completamente centrato sui suoi personaggi e sui suoi attori, tanto che – rispetto ai suoi due film precedenti – Roan Johnson semplifica ancora di più la regia e allunga la durata delle inquadrature allo scopo di esaltare le performance dell’eccellente cast a disposizione.

E se il film forse fatica un po’ nei primi minuti – facendo sollevare anche qualche dubbio sul tentativo del pisano Johnson di ‘romanizzarsi’ scegliendo set e attori dalla Capitale (di cui comunque si vede veramente poco) – e se la metafora dell’acqua è un po’ facile (e la paperella galleggiante un po’ eccessiva), comunque pian piano le cose vanno migliorando grazie soprattutto a una – a tratti irresistibile – verve comica.
Non sono poche le scene in cui si ride di gusto (con l’apice che è rappresentato dalla sequenza dell’ammorbidente), e ciò lo si deve a una scrittura millimetrica e verace dei dialoghi e – come già detto – a un cast a tratti strepitoso, non solo per via dei due giovani protagonisti (Luigi Fedele e Blu Yoshimi), ma anche per merito degli adulti che li affiancano (Michela Cescon, Sergio Pierattini e Francesco Colella su tutti). E, grazie a questi ultimi, si riequilibra anche il discorso dialettale, tra Nord, Centro e Sud, ma tutti di stanza a Roma a rispecchiare quel grande crogiolo che è la Capitale.

Avercene di commedie così nel nostro cinema, commedie che tornano a mostrarci volti normali e interni veri (e non di plastica) e che sanno ancora essere realistiche, dove ad esempio un litigio nasce parlando d’altro o ci si arriva per passaggi logici naturali e mai ‘scritti’ o forzati. E allora forse Piuma in fin dei conti un insegnamento da non sottovalutare ce lo dà, ed è quello di provare a prenderci un po’ meno sul serio. Anche e soprattutto qui a Venezia.

Info
Il trailer ufficiale di Piuma.
La scheda di Piuma sul sito di Venezia 2016.
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