On the Milky Road

On the Milky Road

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Una storia d’amore nel corso di una guerra perenne: Emir Kusturica torna dietro la macchina da presa con On the Milky Road, ma l’ingranaggio del suo cinema sembra inceppato in maniera irrecuperabile, tra tempi sbagliati delle gag, recitazione maldestra e narrazione sbilenca. In concorso a Venezia 2016.

Sbagliammo certe rotte in diagonale sulla Via Lattea

Primavera in tempo di guerra. Ogni giorno un lattaio attraversa il fronte su un asino, schivando le pallottole per portare la sua preziosa merce ai soldati. Baciato dalla buona sorte nella sua missione, amato da una bella ragazza del paese, sembra destinato a un futuro roseo… fino a quando l’arrivo di una misteriosa donna italiana gli sconvolge la vita. [sinossi]

Se si eccettua il cortometraggio nel film collettaneo Words with Gods (2014), era dal 2008 – dai tempi del film su Maradona – che Emir Kusturica non tornava più dietro la macchina da presa, limitando il suo contatto con il cinema a partecipazioni come attore (anche nell’italiano da tregenda La foresta di ghiaccio, sempre del 2014). Ora, con On the Milky Road, il cineasta serbo prova a ripartire e torna anche a misurarsi con il cinema di finzione, che non praticava più dai tempi di Promettilo!, dal 2007. Quasi dieci anni dunque per un regista che, fino ai primi anni duemila, era stato abbastanza prolifico.
E On the Milky Road, selezionato in concorso a Venezia 2016 con troppo buon cuore, non fa altro che confermare che la crisi d’ispirazione – finora quasi inespressa e lungamente non verbalizzata (la sua prima vera battuta d’arresto risale al confusionario La vita è un miracolo del 2004) – è reale, percepibile e verificabile in ogni sequenza di questo film.

Quegli stessi aspetti che per anni hanno rappresentato le virtù dell’autore di Underground e che vanno dall’uso intelligente e originale delle musiche balcaniche, a una verve visionaria e terragna molto personale, fino all’eccesso sia nella messa in scena sia più propriamente nell’inzeppamento del quadro di materiali di varia natura, si ribaltano in On the Milky Road – come nel classico contrappasso dantesco – in stanche rivisitazioni, in pallide variazioni, sterili aperture visive. Gli animali sono onnipresenti (galline che saltano davanti a degli specchi, falchi e asini di compagnia, serpenti protettori, orsi mangioni, papere che si inzuppano nel sangue), le canzoni pure (e ce n’è una lunghissima e anche molto brutta in cui si parla di guerre e Grande Fratello), gli oggetti strampalati anche (l’orologio dai contrappesi incontrollati), ma tutto si mostra a noi in modo troppo disordinato, affastellato, come gusto dell’eccesso fine a se stesso, raramente davvero sensato (si possono salvare le papere, ma non quando tornano di nuovo).
Si deposita dunque un senso di sconforto nel verificare come quasi nessuna gag riesca, non solo quelle con ambizioni visionarie, che erano il marchio di fabbrica di Kusturica, ma persino quelle verbali, anche le più semplici (come ad esempio il medico che invita i protagonisti ad andare dallo psicologo, recitata e girata in modo pessimo). E viene allora da domandarsi se Kusturica avesse davvero voglia di girare On the Milky Road, o se abbia accettato di farlo per atarassia.

La vicenda è banale quanto mal raccontata: un lattaio non più giovane (lo stesso Kusturica, un po’ ritoccato per farlo sembrare più ‘fresco’) si deve probabilmente sposare con una ragazza del luogo, ma poi si innamora di un’italiana (ebbene sì, Monica Bellucci). Nel frattempo imperversa la guerra e i proiettili arrivano da tutte le parti. Nella prima ora il film è annichilito dalla già citata overdose di grottesco audio-visivo e quel che dovrebbe valere da presentazione si rivela invece essere un gran calderone in cui la Bellucci appare imbarazzatissima, amorfa e quasi inesistente (l’altra attrice, Sloboda Mićalović, la donna che dovrebbe sposare il personaggio di Kusturica, ha molta più verve di lei).
Nella seconda ora le cose cambiano, non si capisce se in meglio o in peggio, perché Kusturica e la Bellucci diventano gli unici interpreti in scena, in fuga da degli accaniti soldati delle forze speciali (inglesi che vogliono vendicare un vecchio tradimento della donna!), e se da un lato il racconto acquista in linearità, dall’altro perde ancora di più in credibilità (perché emergono maggiormente le difficoltà recitative e aumentano le disconnessioni narrative). Per di più in questa fase il ritmo si dilata ulteriormente in modo da dare spazio alle visive e trash orge romantiche del Nostro (come ad esempio quando i due si tuffano da una cascata altissima e si rotolano e baciano nell’aria tra gocce d’acqua).

Di fronte a un film così palesemente mal riuscito dispiace perfino infierire, e ritorna alla mente la faccia da cane bastonato che Kusturica esibisce in scena per quasi tutto On the Milky Road, come a supplicare un minimo di benevolenza. Purtroppo però quando un autore non riesce a rinnovare il suo immaginario, restando schiavo della maniera di se stesso, nel momento in cui subentra l’auto-parodia, forse qualche domanda bisogna porsela. E, se si vuole ricominciare, bisogna saper spiazzare mettendo prima di tutto in discussione se stessi.

Info
Il trailer di On the Milky Road su Youtube.
La scheda di On the Milky Road sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
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