La foresta di ghiaccio
di Claudio Noce
Un thriller ad alta quota tanto stratificato nell’intreccio da non riuscire a sbrogliare la matassa mystery che la sorregge. Accumula tensione ma ne perde il controllo. L’opera seconda di Claudio Noce, La foresta di ghiaccio, in concorso nella sezione Cinema d’Oggi al Festival di Roma 2014.
Le regole del sospetto
Con una tempesta che incombe minacciosa sullo sfondo, un giovane tecnico specializzato arriva nella valle per riparare un guasto alla centrale elettrica in alta quota, e si trova improvvisamente di fronte ad una strana sparizione. Si consuma quindi lo scontro fra il giovane e due fratelli che vivono e lavorano nella zona. Quando il ragazzo comprende l’origine dei segreti nascosti nel cuore della valle, le tensioni esplodono e comincia un gioco di specchi deformanti in cui nessuno è immune dal sospetto, neppure Lana, la zoologa esperta di orsi. [sinossi]
Se ne erano perse le tracce da qualche tempo, ora fa la sua comparsa sugli schermi della nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma come secondo dei tre titoli nostrani selezionati nel concorso della sezione Cinema d’Oggi, in attesa della distribuzione nelle sale a partire dal 13 novembre con Fandango. Stiamo parlando de La foresta di ghiaccio, opera seconda di Claudio Noce, che torna dietro la macchina da presa a quattro anni dall’esordio sulla lunga distanza con Good Morning Aman.
Pur cambiando registro, storia e ambientazione, un filo rosso sembra comunque collegare in maniera indissolubile le sue opere, indipendentemente se si tratti di lungometraggi, cortometraggi o documentari. A creare questo trait d’union è il tema dell’immigrazione, che la filmografia del regista romano ha, in un modo e nell’altro, ampiamente esplorato e affrontato nelle sue diverse prospettive e sfaccettature. Anche se con risultati il più delle volte apprezzabili (vedi Adil e Yusuf o Aman e gli altri), il suddetto tema ha però nelle sue mani trovato un punto di saturazione; urge pertanto una svolta, con una virata decisa verso una materia diversa con la quale confrontarsi. Di conseguenza, ci troviamo a fare i conti con una minestra riscaldata. A dimostrazione che anche mutando gli addendi, la sostanza è la stessa.
Peccato che nel caso de La foresta di ghiaccio, l’argomento in questione abbia non poche difficoltà nel ritagliarsi uno spazio congruo nell’architettura drammaturgica, poiché nell’economia del racconto la sua presenza si dimostra a nostro avviso forzata, come un elemento estraneo in un corpo che fa fatica a contenerlo. Il rigetto è inevitabile e a soffrire più di tutti è uno script già troppo denso, macchinoso e alla costante ricerca di un equilibrio tra le componenti chiamate in causa. Si innesca così una reazione a catena che trascina con sé nel baratro della mediocrità tutto e tutti, a cominciare dall’impianto dialogico per finire con il disegno dei personaggi. Un effetto domino, questo, che di riflesso si abbatte sulla perfomance corale (la sola Kseniya Rappoport riesce a tenersi a galla, mentre Emir Kusturica alterna momenti convincenti ad altri di estrema difficoltà) e sulla regia avara di soluzioni visive rilevanti.
Stavolta, Noce punta sul cinema di genere per raccontare i temi a lui cari, calandoli in un thriller ad alta quota (con venature poliziesche e noir) tanto stratificato nell’intreccio da non riuscire a sbrogliare la matassa mystery che la sorregge. Accumula tensione ma ne perde il controllo, disperdendola all’interno di una narrazione che scorre a fatica verso un epilogo che cerca disperatamente e invano di riconciliarsi con il pubblico attraverso lo svelamento della verità. Ma tutto è troppo ingarbugliato e nemmeno il montaggio riesce a salvare il salvabile, al contrario compromette ancora di più ciò che è già compromesso alla radice. È questo non è un problema da poco, dato che alla base di un thriller che si rispetti c’è la sapiente costruzione della suspense e la perfetta gestione della tensione. Venute meno queste due colonne portanti, la struttura non ha speranze di restare in piedi. Ed è quanto accade a La foresta di ghiaccio. Nemmeno le atmosfere, le location e la fitta nebbia trasferiti sullo schermo dalla fotografia glaciale di Michele D’Attanasio riescono ad alimentarle. Gli autori dello sceneggiatura catapultano lo spettatore in una cloaca che trasuda sospetto: una comunità montana i cui equilibri instabili sono destinati a spezzarsi. Doppi e tripli giochi sono all’ordine del giorno e in, con e attraverso di essi si consuma il destino dei personaggi. E la mente torna a due opere recenti che hanno fatto della violenza implosa all’interno di un microcosmo umano il rispettivo baricentro, ossia il sottovalutato Padroni di casa di Edoardo Gabbriellini e lo straordinario La cinquième saison della coppia belga Brosens-Woodworth, con i quali il film di Noce condivide intenti, ma non i medesimi esiti.
Info
Il sito del Festival Internazionale del Film di Roma.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: La foresta di ghiaccio
- Paese/Anno: Italia | 2014
- Regia: Claudio Noce
- Sceneggiatura: Claudio Noce, Diego Ribon, Elisa Amoruso, Francesca Manieri
- Fotografia: Michele D’Attanasio
- Montaggio: Andrea Maguolo, Federico Conforti, Paola Freddi
- Interpreti: Adriano Giannini, Danilo Panzeri, Domenico Diele, Emir Kusturica, Giovanni Vettorazzo, Ksenia Rappoport, Marco Tenti, Maria Roveran
- Produzione: Ascent Film, Rai Cinema
- Distribuzione: Fandango
- Durata: 100'
- Data di uscita: 13/11/2014







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