Domani

Partendo dagli esperimenti più riusciti nei campi dell’agricoltura, energia, urbanistica, economia, democrazia e istruzione, i registi Cyril Dion e Mélanie Laurent immaginano un nuovo futuro per noi per i nostri figli. Un documentario di indubbia ispirazione etico-civile, banalizzato però da qualche narcisismo di troppo e da un’elementarità che fatica ad evitare le secche del già visto, con un atteggiamento generale più didascalico che informativo.

Another World Is Possible

In seguito alla pubblicazione di uno studio che annuncia la possibile scomparsa di una parte dell’umanità da qui al 2100, Cyril Dion e Mélanie Laurent intraprendono un viaggio intorno al mondo per scoprire cosa potrebbe provocare questa catastrofe, ma soprattutto come evitarla. Risultato: una sorprendente, contagiosa e ottimista spinta al cambiamento, a partire già da DOMANI [sinossi]

La sconfinata vitalità del cinema documentario contemporaneo induce ad aspettarsi dal genere un lavoro di ricerca e di messa a fuoco sulla realtà che vada oltre il resoconto informativo, fino a farsi spaccato a 360°, presa di posizione, sguardo sul mondo e le sue molteplici prospettive. Anche Domani, documentario firmato da Cyril Dion e da Mélanie Laurent arrivato nelle sale italiane dopo l’enorme successo in Francia, coltiva l’ambizione non da poco di dar voce, in maniera al contempo consapevole e didattica, sfaccettata e particolaristica, alle problematiche più rilevanti che investono il pianeta in cui viviamo sotto il profilo sociale, politico ed economico, andando così a toccare svariati settori come l’agricoltura, l’urbanistica, l’energia, l’economia, la democrazia e l’istruzione.

Domani, fin dal titolo, si pone l’obiettivo di dare forma a un futuro sostenibile lavorando sulle storture e le zone meno luminose del presente, non per ricercare la perfezione, che di per sé è irrealizzabile, ma, come dichiarano i due stessi autori, per invocare l’interdipendenza, elemento imprescindibile della Natura e da assecondare maggiormente, nel migliore dei mondi possibili; perché laddove tutto è connesso, anche le responsabilità diventano indivisibili dalla prassi, l’azione si associa alla presa di coscienza e la concretezza di una scelta civica si fa carico di una consapevolezza nuova, dove ogni cosa che accade influenza in maniera verticale qualcos’altro, come in un domino o in un organismo sorretto dall’osmosi tra le cellule che lo compongono.
Si può dunque immaginare un Pianeta pieno di correlazioni interne fruttuose e positive, nel quale i diversi segmenti della vita umana si giustappongono in maniera costruttiva? Senz’altro, a patto però di sovvertire le strutture di un’opinione pubblica e di una vita privata sempre più orientata, al giorno d’oggi e su scala planetaria, verso la disgregazione, il particolarismo, l’indignazione settaria. Dion e la Laurent provano a far passare questo messaggio all’interno di un documentario semplicistico fino ad essere canonico, a metà tra toni pedagogici, fighetteria molto transalpina e ingenuità retoriche che purtroppo abbassano considerevolmente il livello dell’operazione e il suo respiro.

Se desta infatti un discreto interesse la voglia di passare in rassegna parti diverse del mondo di oggi, dalla Scandinavia alla California passando per l’Inghilterra, con tanto di incursioni in Islanda e nelle sue non remote traversie politiche, la forma adottata, oltre ad essere scolastica, sfiora talvolta il backstage narcisistico, con tanto di inserti da videoclip, cenni di road movie e didascalie che lasciano il tempo che trovano, senza per questo voler negare la cospicua documentazione informativa su cui il film può dire di poggiare. È interessante di sicuro sapere che il Texas è lo stato americano con più pale eoliche in assoluto, conoscere prototipi di coltivazione sostenibile entro i confini urbani e venire a stretto contatto con dei modelli virtuosi, come la raccolta differenziata impeccabile e ben regolamentata di San Francisco, ma non si può che storcere il naso, ad esempio, al cospetto dell’accostamento, piuttosto ozioso, tra l’energia consumata dall’avatar di un videogame e quella riconducibile a un etiope.

Più che nella dimensione esplorativa – si veda a tal proposito tutta la parte dedicata alla “desertificazione” di quello che fu un fondamentale polo statunitense come Detroit – Domani funziona dunque più che altro in quella informativa, soprattutto quando abbandona il tono da imbonitore per lasciarsi andare alle considerazioni dei reali esperti dei diversi settori. In tal senso l’ultima parte del documentario fa registrare un discreto crescendo, nel quale si dà del tu a espressioni abusate ma spesso nebulose come la cosiddetta “crescita economica indefinita” e si scava più in profondità, sconfinando in un’immersione nel luminoso sistema scolastico finlandese e andando così ben oltre la stonata patina illustrativa, che grava però purtroppo sulla quasi totalità dell’operazione. I due milioni di spettatori in Francia per un film del genere, al di là di tutto, rimangono un merito di cui i francesi possono andar fieri e un notevole esempio di coscienza civile applicata a un consumo di massa.

Info
Il trailer italiano di Domani.
Il sito ufficiale di Domani.
Domani sul sito della Lucky Red.
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