Il colpo del cane

Il colpo del cane

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Fulvio Risuleo, già regista di Guarda in alto, segna con Il colpo del cane un netto passo avanti all’interno della sua filmografia. Una commedia amara, ben strutturata sotto il profilo narrativo, e che ragiona con intelligenza sul punto di vista, proprio e degli spettatori.

Escluso il cane

Al loro primo giorno da dogsitter, Rana e Marti subiscono il furto del bulldog francese che gli era stato affidato da una ricca signora. Decidono di mettersi all’inseguimento del ladro, un sedicente veterinario che sostiene di chiamarsi Dr. Mopsi. Sarà necessario riavvolgere il nastro per scoprire il mistero che si nasconde dietro questo improbabile colpo. [sinossi]

Il colpo del cane, e il film ci tiene a sottolinearlo (a partire addirittura dal trailer), nella Roma antica era la locuzione riservata al triplo 1 nel lancio dei dadi. La combinazione più sfortunata, quella che inevitabilmente portava alla sconfitta e che aveva una percentuale bassissima di “riuscita”. Si potrebbe partire da qui per affrontare il nuovo film del ventottenne Fulvio Risuleo, già esordiente con Guarda in alto ma soprattutto premiatissimo a livello internazionale con i due cortometraggi Lievito madre e Varicella, entrambi presentati al Festival di Cannes – il primo in Cinéfondation, il secondo alla Semaine de la Critique. Perché la sfortuna, e non nel lancio dei dadi, è senza dubbio uno dei motori invisibili nel racconto di Marti e di Orazio, storie diverse che sono costrette in qualche misura a intrecciarsi. La sfortuna, e la società. La sfortuna della società. La sfortuna di non essere nessuno nella società. È un’operazione molto interessante quella portata avanti da Risuleo grazie anche all’impegno produttivo della Revok Film e a quello distributivo di Vision. Interessante perché in un’epoca di raggelante omogeneità dello sguardo questo giovane cineasta cerca, a tratti trovandola, una propria angolazione del tutto distante e dissimile da quella rappresentata nella prassi. Un’ottica differente, che procede sviando lo spettatore e conducendolo in luoghi della narrazione ai quali con ogni probabilità non era preparato al momento dell’ingresso in sala. Perché chi andrà a vedere Il colpo del cane pensando di imbattersi in una commedia degli equivoci, o addirittura in una rilettura in salsa amatriciana dell’heist movie d’oltreoceano non potrà che rimanere sorpreso, forse addirittura “deluso”.

C’è un colpo, nel film di Risuleo, che nulla ha a che vedere con il lancio dei dadi. Un colpo che è furto, ruberia, imbroglio, raggiro. Altro che sfortuna. Quel colpo, anche basandosi sulle modalità con cui il film viene prevenduto agli spettatori, dovrebbe rappresentare la natura intima, il senso compiuto del discorso. Così non è, e semmai l’impressione forte è che quell’aspetto della sceneggiatura sia lì a fungere quasi da specchietto per le allodole. Risuleo, forse in parte ancora “abituato” ai tempi del cortometraggio, firma due brevi film e li costringe a confliggere, a sbattere uno contro l’altro, a ravvivare e innervare l’uno l’altro. Il primo film parla di due giovani ragazze, della loro impresa lavorativa – dogsitter – e del furto di un cagnolino preziosissimo. Il secondo film parla di un uomo nell’ombra e dell’ombra, di un criminale che non è mai stato un criminale, di un furto, di un cagnolino preziosissimo. C’è il cane, dunque, e c’è il colpo del cane, a legare questi due frammenti, queste due schegge impazzite in cui la regia di Risuleo si dimostra matura, capace di gestire le diverse tonalità e di non dimenticare mai di ombreggiare il limpido soleggiare della commedia. Non c’è solo la malinconia di fondo a fungere da quinta teatrale di questa farsa dai ritmi a tratti rutilanti. C’è lo sguardo. La dinamica dello sguardo, e il senso il punto di vista acquisisce sia nella storia che fuori di essa, nel rapporto con il pubblico.

Quando lo spettatore pensa di aver compreso il senso del film e di poterne anticipare le mosse Risuleo cambia completamente prospettiva, mette un altro protagonista al centro della storia, la riavvolge in un flashback inatteso e stordente e riparte da zero, o quasi. L’unico modo per raccontare la complessità del vivere – in questo e nella sua scenografia naturale Il colpo del cane può essere perfino considerato un film politico, forse ben al di là delle volontà dello stesso regista – in una società depressa e deprimente è quella di stratificare la narrazione, di scomporla, di sovrapporne le parti anche se non combaciano, anche e soprattutto quando stonano, quando strabordano, quando invadono campi che non sembrano a loro destinati. Facendo leva su questi aspetti Risuleo firma una commedia che non somiglia a nulla di ciò che oggi viene predigerito dal pubblico di massa, e semmai rimanda a quella tradizione del grottesco che ha sempre fatto parte della produzione italiana fino agli anni Novanta, per poi essere abbandonata al proprio destino con l’arrivo del nuovo millennio. Risuleo più che ai grandi maesti della commedia sembra guardare a figure laterali eppure ricche di ingegno, come Sandro Baldoni per esempio – non a caso a sua volta molto a proprio agio con l’incontro/scontro tra (strane) storie diverse tra loro –, nomi dimenticati che sarebbe il caso di riprendere a frequentare, e che rendevano meno asfittica l’aria produttiva. E anche se ancora non tutto torna, e si avverte qualche passaggio a vuoto di ritmo e di senso, l’impressione è che sia doveroso difendere e promuovere un’opera come Il colpo del cane, dimostrazione che ci si può muovere nella direzione “giusta” anche percorrendo la strada meno battuta.

Info
Il colpo del cane, il trailer.

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