Cliff Walkers

Cliff Walkers

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Presentato come film d’apertura dell’edizione in presenza del 23° Far East Film Festival, Cliff Walkers è l’ultima opera del regista della Quinta Generazione cinese Zhang Yimou, una spy story storica ambientata all’epoca dello stato fantoccio del Manchukuo, film che conferma pregi e difetti dell’autore, ormai maestro del cinema di genere, sempre con eccessi di calligrafismo.

The Manchurian Connection

Nel Manchukuo, lo stato fantoccio creato negli anni Trenta dai giapponesi, quattro agenti del Partito Comunista Cinese, dopo un lungo addestramento in Unione Sovietica, si infiltrano ad Harbin per compiere una missione denominata “Utrennya” (“Alba” in russo): devono aiutare a scappare dal Manchukuo l’unico superstite di un campo di concentramento che potrebbe testimoniare contro il Giappone di fronte alla comunità internazionale, rivelando i crimini contro l’umanità commessi dall’esercito del sol levante. [sinossi]

Difficile poter applicare i concetti della politique des auteurs a un regista come Zhang Yimou, il più noto esponente della Quinta Generazione cinese. Un cineasta che è stato capace di spaziare da opere storiche calligrafiche, film neorealisti, blockbuster wuxia, e anche di fare un film come Keep Cool, riprendendo e adattando lo stile dell’hongkongese Wong Kar-wai all’epoca molto in auge. Pregi e difetti dell’autore sono confermati nella sua ultima opera, Cliff Walkers (precedentemente intitolato Impasse), film d’apertura dell’edizione in presenza del 23° Far East Film Festival. Zhang Yimou torna, dopo I fiori della guerra, a un periodo tormentato della storia cinese, molto caro ai nazionalisti, quello dell’invasione e occupazione giapponesi degli anni Trenta, durante le quali furono compiuti orrendi crimini contro l’umanità a carico della popolazione cinese, crimini che ancora oggi il Giappone fatica a riconoscere.

Alcuni dei cospiratori a cena esibiscono la loro conoscenza della lingua russa declamando il celebre slogan «Proletari di tutto il mondo unitevi» dal Manifesto del Partito Comunista, e si brinda con vino rosso. Un’immagine che richiama a un clima di convivialità, non alla lotta di classe e che potrebbe essere indicativa di come in Cina, passata attraverso il socialismo in salsa cinese, le tre rappresentanze, la riforma e apertura e l’economia duale, si rilegge il messaggio marxista. Ma in fondo anche la controparte, gli agenti del controspionaggio, sostengono che si possano cacciare i comunisti solo pensando come loro. L’immagine del brindisi marxista fa il paio nel film con quella, anche più forte, della sala cinematografica nel centro di Harbin, che si chiama Asia, attorno alla quale si svolgono numerose azioni del film, dove è in programmazione La febbre dell’oro, il cui poster campeggia tra quelli di film cinesi. E del film di Chaplin si vedrà anche una scena, proiettata, quella della danza dei panini animati da Charlot con le forchette. In comune con il capolavoro di Chaplin, Cliff Walkers ha i paesaggi innevati, l’estetica algida delle coltri di neve di Harbin, teatro di sparatorie e fucilazioni dove il bianco viene intriso dal rosso del sangue. Proiettare, o immaginare che venga proiettato, La febbre dell’oro nella Manciuria occupata dai giapponesi, in un cinema che si chiama Asia, è un messaggio sul valore universale, trasversale dell’arte, e sugli ideali socialisti portati paradossalmente da un film americano, con quella scena che è un inno alla sobrietà contro l’opulenza materialistica dei cercatori d’oro. E Zhang Yimou, in un film dichiaratamente nazionalista, dedicato agli eroi della rivoluzione, usa il linguaggio del cinema di genere universale. Con quella musica, che accompagna le scene atroci di fucilazione, che ricorda il triello di Morricone, o quella scena mozzafiato di inseguimento automobilistico, che con le automobili anni Trenta è degna di un Friedkin o un Frankenheimer. E poi quell’ambientazione dei palazzi retrò, dove si muovono personaggi dagli abiti scuri e lunghi, e col cappello, sotto una neve che cade perennemente, equivalente dell’atmosfera uggiosa e dark dei noir, parimenti costruiti su intrighi e narrazioni contorte. Potremmo anche trovare echi di Vogliamo vivere! (To Be or Not to Be), con gli agenti che si infiltrano, paracadutandosi in territorio occupato e con gli ufficiali collaborazionisti che ricordano quelli nazisti, pasticcioni del capolavoro di Lubitsch.

Info
Cliff Walkers, il trailer.

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