Darkling

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Esce in sala in Italia, dopo la presentazione in concorso allo scorso Trieste Film Festival, Darkling, un film del regista serbo Dušan Milić che, usando ingredienti del cinema di genere horror, suggestioni ataviche, paure primordiali, denuncia le condizioni difficili delle minoranze etniche in Kosovo.

Vagabondo, vagabondo qualche santo mi guiderà

Kosovo. Una famiglia dopo la guerra dei Balcani vive sotto la protezione delle unità militari KFOR, che difendono la popolazione solo di giorno. La notte tutto cambia e la paura prende il sopravvento. Al confine di un bosco, la dodicenne Milica vive con la madre e il nonno. Al calar del sole, la famiglia si barrica in casa, convinta che il male arrivi dalla tenebrosa foresta. Qualcosa di sinistro e terrificante sta accadendo e, notte dopo notte le loro paure crescono… [sinossi]

Ancora una volta una canzone classica di Gianni Morandi appare nel panorama cinematografico internazionale, dopo In ginocchio da te usata in Parasite. Questa volta si tratta del motivo del 1970 Vagabondo, riproposto nel film Darkling (il titolo originale è Mrak), ora in uscita nelle sale italiane dopo la presentazione in concorso allo scorso Trieste Film Festival, dove si è aggiudicato il premio del pubblico. Film che nasce proprio sotto l’egida della manifestazione giuliana essendo uno dei progetti selezionati, e vincitore di una menzione speciale, a This is IT, nell’ambito della scorsa edizione di When East Meets West. Darkling è opera del regista serbo Dušan Milić, autore di film quali Jagoda: fragole al supermarket (prodotto da Emir Kusturica) e Guca!, presentate entrambe a Panorama della Berlinale e poi distribuite in oltre 25 paesi. Milić è anche regista di serie quali la popolarissima, in Serbia, The Folk, di cui ha firmato due stagioni.

Vagabondo è una canzone che i militari italiani del KFOR, nel film, fanno ascoltare ai bambini che accompagnano a scuola tutte le mattine con il loro blindato. In una classe ormai ridotta a sei alunni, in un monastero ortodosso. Rientra in un clima di serenità e fiducia che i soldati riescono a instaurare con le popolazioni locali che proteggono. Una relazione amichevole che verrà a mancare quando saranno sostituiti da militari americani. L’operazione di Dušan Milić è molto chiara e si palesa subito nelle prime scene del film. Ovvero usare stilemi del cinema di genere per raccontare la condizione della minoranza serba in Kosovo. La famiglia dei protagonisti, che vive in una casa rurale circondata dai boschi, si trova sotto assedio a opera di forze oscure. Animali domestici trovati morti, recinzione divelte. Per non parlare dei due membri, il padre e lo zio di Milica, che sono scomparsi nel nulla. Le vicende della famiglia sembrano quelle di un film horror o di fantascienza, da Il pianeta proibito a It Follows, di fronte a un assedio, a una minaccia invisibile, di un’entità maligna che potrebbe anche essere inesistente, il frutto delle loro proiezioni oniriche. In questo senso Dušan Milić ricrea atmosfere notturne inquietanti, anche con un notevole lavoro sul suono. Anche se, va detto, sopratutto alla fine, non riesce più a controllare il meccanismo.

Nel finale lo spettatore si aspetterebbe una spiegazione razionale, che sia questa naturale o sovrannaturale. Ma il whodunit lascia spazio a un altro tipo di rivelazione, relegata alla scritta finale. Per chi, tra il pubblico internazionale che non ha gli strumenti di comprensione, perché non conosce la lingua o non ha saputo riconoscere il sacerdote ortodosso, o interpretare il tema della bambina, la famiglia di protagonisti è di etnia serba, minoranza nel Kosovo uscito dalla guerra. E, sempre in base a quello che dice questa ultima didascalia, i serbi sono oggetto di ostilità, molti sono scomparsi misteriosamente in un vero e proprio pogrom. Una situazione già perfettamente fotografata in Enclave di Goran Radovanović. Così Dušan Milić ci porta su un terreno di relativismo con cui si sviluppano le dinamiche belliche recenti, dove è labile il confine tra oppressori e oppressi, e non è così netta la distinzione tra i torti degli uni e le ragioni degli altri. Conflitti che derivano dalla disgregazione di un paese su base etnica, dove ci sono minoranze e maggioranze variabili. Dinamiche che si ritrovano drammaticamente anche nel conflitto russo-ucraino, così come quella condizione di dover decidere se restare o scappare, incarnata dai personaggi di Darkling. Tra questi esemplare la figura dell’anziano patriarca che deve fronteggiare questa scelta amletica, vacillando e cedendo. Lasciare la propria terra, il podere tramandato dagli antenati, o scappare per garantirsi la sicurezza?

Info
Il trailer di Darkling.

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