Cocainorso
di Elizabeth Banks
Con Cocainorso Elizabeth Banks si lancia in un rutilante thriller “animalesco” dai contorni ultra-demenziali, che non guarda in faccia a niente e a nessuno e segue un percorso ludico, che ha semmai l’unico limite in un accumulo eccessivo di personaggi e sottotrame.
Fatti, strafatti, e straorsi
Un bizzarro gruppo di poliziotti, criminali, turisti e adolescenti si riunisce in una foresta della Georgia quando un orso nero di 220 chili ingerisce una grande quantità di cocaina e crea scompiglio. [sinossi]
In molti, in particolar modo in Italia, si sono lanciati nell’analisi critica di Cocainorso (efficace la folle aplologia scelta per il titolo italiano, ben più dell’originale Cocaine Bear che appare invece abbastanza pleonastico rispetto alla schizofrenia del film) affilando la matita al temperino della logica, e dunque sottolineando le evidenti fragilità del terzo lungometraggio da regista per la quarantanovenne attrice statunitense Elizabeth Banks. Un’operazione senza dubbio legittima, ma che sembra non cogliere il senso più profondo del film. A metterle in file in effetti le fallace logiche di Cocainorso appaiono numerose, così come le evidenti esasperazioni, le esagerazioni sceniche, con un ricorso all’effetto – sorpresa così come speciale – che eradica ancor di più dalla visione qualsiasi vago sentore di realismo. Si può senza dubbio storcere il naso di fronte al film di Banks, che torna alla regia a quattro anni dal flop commerciale e artistico di Charlie’s Angels, ma sarebbe forse persino ingiusto farlo per un “semplice” errore di prospettiva dello sguardo. C’è perfino chi è andato a recuperare Grizzly Man per riscontrare le mancanze dell’orso strafatto di cocaina che impazzisce nei boschi della Georgia: un accostamento, quello tra il capolavoro documentario di Werner Herzog, straripante riflessione filosofica sul rapporto conflittuale tra uomo e natura, e la commedia horror survoltata di Banks che appare ben più schizoide e incomprensibile di qualsiasi atto compiuto dal grande plantigrado che ha inavvertitamente mangiato oltre duecento chili di polvere bianca.
Per quanto si rifaccia a un fatto realmente accaduto nel 1985, Cocainorso prende immediatamente le distanze da qualsiasi riferimento alla veridicità: l’orso della storia reale morì infatti poche decine di minuti dopo aver ingerito l’ingente carico di droga, che entrandogli nel sangue provocò la fatale overdose. Nella finzione del film di Banks, invece, lo sceneggiatore Jimmy Warden immagina che l’animale sopravviva all’ingestione e ne trae anzi una furibonda forza vitale che lo trasforma in una vera e propria macchina di morte che falcidia chiunque gli si pari davanti. È qui semmai che il film arranca, perché il numero di sotto-trame ipotizzate appare realmente esagerato rispetto a un racconto che si fa via via sempre più rutilante. Certo, maggiore è il numero di personaggi in scena e maggiore può essere la mattanza, e non c’è dubbio che Banks sappia come gestire il côté più splatter della vicenda, ma l’impressione è che se si fosse controllata maggiormente la presenza in scena di esseri umani il film ne sarebbe uscito addirittura più forte. Anche perché il riferimento evidente di Banks è ai b-movie di un tempo, in cui qualsiasi animale poteva presentarsi come minaccia: opere prodotte senza particolari mezzi, rapide, ciniche, ed essenziali. È guardando in tale direzione che si può apprezzare una durata comunque ridotta rispetto agli standard attuali, e non si può non provare un brivido di piacere nel constatare come questa follia sia stata prodotta in seno a una major come Universal, per di più con un budget non tonitruante ma comunque considerevole – poco sopra i 30 milioni di dollari.
Banks pone la firma in calce a un divertissement in piena regola, frullato demenziale – ma non necessariamente demente – di generi e suggestioni, che torna ancora una volta agli anni Ottanta, Bengodi dell’immaginario hollywoodiano contemporaneo, senza però cedere solo al fascino della reliquia ma comprendendone stili, e soprattutto libertà espressive. Ecco dunque che Cocainorso mette in mostra una violenza inusitata nell’asettica messa in scena che domina la Mecca del Cinema di questi tempi, e lo fa con una notevole efficacia grafica ed espressiva, che contribuisce ovviamente al divertimento cui si faceva cenno dianzi. Cocainorso come oggetto ludico e liberatorio? Perché no. Come fosse un thriller con il villain bestiale ripassato nello sciroppo d’acero dal retrogusto sardonico dei primi fratelli Coen questo anomalo (e animalo) pomo della discordia va forse affrontato col cipiglio di chi vuole solo farsi trascinare via, come si fosse finiti sulle rapide del cattivo gusto. Se si prende un siffatto aire si può godere di un’avventura scombiccherata, slabbrata, esagitata ma spassosa, con l’ultima presenza in scena del sempre sublime Ray Liotta come ciliegina sulla torta.
Info
Il trailer di Cocainorso.
- Genere: avventura, commedia, thriller
- Titolo originale: Cocaine Bear
- Paese/Anno: USA | 2023
- Regia: Elizabeth Banks
- Sceneggiatura: Jimmy Warden
- Fotografia: John Guleserian
- Montaggio: Joel Negron
- Interpreti: Aaron Holliday, Alden Ehrenreich, Ayoola Smart, Brooklynn Prince, Christian Convery, Hannah Hoekstra, Isiah Whitlock Jr., J.B. Moore, Jesse Tyler Ferguson, Keri Russell, Kristofer Hivju, Leo Hanna, Margo Martindale, Matthew Rhys, O'Shea Jackson Jr., Ray Liotta, Scott Seiss
- Colonna sonora: Mark Mothersbaugh
- Produzione: Brownstone Productions, Lord Miller, Universal Pictures
- Distribuzione: Universal Pictures
- Durata: 95'
- Data di uscita: 20/04/2023


