Resvrgis

Dopo il calcio del suo film d’esordio, con Resvrgis Francesco Carnesecchi approda all’horror e lo prende “dal basso” senza aspirazioni alte o citazioniste, puntando tutto su ambientazione, tensione e ritmo. Il tentativo può dirsi in gran parte riuscito, perché il film funziona e pur non brillando per originalità è efficace e punta dritto all’obbiettivo di ogni horror che si rispetti: fare paura. O quantomeno provarci. In Alice nella Città.

Nel bosco di notte

Sara e i suoi amici organizzano una battuta di caccia in un luogo a loro sconosciuto. Ma nelle profondità del bosco si nasconde qualcosa di oscuro, che mette in pericolo le loro vite. I cacciatori diventano prede mentre una misteriosa creatura riporta alla luce un passato tenebroso. [sinossi]

Presentato nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, Resvrgis è, finalmente, un horror italiano che si “contenta” di fare il suo dovere, senza ambizioni elevated, affidandosi al ritmo, alla tensione e a un’ambientazione semplice quanto archetipica, sempre efficace se si è capaci di sfruttarla: il bosco di notte. Francesco Carnesecchi, regista e sceneggiatore già autore de La partita (2019), più che ai film di casa A24 o Bloomhouse che ora vanno per la maggiore, guarda a certi horror dei primi anni Duemila: il connubio tra uno sparuto gruppo nei boschi di notte e l’assalto di creature misteriose e terrificanti sembra rimandare a predecessori come Morituris (2011) di Raffaele Picchio (in versione molto meno efferata però) o Dog Soldiers (2002) di Neil Marshall. Ma anche a The Descent (2005), dello stesso Marshall, visto che la protagonista in entrambi i casi si chiama Sarah/Sara, è una “sopravvissuta” nonché il perno attorno al quale ruotano le vicende, con tanto di tensioni interpersonali tra donne per alcune questioni rimaste in sospeso. Senza contare poi la questione delle caverne (anche se qui non ci si cala con le corde e si rimane in superficie).

Sei giovani, due ragazzi e quattro ragazze, si addentrano in un bosco per cacciare di frodo i cinghiali. La maggior parte di loro, compresa Sara (Ludovica Martino), è cresciuta da quelle parti (i boschi in cui sono avvenute le riprese sono quelli del viterbese, tra Manziana e San Giuliano, ma anche il bosco di Foglino presso Anzio), eppure non si erano mai spinti tanto addentro. A un certo punto sbucano in una radura al centro della quale torreggia quella che sembra una statua romana o etrusca, con indosso una maschera di lupo. Una di loro, la selvaggia e sexy Miri (l’esordiente Beatrice Fiorentini) subito se ne impadronisce. Il motore di una tensione che è destinata a un crescendo vertiginoso, senza pause né sollievi, è una tragedia accaduta nel passato e mostrata nella primissima sequenza. In seguito a quei fatti, Sara si è fatta due anni di galera ed è appena uscita, ma ha ancora la cavigliera elettronica. I suoi sentimenti per Miri sono ancora intatti, ma la ragazza ha una nuova compagna e sembra a malapena tollerare la sua presenza. Sara trova conforto nella sua amica Gaia (Blu Yoshimi), che tenta di reinserirla nel gruppo, e nella lettura di un vecchio e misterioso diario trovato seminascosto nella parete rocciosa di una piccola grotta. È il diario di un disertore della prima guerra mondiale, che sognava di scappare in America. A quel punto, però, nel cuore della notte, arriva la morte sotto le fattezze di un mostruoso animale che inizia a mietere vittime all’interno del gruppo.

Tra colpi di fucile che non si capisce mai se vadano o no a segno, corse a perdifiato tra gli alberi, corpi straziati e caverne che dovrebbero fare da rifugio ma che sembrano ancora più letali dei boschi, Resvrgis (dal verbo latino resurgere, in cui il grafema V era usato al posto della U non ancora in uso) riscrive per l’ennesima volta un plot vecchio quanto il cinema horror, ma con una freschezza che fa passare quasi in second’ordine la poca originalità. E se il finale è capace comunque di eludere in gran parte le aspettative, oltre che di una certa forza immaginifica, ancora più si apprezza l’assenza totale di momenti di umorismo per spezzare la tensione o, peggio ancora, di ironie citazioniste e cinefile fuori tempo massimo. Il lavoro di Carnesecchi inoltre si fa forte di una colonna sonora – a opera di Piero Baldini, nome di battaglia Ketama 126 – martellante e tesissima, quasi noise, e di un cast ben diretto di giovani attori “che ci credono”, fra i quali spicca la bravissima Blu Yoshimi, oramai una garanzia tra i giovani volti del cinema italiano. Si accolgono infine con un certo sollievo gli effetti speciali vecchio stile, a base di costumi, make-up e protesi, una vera boccata d’aria fresca in un’epoca di (ab)uso della CGI.

È bello vedere come in tempi recenti sempre più produttori e registi, giovani o meno giovani, stiano ritrovando la voglia e il coraggio di misurarsi con il genere, sia esso noir, sci-fi o horror, del quale da decenni oramai si piangeva la scomparsa. I segnali di ripresa fanno ben sperare e anche questo film, nel suo piccolo, ci mette il suo. Resurgere!

Info
Resvrgis, il trailer.

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