Il quieto vivere
di Gianluca Matarrese
Ancora una volta Gianluca Matarrese mette in scena la propria famiglia: in Il quieto vivere protagonisti sono mamma, cognate, cugine, zie alle prese con le liti quotidiane e con le ritualità domestiche tipiche della cultura meridionale. La drammaturgia della vita domestica diventa così assimilabile alla tragedia greca, fatta degli stessi archetipi che sono propri della condizione umana. Fuori concorso al 50° Laceno d’Oro.
I panni sporchi si lavano a teatro e al cinema
Una famiglia infelice convive nella stessa palazzina di un borgo calabrese: la più infelice è Luisa Magno, 50 anni, ribelle, precaria, madre affettuosa ma in guerra con tutti. Soprattutto con Imma, la cognata: più giovane, più bella, più inserita, e ormai sua ossessione quotidiana. Imma, dal canto suo, si sente vittima di un’ingiusta persecuzione. Se lei racconta per ore le angherie subite, Luisa taglia corto: Imma è solo una poco di buono. Mentre le due donne si sfidano tra denunce e insulti, tre zie anziane cercano disperatamente di riportare la pace. Il loro tentativo prende la forma di un “processo” familiare. Luisa e Imma si affrontano nel duello finale. [sinossi]
Ancora una volta, dopo Fuori tutto, Gianluca Matarrese mette in scena la propria famiglia: con il suo ultimo lavoro, Il quieto vivere – presentato fuori concorso al 50° Laceno d’Oro, dopo l’anteprima come evento speciale alle Giornate degli Autori –, ci porta in un borgo calabrese, in una palazzina dove vive un’intera famiglia allargata all’interno della quale si scatenano tensioni e attriti, in un’atmosfera pesante dove si litiga sulle piccole cose domestiche come in una qualsiasi assemblea condominiale. L’incipit del film è enunciativo: una citazione dall’Antigone di Sofocle e una ripresa dall’alto di un anfiteatro greco, secondo un punto di vista demiurgico, dove la struttura teatrale appare come una mappa, con i suoi contorni, come uno spazio mentale. La rappresentazione iniziale consiste in quelle stesse schermaglie che poi vedremo nel corso del film, tra le due cognate che si combatteranno senza esclusione di colpi, assistite da un coro greco fatto di donne veraci della famiglia. Nella sua dimensione famigliare, Gianluca Matarrese vede una nuova epopea del genos, della stirpe, un’eco dei conflitti dei Labdacidi, Polinice contro Eteocle, Creonte contro Antigone. E arriva a fare un discorso teorico sui rapporti tra realtà e rappresentazione, scenica, documentario e finzione, rendendo i confini tra le due categorie estremamente labili. Da un lato c’è la ripresa, da documentario magari antropologico o etnografico, degli usi e tradizioni della famiglia meridionale con quelle ritualità come la lunga preparazione del cibo che confluisce nelle tavolate scenograficamente imbandite per le festività celebrate nel focolare domestico. Situazioni del resto frequenti nell’opera di Eduardo De Filippo che aveva saputo, non a caso, farle diventare momenti di teatro, o semplicemente riproporle come momenti di grande teatralità intrinseca. La tragedia greca, così come del resto Shakespeare, ha una dimensione eterna, viene ancora rappresentata dopo 2500 anni e verrà sempre messa in scena anche in un futuro molto lontano. E questo perché i classici hanno saputo cogliere e mettere in scena gli archetipi stessi dell’umanità, delle dinamiche ancestrali che governano i rapporti interpersonali, i conflitti della nostra vita, che siano combattere per il trono di Tebe o litigare per il cane che sporca il pianerottolo o per come si sbattono i tappetini. Nulla di strano quindi che la tragedia greca riviva tra le mura domestiche della famiglia di Matarrese, con tanto di coro impersonato dalle zie, con i personaggi indaffarati con l’aspirapolvere o i prodotti dimagranti stile Wanna Marchi, o a cantare Ti lascerò di Anna Oxa e Fausto Leali al karaoke. Non c’è un grande scarto quindi tra i classici testi e i verbali di un’assemblea condominiale, ci dice Il quieto vivere.
«Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate via», sosteneva Hitchcock. Anche questo famoso assioma del cinema viene messo in discussione da Matarrese, nel momento in cui fa assurgere a dramma da thriller una lite sul tendone danneggiato che viene pure denunciato alla polizia o i dispetti come staccare la corrente. Il film scivola lentamente però verso l’omicidio, ovvero quell’ingrediente che sarebbe pienamente accettato per un film thriller nella sua accezione diffusa. E questo ancora in base a un’altra celebre sentenza del Maestro Alfred: «Non c’è terrore nello sparo, ma solo nell’attesa di esso». C’è una contiguità tra il thriller inconscio delle liti di condominio e quello da cinema. Dietro ogni omicidio ci sta una situazione di violenza e conflittualità latenti, come quelle che avvengono tutti i giorni in tante nostre case, non solo quella del film, che solo in casi eccezionali sfocia appunto in un momento drammatico. L’ulteriore livellamento tra cinema e vita, compiuto in Il quieto vivere, è compiuto nel lavoro di recitazione. Sempre più di frequente il cinema si affida ad attori non professionisti, portatori di una propria realtà, chiamati a riprodurla davanti a una camera. Matarrese racconta che i suoi parenti hanno visto come una grande opportunità quella di poter rappresentare le proprie scaramucce davanti a una camera, come a giustificare le proprie posizioni e la propria foga in pubblico, come andare nella trasmissione Forum. In questo modo il regista ha sostanzialmente trovato la verità cercata, e i suoi parenti funzionano come i grandi mattatori del teatro. Alla fine, la visione di Il quieto vivere sollecita un’ultima, importante, riflessione: che cos’è l’arte drammatica se non l’esorcizzazione e la sublimazione di quei conflitti che vediamo e viviamo tutti i giorni, da parte di un autore, sia egli Gianluca Matarrese o Sofocle, messa a disposizione per noi, il pubblico?
Info
Il quieto vivere sul sito delle Giornate degli Autori.
- Genere: commedia, documentario
- Titolo originale: Il quieto vivere
- Paese/Anno: Italia, Svizzera | 2025
- Regia: Gianluca Matarrese
- Sceneggiatura: Gianluca Matarrese, Nico Morabito
- Fotografia: Kevin Brunet
- Montaggio: Jacopo Quadri
- Interpreti: Carmela Magno, Concetta Magno, Filomena Magno, Giorgio Pucci, Immacolata Capalbo, Maria Luisa Magno, Sergio Biagio Turano
- Produzione: Elefant Films, Faber Produzioni, Rai Cinema, RSI Radiotelevisione Svizzera, Stemal Entertainment
- Distribuzione: Luce Cinecittà
- Durata: 87'
- Data di uscita: 12/03/2026




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