The Orator

The Orator

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The Orator di Tusi Tamasese, il primo film samoano della storia del cinema, si rivela anche come una delle sorprese più positive della Mostra di Venezia del 2011. In concorso nella sezione Orizzonti.

Samoa Rainbow

O Le Tulafale è una storia contemporanea sul coraggio, sul perdono e sull’amore. Saili, un uomo umile e di bassa statura, conduce una vita semplice con le amate moglie e figlia in un tradizionale e isolato villaggio delle isole Samoa. Costretto a salvare la sua terra e la sua famiglia, Saili deve affrontare le sue paure e reclamare il diritto di prendere la parola in difesa dei suoi cari… [sinossi]

Nell’esperienza del cinefilo poche emozioni possono essere paragonate a ciò che si prova quando si viene a conoscenza di un universo cinematografico ancora sconosciuto: come esploratori alla scoperta di una terra vergine, non ancora corrotta dal peso della cultura occidentale, si viene pervasi da un’eccitazione fibrillante al solo pensiero del “nuovo”. Un concetto, questo, che esula perfino dalla qualità stessa delle pellicole con le quali ci si confronta. Fatta tale premessa, la notizia che la sessantottesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia avrebbe ospitato nel ricco palinsesto di Orizzonti il primo film della storia prodotto nelle isole Samoa, aveva fatto il giro del mondo, rimbalzando da un’agenzia stampa all’altra e sfruttando il tam tam mediatico del popolo di internet. In realtà The Orator (questo il titolo internazionale, scelto per far le veci dell’originale O Le Tulafale) è frutto di una coproduzione tra la locale Blueskin Films e la film commission della Nuova Zelanda, una soluzione dettata dal fatto che l’esordiente Tusi Tamasese ha terminato gli studi accademici proprio a Wellington. Ma sarebbe folle non considerare The Orator un film samoano al cento per cento.

Storia del tenero amore che unisce Saili, affetto da nanismo, e Vaaiga, rinnegata dal proprio villaggio diciassette anni prima dello svolgimento dei fatti narrati nel film, The Orator è anche e soprattutto un’immersione in profondità nel cuore della cultura locale, in cui il villaggio racchiude ancora una dimensione tribale e identitaria e le dispute non si svolgono in tribunale ma in arringhe pubbliche gestite da due oratori – da qui il titolo del film. Tusi Tamasese, il cui cortometraggio Va Tapuia ha fatto il giro del mondo, apprezzato in festival di settore rilevanti come Clermont Ferrand, dimostra una grande sensibilità registica, e adotta uno stile che mescola l’indagine culturale a pochi passi dal documentario, a un afflato drammatico che ne svela in maniera inequivocabile la propria natura di finzione. Già la scelta del protagonista mostra l’intenzione di racchiudere all’interno di The Orator una riflessione sulla cultura samoana: l’ottimo Fa’afiaula Sagote è infatti un nano, figura particolarmente disprezzata in un contesto culturale che vede nella grandezza della mole il metro di giudizio sull’importanza rivestita dalla persona. La sua lotta per la riaffermazione di un ruolo sociale di rilievo diventa dunque anche il grido di rivalsa contro un ostracismo culturale che ha relegato il povero ma saggio Saili ai margini del suo mondo; lo stesso discorso vale anche per Vaaiga, rifiutata dal proprio villaggio e vista come una reietta dagli stessi parenti – fatta eccezione per il fratello, che la vorrebbe riaccogliere in casa, strappandola però al marito e alla figlia. In un crescendo emozionale di rara efficacia Tusi Tamasese dà voce dunque all’emarginazione, sfruttando il mezzo espressivo a disposizione per rendere ancora più evidenti le difficoltà di Saili, schiacciato e disperso in un universo troppo grande per lui (si prenda sia la terribile caduta nella fossa dove rischia di annegare nel fango, sia il totale impietoso durante la disputa oratoria con il cognato), e firma un’opera coraggiosa e ammaliante, in grado emozionare e coinvolgere anche lo spettatore più refrattario.
Le isole Samoa irrompono sulla scena internazionale con una potente pagina di cinema, dimostrazione di maturità autoriale che lascia davvero esterefatti. Tra i principali candidati alla vittoria di Orizzonti, avrebbe forse meritato l’inserimento nel Concorso Ufficiale, discorso valido anche per lo splendido Hail di Amiel Courtin-Wilson.

Info
Il trailer di The Orator.
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