Europa

Europa

di

Tratto da migliaia di storie vere, Europa di Haider Rashid restituisce con rigore e tensione il tragitto di un giovane immigrato in cerca di un futuro nel Vecchio Continente. Presentato alla Quinzaine des réalisateur di Cannes 2021.

Una terra promessa

Kamal è fuggito dall’Iraq per cercare di entrare nella “Fortezza Europa”. Al confine turco-bulgaro, i mercenari locali danno spietatamente la caccia ai migranti. Solo, nella foresta, Kamal ha tre giorni per fuggire. [sinossi]

L’informazione mediatica talvolta è assai spietata nelle scelte editoriali, e punta tutto e subito su ciò che al momento fa notizia. Per cui ecco che, mentre la pandemia da Covid 19 ruba sempre più la scena al tema dei flussi migratori, il cinema può a pieno diritto raccogliere la sfida di raccontarli, cercando tra l’altro di approfondire quello che spesso dalle news nude e crude è assente: il fattore umano. Tratto da migliaia di storie vere, Europa, diretto dal regista fiorentino di origini irachene Haider Rashid, restituisce con rigore e tensione il periglioso tragitto di un giovane immigrato che attraversa il confine tra Turchia e Bulgaria, in cerca di un futuro nel Vecchio Continente.

Presentato alla Quinzaine des réalisateur di Cannes 2021, il film è il resoconto serrato di una lotta per la sopravvivenza senza sosta, quella che il ventenne Kamal (Adam Ali) ingaggia nella fitta e inospitale foresta bulgara (in realtà un bosco in provincia di Arezzo) in cerca di cibo, acqua, aiuto, libertà.

Le didascalie iniziali dicono tutto ciò che c’è da sapere: nel tratto della rotta balcanica lungo il confine tra Turchia e Bulgaria, ha luogo ciò che accade ovunque ci sia la possibilità di sfruttare le speranze dei migranti: i trafficanti incassano il denaro dai viaggiatori e poi li segnalano ai mercenari di confine, pronti a scatenarsi in vere a proprie battute di caccia all’uomo. Questo è dunque l’assunto del film, che non prevede un vero e proprio percorso narrativo, solo una serie di eventi in cui il protagonista incorre. Protagonista che tra l’altro non distinguiamo ancora nella prima scena del film che, con una scelta narrativo-registica interessante, ci fa esperire, di notte e alla luce della luna, il dramma corale della riscossione delle varie quote e poi del repentino arresto dei presenti da parte dei miliziani di frontiera. Kamal è qui solo uno tra i tanti migranti, in balia di un destino collettivo che prevede l’arresto, la prigionia, il respingimento oltre il confine e forse la reclusione in campi profughi. Oppure la fuga e la clandestinità.

Maglia del Liverpool di Salah , occhi sgranati da preda braccata e respiro reso affannoso dalla paura, Kamal riesce a evitare la cattura e si addentra nel bosco. Si rifugia su un albero, mentre i “cacciatori di uomini” sparano alle spalle a un fuggitivo come lui. In seguito trova un compagno di sventura defunto, poi tramortisce e forse uccide – non lo capirà mai – un inseguitore che è riuscito a sferrargli una coltellata alla spalla. Poi riesce a fermare un’automobile lungo la strada: la donna alla guida lo lascia salire e accetta di portarlo all’ospedale, ma alla radio passano la notizia della sua fuga e del miliziano abbattuto, per cui Kamal è costretto a scendere dal veicolo. Infine approda nella casa di un cacciatore – forse stavolta non di uomini – ma il suo destino è una storia ancora non scritta.

Privo di musica, proprio come il cinema dei fratelli Dardenne che più volte riecheggia nella mente dello spettatore, Europa è tutto scandito dal respiro del protagonista che dà il ritmo, senza requie, alle sue peripezie. Ogni tanto però c’è una canzone, che Kamal canticchia tra sé e sè, quasi a farsi forza, una canzone dedicata alla mamma.

Macchina da presa a mano, lens flare baluginanti, inquadrature che partono dalla nuca per andare poi a scoprire il volto del protagonista, l’intera partitura registica di Europa pare volta a escludere l’ambiente circostante, al fine di facilitare l’immersione nella soggettività terrorizzata di chi non sa se riuscità a sopravvivere. Quando la natura invade lo schermo, ecco che l’immagine appare deformata da un vistoso fish eye, emulando così una sorta di “soggettiva percettiva”, utile a restituire, ancora una volta, la trepidazione, il panico.

Tensione e paura. Queste sono le sensazioni che guidano lo spettatore nel corso di poco più di un’ora di durata del film. È un film semplice, essenziale e anche un po’ esile Europa, che al confronto con pellicole similari non esce dal suo tracciato evenemenziale per approdare a soluzioni che lo spingano verso il thriller, l’avventura o anche la struttura a tappe di un classico road movie a piedi. Pensiamo ad esempio a Essential Killing di Jerzy Skolimowski (2010), dove Vincent Gallo incarnava un talebano fugitivo che affrontava ogni sorta di nemico o situazione (per nutrirsi, a un certo punto, si faceva anche allattare da una puerpera). Né Europa possiede poi quell’afflato narrativo che si trovava nell’interessante Verso l’eden (2009), anche lì il migrante protagonista (un ottimo Riccardo Scamarcio) era muto e in fuga, ma il racconto orchestrato da Costa-Gavras lo proponeva anche come una sorta di novello Ulisse, spiaggiato sui nostri lidi per affrontare un esodo denso di incontri, pericoli, nuove consapevolezze.

In fin dei conti, viene da pensare che Europa ha un’importanza che travalica il film in sé, un valore che giace altrove: nell’interessante compagine produttiva (una co-produzione tra Italia e Kwait) che lo ha posto in essere, nel brillante utilizzo delle location nostrane e poi, soprattutto nella realtà umana che descrive, quella che non vediamo nelle news e non ascoltiamo né leggiamo nei loro titoli altisonanti. In tal senso Europa è un coinvolgente corollario da affiancare all’informazione ufficiale, la testimonianza di un vissuto, uno tra i tanti, che nessun telegiornale ci racconterà.

Info:
La scheda di Europa sul sito della Quinzaine des réalisateurs.
Il trailer di Europa.

  • Europa-2021-Haider-Rashid-001.jpeg
  • Europa-2021-Haider-Rashid-002.jpg

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Cannes 2021Cannes 2021

    La ripartenza, i film, le recensioni di Cannes 2021: Paul Verhoeven, Bruno Dumont, Apichatpong Weerasethakul, Nanni Moretti, Ryusuke Hamaguchi, Asghar Farhadi, Sean Baker, François Ozon, Kirill Serebrennikov...
  • Cannes 2021

    Festival di Cannes 2021 – Presentazione

    Si è aperta la 74a edizione, un nuovo inizio dopo la non-edizione del 2020. La serata di inaugurazione ci ha regalato la presenza di Bong Joon-ho, Almodóvar, Spike Lee e Jodie Foster. Quattro nomi fondamentali, quattro lingue, quattro angoli del mondo per sottolineare la portata internazionale di Cannes 2021, la riapertura, la ripartenza.
  • Festival

    Quinzaine des réalisateurs 2021, presentato il programma

    Con la presentazione del programma della Quinzaine des réalisateurs 2021 si conclude il ciclo delle conferenze stampa legate al Festival di Cannes. Il delegato generale Paolo Moretti ha annunciato ventiquattro lungometraggi, di cui quattro italiani.
  • AltreVisioni

    Essential Killing

    di Un film pressoché muto, dove i suoni e i rumori della natura rappresentano l'unica colonna sonora possibile, ma il cui rigore formale si perde in una seconda parte poco convincente.