Wonder: White Bird
di Marc Forster
Si sa, di un successo hollywoodiano non si butta via nulla, e così in Wonder: White Bird Marc Forster firma una sorta di prequel e al contempo spin-off di Wonder di Stephen Chbosky, per di più mescolando il bildungsroman al racconto della Shoah. Ne viene fuori un guazzabuglio impastato nella melassa e dominato da una retorica semplicistica e ai limiti del tollerabile, che spreca anche le poche intuizioni poetiche del racconto.
L’album dei ricordi di Sara
Dopo essere stato espulso da scuola in seguito agli eventi narrati in Wonder, Julian è costretto a frequentare un nuovo istituto. Un giorno riceve la visita della nonna Sara da Parigi e l’anziana signora gli racconta della sua infanzia da ragazzina ebrea nella Francia collaborazionista della seconda guerra mondiale, nella speranza di insegnare al nipote l’importanza della gentilezza. [sinossi]
Non è trascorso neanche un anno da quando in Italia è uscito in sala Non così vicino, il tredicesimo lungometraggio diretto da Marc Forster, che ecco che si trova già spazio per il quattordicesimo, Wonder: White Bird che fin dal titolo scelto per la distribuzione italiana (l’originale è un più semplice White Bird) tenta di convincere il pubblico che si tratti di un braccio esteso, di una continuazione di quel Wonder di Stephen Chbosky che sette anni fa commosse una buona fetta di pubblico raccontando la storia del piccolo Auggie, affetto dalla sindrome di Treacher Collins e quindi dal volto completamente deforme. L’intento, furbesco al punto da sfiorare il truffaldino, è quello di spingere la gente in sala per riabbracciare Auggie: in effetti nel 2017 il film di Chbosky incassò oltre trecento milioni di dollari a livello mondiale, tra i quali una dozzina raggranellati in Italia. In realtà, esattamente come il romanzo di R. J. Palacio da cui è tratto, Wonder: White Bird non ha che un legame molto flebile con il film di Chbosky, e l’unico personaggio che le due storie hanno in comune è quello di Julian, il bullo antagonista che una volta espulso da scuola si è dovuto adattare in un altro istituto, vivendo esperienze tutt’altro che positive. È interessante che si scelga di cambiare in maniera così radicale la prospettiva del racconto, ma purtroppo anche questa intuizione viene ben presto mandata alle ortiche, perché il film muta ulteriormente altezza dello sguardo quando in scena irrompe l’anziana Sara, nonna di Julian che è arrivata a New York da Parigi solo ed esclusivamente per impartire una lezione di storia e di umanità al giovane virgulto. Una storia che avvenne, per dirla à la Tarantino, nella “Francia occupata dai nazisti”.
Se si fa ironicamente riferimento a Bastardi senza gloria è perché lo stesso Forster in qualche maniera vorrebbe riconnettersi a quell’immaginario, o almeno sfruttarne alcuni dei codici espressivi – la fuga della giovane Sara nel bosco non è poi così dissimile da quella della coraggiosa Shoshanna di fronte alle truppe capitanate dal perfido Hans Landa. Ovviamente il confronto tra Wonder: White Bird e la gemma tarantiniana è a dir poco squilibrato, anche perché l’intento del film di Forster è quello di tornare indietro con la memoria per raccontare a Julian, e agli spettatori, un romanzo di formazione che possa divenire anche racconto sentimentale e, in ultimissima istanza, perfino argine ai tempi belluini attuali attraverso l’arma della memoria. Un progetto a dir poco ambizioso, perché equivarrebbe a mescolare in un’unica narrazione i languori del dramma romantico, le esigenze spettacolari del film di guerra, e il rigore della ricostruzione storica. Per mantenere una sorta di coerenza Forster fallisce su tutti e tre i fronti, forse pensando di poter tramutare le disavventure della bella e giovane ebrea Sara, che deve vivere nascosta, in una riedizione del diario di Anna Frank, ricorrendo a un escamotage che oltre che poco avveduto sotto il profilo strettamente narrativo solleva anche non pochi dubbi etici. Dubbi che di certo non si è posto l’ambizioso regista, teso unicamente alla creazione di un mélo che risulti convincente soprattutto per gli spettatori adolescenti: i giovani Ariella Glaser e Orlando Schwerdt ce la mettono tutta per risultare credibili, ma non possono essere loro a reggere un edificio cinematografico dalla struttura così traballante.
Come già in Non così vicino, anche in Wonder: White Bird il regista evidenzia uno sguardo artefatto, se non semplicemente senile, fuori dal tempo nel senso più deteriore del termine. Uno sguardo auto-assolutorio e consolatorio che nonostante si stia impelagando nel maneggiare una materia rischiosa come la persecuzione cui andarono incontro gli ebrei in Europa durante la Seconda guerra mondiale (ma i film a tema Olocausto si sono purtroppo trasformati anno dopo anno in un semplice genere a sé stante, con le sue regole produttive e i suoi codici estetici e narrativi da seguire a puntino: un modo aberrante di intendere il dovere alla memoria) punta tutto su un melodramma esagerato, privo di finezze, che scambia il cattivo gusto per svolazzo poetico – la metafora dell’uccellino in libertà è sconcertante nella sua banalità espressiva e filosofica –, e non osa mai davvero, per paura probabilmente di urtare la sensibilità del suo pubblico. Quel che ne viene fuori è dunque in maniera inevitabile un prodotto anodino, privo di personalità, che non sa sfruttare neanche le evidenze più marcate del racconto – il ribaltamento di posizioni tra Sara e Julian su chi sia messo all’indice, tanto per fare un esempio – e si delinea come prodotto predigerito, figlio di un’industria stanca, priva di idee (e forse anche di morale) e incapace di immaginare, nonostante in scena si propagandi esattamente l’opposto. In molti si sperticheranno in lodi per Helen Mirren, ma perfino lei pare spaesata, e fuori fuoco.
Info
Wonder: White Bird, il trailer.
- Genere: drammatico, guerra, sentimentale, storico
- Titolo originale: White Bird
- Paese/Anno: USA | 2023
- Regia: Marc Forster
- Sceneggiatura: Mark Bomback
- Fotografia: Matthias Koenigswieser
- Montaggio: Matt Chessé
- Interpreti: Ariella Glaser, Bryce Gheisar, Gillian Anderson, Helen Mirren, Ishai Golan, Jem Matthews, Jo Stone-Fewings, Jordan Cramond, Olivia Ross, Orlando Schwerdt, Patsy Ferran, Stuart McQuarrie
- Colonna sonora: Thomas Newman
- Produzione: 2Dux² Productions, Lionsgate, Mandeville Films, Participant
- Distribuzione: Notorious Pictures
- Durata: 120'
- Data di uscita: 04/01/2024



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