Mercy – Sotto accusa
di Timur Bekmambetov
Il kazako naturalizzato russo Timur Bekmambetov si lancia con Mercy – Sotto accusa nei territori della fantascienza dickiana, preferendo però l’adrenalina pura alla riflessione socio-politica. Ne viene fuori un lavoro intrattenente ma con poco da aggiungere a una materia lavorata da molti nel corso del tempo.
Nick of Time
In un futuro non lontano, un detective (Chris Pratt) è sotto processo, accusato di aver ucciso sua moglie. Ha solo 90 minuti per dimostrare la propria innocenza davanti al Giudice, un’intelligenza artificiale avanzata (Rebecca Ferguson) che lui stesso aveva contribuito a creare in passato, prima che decida il suo destino. [sinossi]
Un trentennio or sono nell’indifferenza pressoché generale venne distribuito un thriller diretto da John Badham – in quella che sarebbe stata la sua penultima incursione cinematografica –: il titolo originale, Nick of Time, venne tradotto in italiano con Minuti contati. Un’intuizione non banale, perché in effetti il film, un ingranaggio oliato alla perfezione, si svolgeva in tempo “diretto”, vale a dire che l’azione che prendeva corpo in scena (il tempo alla rovescia imposto al protagonista pena l’uccisione della sua figlioletta) equivaleva in maniera più o meno esatta al minutaggio dell’opera. Circa un decennio più tardi, giocando stavolta con il registro fantascientifico, sfruttò in parte l’idea anche Tony Scott nel suo Déjà vu – Corsa contro il tempo, con ogni probabilità la sua regia più efficace. Intanto, nel 2002, Steven Spielberg aveva preso di petto uno dei classici della letteratura di Philip K. Dick, firmando con Minority Report una intelligente rilettura dell’idea che il controllo e l’ordine precostituito non equivalgano in alcun modo alla messa in pratica del concetto di giustizia – una riflessione che appare quasi come un omaggio alla poetica langhiana. Anche Mercy – Sotto accusa principia da una suggestione che riprende la fantascienza di Dick mescolandola al principio generatore di ogni angoscia kafkiana, vale a dire l’uomo che si ritrova indagato senza che neanche sia a conoscenza del motivo. È quel che accade al detective Chris Raven (un Chris Pratt che ha vissuto esperienze attoriali più soddisfacenti), che si ritrova per una volta sul banco degli imputati con l’accusa di aver ucciso sua moglie. Il procedimento giudiziario nel futuro prossimo profetizzato dal film prevede che l’intero sistema – eccezion fatta per i poliziotti – sia gestito dall’intelligenza artificiale, che si affida alla mera statistica per considerare o meno colpevole chi ha di fronte. Visto che Raven seguendo la logica algoritmica è colpevole quasi al 98% la condanna a morte è certa, e l’uomo ha solo un’ora e mezzo di tempo per dimostrare la propria innocenza, e smascherare chi ha voluto incastrarlo con l’accusa di uxoricidio.
Un’ora e mezza è anche il tempo che resta allo spettatore da trascorrere in sala una volta che Raven inizia la propria contro-indagine: ecco che la memoria di Nick of Time riemerge e rivendica il proprio spazio. Ma alla regia di Mercy c’è il kazako naturalizzato russo Timur Bekmambetov – nato quando il Kazakistan era ancora una delle molte repubbliche socialiste sovietiche, e operante dalle parti di Hollywood oramai da poco meno di un ventennio: i più ricorderanno i suoi La leggenda del cacciatore di vampiri, Ben-Hur e Profile – il che sta a significare che sarà l’aspetto adrenalinico quello che prenderà in breve tempo il sopravvento. Non che ci sia nulla di male nel rutilare dell’azione, anche perché il cineasta che fu sovietico sa come muovere la camera e orchestrare il montaggio, per di più aderendo a quella branca contemporanea del cinema che vede lo schermo come una sorta di estensione del desktop o del display di uno smartphone: però in tutta evidenza l’impressione che ne deriva è che a conti fatti si tratta almeno in parte di un’occasione persa, perché con un’attenzione maggiore destinata ai personaggi, ai loro sensi di colpa e alle loro emozioni Mercy avrebbe anche potuto elevarsi – senza perdere un’oncia del suo dinamismo – a lettura critica di una società del Capitale che vede nell’ordine l’unica chiave d’accesso a una democrazia che però è completamente svuotata di un suo senso concreto. Ovviamente a nessuno verrebbe in mente di pretendere dalla ricerca ostinata della propria innocenza che rivendica il detective Raven – in tutto e per tutto similare a quella che deve tentare alla disperata di dimostrare Tom Cruise nel succitato Minority Report – un côté filosofico, ma l’impressione è che il film non sappia tenere neanche desta l’attenzione del pubblico fino alla fine. Resta un giocattolo a tratti divertente, senza dubbio di prammatica, che non lascerà troppa traccia di sé negli anni a venire.
Info
Mercy – Sotto accusa, un trailer.
- Genere: fantascienza, poliziesco, thriller
- Titolo originale: Mercy
- Paese/Anno: USA | 2026
- Regia: Timur Bekmambetov
- Sceneggiatura: Marco van Belle
- Fotografia: Khalid Mohtaseb
- Montaggio: Austin Keeling, Dody Dorn, Lam T. Nguyen
- Interpreti: Annabelle Wallis, Chris Pratt, Chris Sullivan, Jeff Pierre, Kali Reis, Kenneth Choi, Kylie Rogers, Rafi Gavron, Rebecca Ferguson, Tom Rezvan
- Colonna sonora: Ramin Djawadi
- Produzione: Amazon MGM Studios, Atlas Entertainment, Bazelevs Company
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 104'
- Data di uscita: 22/01/2026




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