A quasi quarant'anni dal suo esordio nel lungometraggio Giovanni Veronesi approda per la prima volta alla Mostra di Venezia con Dio ride, scelto come film di chiusura. Il racconto è ambizioso, e raggiunge l'obiettivo soprattutto grazie a un eccellente Pierfrancesco Favino. Leggi tutto
40 secondi è la conferma di Vincenzo Alfieri in quanto regista dedito all’esplorazione delle variegate possibilità e applicazioni delle sintattiche thriller. Stavolta il tutto si applica al reale e triste giro di vite che portò all’omicidio di Willy Monteiro Duarte. Leggi tutto
Alice nella Città presenta all'interno del Panorama Italia Squali, l’esordio nel lungometraggio di Daniele Barbiero, un dramma giovanile di denuncia sul mondo delle app e delle start-up dagli artigli spuntatissimi, per via di una scrittura retorica e zeppa di cliché. Leggi tutto
Familia, secondo lungometraggio di Francesco Costabile, vuole essere tante cose. Forse troppe. Un bopic, una tragedia greca, un thriller, un horror. Parte da una materia già incandescente calcando la mano e i toni, senza mai arretrare per far emergere da sé il vero. Leggi tutto
Giunto all'undicesimo lungometraggio di finzione Mario Martone con Fuori affronta un momento chiave nella vita della grande scrittrice Goliarda Sapienza, quando venne arrestata per furto e riciclaggio di preziosi. In concorso a Cannes 2025. Leggi tutto
Mani nude di Mauro Mancini sconta qualche incertezza e incoerenza di sceneggiatura, a fronte però di apprezzabili capacità e coraggio nel percorrere strade dimenticate dal cinema italiano. Buone prove attoriali di Francesco Gheghi e Alessandro Gassmann. Leggi tutto
Dopo aver diretto insieme a Roberto De Feo A Classic Horror Story il ventinovenne Paolo Strippoli esordisce "in solitaria" con Piove, nel quale la crisi relazionale tra genitori e figli viene riletta attraverso il filtro dell'horror. Un'opera non priva di ambizione, che sa come spaventare lo spettatore. Leggi tutto
Ritorno alla regia di Claudio Noce, PADRENOSTRO è un film dolorosamente autobiografico, non riuscito, molto incerto nei toni, ma in cui l'adorazione del padre del regista, interpretato da Favino, assume i contorni di un'ossessione e di un tragico senso di inadeguatezza. In concorso a Venezia 77. Leggi tutto








