Romeo e Giulietta sulla neve
di Ernst Lubitsch
Romeo e Giulietta sulla neve, adattamento sgangherato e irriverente dalla tragedia di Shakespeare, una delle ultime opere tedesche di Ernst Lubitsch, apre le Giornate del Cinema Muto in bellezza, appena sfornato di restauro dal Filmarchiv Austria. Anche se considerata opera minore del regista, il famoso Lubitsch Touch non manca così come il gioco a rimpiattino con il grande Bardo.
Trattare Shakespeare come i nazisti la Polonia
La tragedia di Shakespeare trasposta nel Ventesimo secolo nella Foresta Nera. Un prologo mostra l’origine della faida tra i Montekugerls e i Capulethoferd in un’udienza davanti al magistrato locale, intento a pesare sulla bilancia della giustizia le salsicce offerte dai due contendenti come mazzette. A differenza del testo d’origine, un lieto fine: i due aspiranti suicidi dovrebbero insospettirsi quando il farmacista dice loro che potranno pagare il veleno in seguito. [sinossi]
“Trattava Shakespeare come noi la Polonia” dice l’ufficiale nazista, riferendosi all’attore mediocre Joseph Tura, in una delle più celebri battute del capolavoro di Lubitsch Vogliamo vivere (To Be or Not to Be). Quello che ha fatto lo stesso Lubitsch nei confronti di Romeo e Giulietta, una delle più celebri tragedie del Bardo. Si tratta di un’opera che rientra nel percorso teatrale del grande regista, fatto di tappe ricorrenti rappresentate o da adattamenti teatrali o da film che hanno come personaggi i membri di una compagnia teatrale. Lubitsch era peraltro reduce da Kohlhiesel’s Töchter, ispirato a La bisbetica domata. Il regista berlinese proveniva dal teatro, avendo a lungo lavorato con Max Reinhardt con cui aveva messo in scena Shakespeare molte volte, un autore che quindi conosceva bene. E con Vogliamo vivere! arriverà all’apoteosi citazionista dal grande drammaturgo.
Le opere di Shakespeare, i suoi personaggi, le situazioni che ha creato, sono d’altronde degli archetipi, sono eterni e possono essere messi in scena adattandoli ai contesti più svariati. Per rimanere a Romeo e Giulietta, quest’opera costituisce il nucleo di un musical come West Side Story o, nella sua versione sporca, del film di Abel Ferrara China Girl, per arrivare a Tromeo and Juliet della Troma e tanto altro. Lubitsch si può permettere di trattare il Bardo con estrema irriverenza, di costruire uno scherzo sulla sua opera, trasportandolo in mezzo a paesaggi innevati. Nella storia del cinema una tale carica di sarcasmo sul grande autore di Stratford-upon-Avon la troviamo solo in Amleto si mette in affari di Aki Kaurismäki. Sia questo film che Romeo e Giulietta sulla neve si fondano spesso sull’elusione dei passaggi chiave dei testi di partenza: ci si aspetta che lo spettatore li conosca assai bene. E in entrambi i casi lo sberleffo riguarda l’avvelenamento finale, giocato da Kaurismaki con Amleto che mangia un prosciutto e da Lubitsch con il farmacista che vende il veleno ai due aspiranti suicidi dicendo loro che possono passare a pagarlo un’altra volta.
Considerato da molti un’opera minore di un Lubitsch – un’operina trascurabile girata con la mano sinistra secondo il suo biografo americano – già proteso a Hollywood e frettoloso di assolvere i suoi oneri contrattuali con i produttori tedeschi – ma va detto che il regista berlinese avrebbe fatto ancora opere in Germania fino al 1923 con La fiamma dell’amore – Romeo e Giulietta sulla neve è invece un film pervaso da quel famoso Lubitsch Touch, quel tocco di umorismo e commedia che nessun altro regista sarebbe più riuscito a raggiungere. Troviamo la satira e il sarcasmo sulla burocrazia e la corruzione nella parte iniziale dove il giudice soppesa le salsicce per decidere a quale dei due contendenti dare ragione e dove lo scrivano del tribunale dorme. E la linguaccia successiva anticipa lo spernacchio di Charles Laughton nel segmento di Lubitsch di Se avessi un milione. Nel mondo da operetta del regista, negli ambienti aristocratici decadenti in cui preferisce ambientare le sue storie, lo spazio riservato ai moderni notabili e burocrati è questo. Il mondo dei Montekugerls e Capulethoferd non è propriamente un mondo aristocratico di alto lignaggio. Sono dei signorotti locali che controllano un territorio rurale sperduto tra le nevi. Ma il mondo aristocratico è quello cui ambiscono, vorrebbero essere proprio come i veri Montecchi e Capuleti di Verona che scimmiottano e come i ladri di Mancia competente. E così il clou del film è un ballo in maschera, in una sorta di Oktoberfest, un lungo momento dove si profonde l’essenza del Lubitsch Touch, proprio come ancora in Mancia competente. Il ballo come ostentazione di uno sfarzo anche simulato, la maschera come travestimento, come trionfo dell’apparenza (vedi ancora Vogliamo vivere!). E nella scena di ballo in maschera di Romeo e Giulietta sulla neve compaiono anche dei personaggi con delle grandi, buffe e strane maschere che sembrano dei pupazzi, o un esplicito riferimento a Die Puppe. E il Lubitsch Touch passa ancora per tanti momenti assurdi, non ultima la battaglia a palle di neve tra Montekugerls e Capulethoferd.
Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.
- Genere: commedia, muto
- Titolo originale: Romeo und Julia im Schnee
- Paese/Anno: Germania | 1920
- Regia: Ernst Lubitsch
- Sceneggiatura: Hanns Kräly
- Fotografia: Theodor Sparkuhl
- Interpreti: Gustav von Wangenheim, Julius Falkenstein, Lotte Neumann, Marga Köhler
- Produzione: Ebner & Co., Maxim-Film GmbH
- Durata: 41'




Giornate del Cinema Muto 2015
Giornate del Cinema Muto 2015: da Lon Chaney a John Landis