Directed By

Directed By

di

In Directed by Peter Bogdanovich rimette mano al montaggio originale del suo documentario su John Ford del 1971, aggiungendo interviste girate ex-novo a quelle già esistenti.Presentato al 24esimo Torino Film Festival.

I dannati e l’eroe

Chiunque abbia avuto la fortuna di posare gli occhi su Le Loup et l’agneau, mediometraggio nel quale André S. Labarthe e Hubert Knapp mettevano a confronto l’arte e, soprattutto, l’umanità di due maestri del cinema quali John Ford e Alfred Hitchcock, ricorderà senza dubbio la folgorante battuta con la quale il “re del western” fa il suo ingresso nella pellicola; alla domanda “Come è arrivato a Hollywood?”, Ford risponde con un lapidario, ironico e spiazzante “Con il treno”.
Ecco, crediamo fortemente che questo aneddoto racchiuda al suo interno buona parte del senso che il cinema acquistava tra le mani di questo cowboy di origine irlandese. Nel 1971, un ossequioso e adorante Peter Bogdanovich, giunto fresco fresco dal set di The Last Picture Show – tutti immaginavano glorie eterne al giovane cineasta/critico, ma pochi probabilmente ipotizzavano che quel monumento dolente a un’epoca in putrefazione sarebbe rimasto il suo capolavoro inossidabile –, decide di immergersi nel mondo di John Ford per elevare definitivamente la sua figura a icona del cinema. Solo pochi anni prima, nel 1967, aveva portato a termine un documentario (per la televisione) su un’altra delle sue grandi passioni cinefile, quell’Howard Hawks citato palesemente proprio in The Last Picture Show e poi ispiratore di quel What’s Up, Doc? che decretò il successo commerciale del giovane regista newyorkese. La stessa fortunata sorte non toccò invece a Directed By che, presentato nel settembre del 1971 al Festival di Venezia, scomparve ben presto nel dimenticatoio per una serie di problemi legati ai diritti di immagine dei vari film montati all’interno del documentario.Sarebbe stato a suo modo dunque già un colpo gobbo l’inserimento di Directed By all’interno della sezione Americana al 24° Festival di Torino, ma la vera sorpresa Bogdanovich l’ha fatta rimettendo mano al montaggio originale e aggiungendo interviste girate ex-novo a quelle già esistenti: così, accanto ai volti seghetatti e induriti dal sole californiano di John Wayne, James Stewart e Henry Fonda, è possibile ora trovare Steven Spielberg, Clint Eastwood, Walter Hill e Martin Scorsese. Il piatto si fa dunque decisamente appetitoso, se pensate al corto circuito temporale che permette un ipotetico scambio di battute, in campo/controcampo, tra le glorie nazionali del western e quel manipolo di cineasti che, per motivi anagrafici e contenutistici, sono i loro figli ideali.
È proprio su questa mescolanza tra la Hollywood classica e la sua progenie, tra (ahimè) morto e contemporaneo, che fa leva Bogdanovich; il quale, nonostante si conceda il lusso di una auto-intervista, è l’ideale trait d’union tra i due mondi, unico ad averli frequentati entrambi, unico vero punto di contatto. E già, perché per il resto ciò che viene realmente alla luce è la totale incomprensione tra i due universi: per quanto si riempiano le bocche di elogi e dichiarazioni d’amore verso quello che fu – ed è – uno dei più importanti Autori del cinema statunitense tout court, Spielberg e compagnia dimostrano di fatto di non riuscire a comprenderne realmente il senso.

A giudicare da ciò che sentiamo, dalle costruzioni mentali di questi cinquantenni (fa eccezione, a nostro parere, l’intervista a Walter Hill: sarà un caso che sia stato proprio lui a firmare, con il solitamente sottostimato Broken Trail, uno degli omaggi più sinceri e puntuali all’arte di Ford?), l’unica conclusione alla quale si può arrivare è che del cinema di John Ford non ci abbiano capito veramente nulla. E un peana lasciato in bocca a un ignorante – si prega di intendere il termine nella sua accezione squisitamente etimologica – acquista un valore grottescamente deforme che non può non preoccupare. È come se le due Hollywood presentate in scena – sarebbe interessante un ulteriore ampliamento dell’indagine, con interviste anche alle generazioni più giovani – fossero in realtà molto meno imparentate di quanto solitamente si pensa, e questo è realmente spiazzante: quale rapporto può infatti esserci tra la sincerità a tratti sconcertante di John Wayne (il suo intervento, così “intimo” nella sua professionalità, è davvero commovente) e uno sperduto Steven Spielberg che vagheggia teorie sul cinema come elemento popolare della società? Perfino l’interpretazione intellettuale del Bogdanovich di oggi appare stranamente scollata dal contesto.

È come se avessimo l’opportunità di osservare le ultime vestigia di un impero che fu ricco e glorioso e le contaminassimo imprudentemente con la nostra contemporaneità. Per questo Directed By versione 2006 non riesce a convincerci fino in fondo, perché oggi più che mai ci appare incompiuto, incompleto, inesatto, quasi superficiale nella sua analisi.
L’unico, vero trionfatore, resta infatti John Ford, seduto en plein air sullo sfondo della Monument Valley che fu, di fatto, la sua casa cinematografica (ah, l’incipit sommo e irraggiungibile di The Searchers!), con la lingua priva di peli di chi sa di avere ragione e la strafottenza che sarà sempre dei suoi personaggi. È su di lui – e sulle magnifiche sequenze dei suoi capolavori – che si concentra il nostro occhio, lasciandoci maledettamente assetati di cinema neanche ci fossimo dispersi nei deserti delle sue scenografie. Il resto, il contorno, è davvero solo un reiterato – e a tratti addirittura fastidioso – rumore di fondo.

Info
Una clip di Directed by.
  • directed-by-2006-peter-bogdanovich-01-1.jpg
  • directed-by-2006-peter-bogdanovich-02-1.jpg
  • directed-by-2006-peter-bogdanovich-03-1.jpg
  • directed-by-2006-peter-bogdanovich-04-1.jpg

Articoli correlati

Array
  • Venezia 2018

    The Great Buster: A Celebration RecensioneThe Great Buster: A Celebration

    di Diretto e raccontato in voice over da Peter Bogdanovich, The Great Buster: A Celebration - presentato in Venezia Classici - è un omaggio troppo impersonale al grande talento comico/teorico di Buster Keaton.
  • Venezia 2018

    The Other Side of the Wind RecensioneThe Other Side of the Wind

    di Complesso, stratificato, iper-dialogico ma anche muto, The Other Side of the Wind - al di là di tutte le perplessità che si possono avere sul piano filologico - è un film totalmente wellesiano. Evento speciale a Venezia 75.
  • Archivio

    Tutto può accadere a Broadway RecensioneTutto può accadere a Broadway

    di Una farsa rocambolesca ed esilarante anima il nuovo atto d'amore di Peter Bogdanovich nei confronti della settima arte: She's Funny That Way (Tutto può accadere a Broadway), fuori concorso a Venezia 2014.