Stella

Stella cresce poco per volta, agendo sottopelle, per arrivare a un finale capace di lasciare con il fiato sospeso: l’amicizia con la giovane intellettuale Gladys, le prime avvisaglie di amore, la sbandata vita da bar a cui l’hanno involontariamente costretta i genitori, sono tutti elementi che vanno a formare un quadro coinvolgente, accurato, in cui lo sguardo sull’infanzia si trasforma in finestra sul mondo, resa imperdibile da una visuale sghemba, lontana dalla prassi, totalmente priva dell’arte del compromesso che è, volenti o nolenti, propria dell’età adulta.

Al tempo delle mele

Un anno nella vita di una ragazzina di prima media nella Parigi del 1977. Stella, undici anni, vive appena fuori Parigi in un quartiere operaio. I suoi genitori gestiscono un bar e lei viene ammessa a frequentare una prestigiosa scuola parigina, dove incontra Gladys, la figlia di due esuli intellettuali ebrei argentini. Le canzoni dell’epoca e i libri che Stella scopre a casa della sua amica la fanno entrare a poco a poco in un’altra dimensione, nel mondo reale… [sinossi – Giornate degli Autori]

Stella è un film che grida apertamente la propria indole in faccia al  pubblico fin dai titoli di testa: qui, trainate da una musica incalzante, le immagini della bambina del titolo aggrediscono letteralmente lo schermo, lo sbranano, colme di una smania di esprimersi che non si trasforma mai in rabbia, ma mantiene al suo interno una ferma dolcezza, un’angosciosa gioia di vivere. Probabilmente è questo il pregio maggiore che riconosciamo a Sylvie Verheyde, cineasta francese che ci sorprese dieci e più anni fa con un esordio rimarchevole (Un frère) per poi confermare le sue potenzialità nel solitamente incompreso Princesses. A dividere Princesses da Stella sono passati ben otto anni, nei quali la regista ha lavorato per la televisione francese e ha portato a compimento lo script di Scorpion, action movie firmato in cabina di regia da Julien Feri: sono passati gli anni ma non è cambiata la poetica della Verheyde, interessata come sempre a focalizzare il proprio sguardo sulla famiglia francese e sulla psicologia dei personaggi femminili. Stella è, a conti fatti, un classico coming of age, film di formazione che cerca di scandagliare al meglio il difficile momento di passaggio dall’infanzia all’età adulta; riuscendoci, almeno questa è la nostra opinione, alla perfezione.

Coadiuvata dalla straordinaria espressività e dalla prorompente energia scenica rilasciate dalla piccola Léora Barbara (ennesimo volto interessante delle nuove generazioni transalpine,così come Alba Gaïa Kraghede Bellugi, vista in Je m’appelle Elisabeth, o come gli scolari messi in scena da Laurent Cantet in Entre les murs), la Verheyde porta a termine un’operazione che a prima vista può apparire esclusivamente nostalgica, ma che a ben vedere riesce nell’arduo compito di rendere universale il particolare. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Stella, con tutti i suoi contrasti e le sue problematiche, è reso con una semplicità e una pervicace negazione degli elementi climatici che è impossibile non applaudire: si prenda a esempio la lunga sequenza delle vacanze al nord passate a casa della nonna paterna. Quel girovagare scomposto e insubordinato di Stella e della sua piccola amica Geneviève, raccontato con una macchina da presa capace di adattarsi alle scorbutiche stasi e ripartenze proprie dell’infanzia, è la fotografia perfetta di un instabile periodo della vita proprio di qualsiasi essere umano.

È innegabile come il film cresca poco per volta, agendo sottopelle, per arrivare a un finale veramente capace di lasciare con il fiato sospeso: l’amicizia con la giovane intellettuale Gladys (la cui famiglia riporta alla mente l’occasione sprecata da Julie Gavras in La Faute à Fidel!; qui la vita da esule è descritta con minor enfasi ma una capacità comunicativa assai maggiore), le prime avvisaglie di amore, la sbandata vita da bar a cui l’hanno, involontariamente, costretta i genitori – unico vero cliché prettamente francese del film, ma decisamente perdonabile –, sono tutti elementi che vanno a formare un quadro coinvolgente, accurato, in cui lo sguardo sull’infanzia si trasforma in finestra sul mondo, resa imperdibile da una visuale sghemba, lontana dalla prassi, totalmente priva dell’arte del compromesso che è, volenti o nolenti, propria dell’età adulta.

Info
Il trailer italiano di Stella.
Il trailer originale di Stella.
La scheda di Stella sul sito delle Giornate degli Autori.
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