Che bella giornata

Che bella giornata

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Che bella giornata conferma il successo commerciale di Checco Zalone e lo lancia ancora più in alto nella corsa al box office e alla celebrità nazionale. Una commedia innocua e abbastanza annacquata, ma non priva di un qualche pur rudimentale divertimento.

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Milano. Checco, security di una misera discoteca della Brianza, si ritrova a lavorare come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, a rischio attentati al punto da richiedere misure straordinarie. In poco tempo e grazie alle sue non spiccate capacità intellettuali che provocano infiniti malintesi, Checco diventa la vera minaccia al patrimonio artistico italiano e presto ai piani alti si rendono conto di non aver fatto un grande affare ad assumerlo. Intanto Checco incontra Farah, una studentessa d’architettura che si finge francese, ma in realtà è araba ed è a Milano per portare a termine la sua personalissima vendetta. La bella ragazza intuisce subito che Checco, ignorante come pochi, potrebbe essere un perfetto e inconsapevole alleato per il suo agguato terroristico alla Madonnina. Tutto sembra andare secondo i suoi piani, ma Farah non ha fatto i conti con l’animo di Checco che cambierà per sempre le sorti della sua vita… [sinossi]

Sembra davvero senza freni la corsa verso il successo e la fama in cui si è lanciato Checco Zalone, al secolo Luca Medici: il comico barese è partito dai palchi di Zelig Off, si è ritagliato un istante di celebrità all’epoca dell’inno spastico e deforme Siamo una squadra fortissimi (dedicato all’Italia campione del mondo di calcio nel 2006), ed è poi diventato una certezza del piccolo schermo, grazie soprattutto alla rilettura goliardica di molti successi della musica leggera nazionale. Le sue imitazioni di Lorenzo Jovanotti, Tiziano Ferro, Carmen Consoli e i Negramaro sono tutt’ora tra i video più visti di youtube, postati su facebook e via discorrendo.
Non pago di tutto ciò, Zalone ha alzato la posta, puntando diritto al cuore del box office cinematografico: e così, se l’esordio davanti alla macchina da presa con Cado dalle nubi si era rivelato uno dei più clamorosi successi nostrani al botteghino degli ultimi anni, Che bella giornata si toglie addirittura lo sfizio di approdare in sala quando ancora sono di scena il cinepanettone e il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, vale a dire due habitué del periodo natalizio. Rispetto a Cado dalle nubi lo schema seguito in fase di sceneggiatura non ha subito contraccolpi particolari: a farla da padrone è nuovamente il personaggio sguaiatamente ingenuo collaudato nel corso degli anni da Zalone, quello del pugliese trapiantato a Milano che vede la sua entusiastica esuberanza scontrarsi con un mondo che lo teme prima ancora di disprezzarlo.

Zalone è in effetti un vero e proprio nemico pubblico, ignorante e gretto (razzista, maschilista, omofobo, qualunquista) ma in ogni caso dotato di buon cuore. Ed è proprio su questo punto di vista che la maggior parte dei nodi vengono al pettine: invece di spingere insistentemente sul pedale della volgarità, del cattivo gusto e del totale disprezzo del politicamente corretto, come la tradizione demenziale dovrebbe in qualche modo aver insegnato, Zalone e il regista Gennaro Nunziante (binomio che, visti i successi ottenuti con i due primi film, sembra davvero destinato a durare a lungo), cedono in maniera inesorabile a una ricomposizione, sociale e soprattutto umana, che finisce inevitabilmente per indebolire l’intero apparato comico. Se dunque in alcune sequenze si ride di gusto, laddove si gioca abilmente sul contrasto tra le barbariche attitudini di Zalone e il mondo che lo circonda – ecclesiastico, in questo caso –, con l’inconsapevole e luciferino Checco che riesce perfino a far ricadere nel vizio un’intera classe di penitenti salvati dal demone del gioco d’azzardo, altrove il film finisce per arrancare. Poco convince, in tutta franchezza, la pur basica lezione morale che il film sembra voler regalare al proprio pubblico: il ritratto dell’Italia, pur incattivito qua e là da un’ironia beffarda e pungente, è in fin dei conti ammantato del solito qualunquismo assolutorio che sembra davvero il minimo comun denominatore di molta (troppa) comicità nazional popolare contemporanea.

Se Che bella giornata riesce a elevarsi al di sopra dei contendenti natalizi citati dianzi, e a un gran numero di altri prodotti similari sputati fuori dal sistema distributivo italiano nel corso dell’anno, è quasi esclusivamente merito dell’apprezzabile cast di contorno, nel quale spiccano Rocco Papaleo (il padre di Checco), Tullio Solenghi (il vescovo) e un pur monocorde Ivano Marescotti (il maresciallo). Ma a farla da padrone è ovviamente la debordante verve attoriale di Checco Zalone, fisicamente in grado di accentrare su di sé l’interesse dello spettatore: il film, tolta la labile progressione narrativa, è lui. Che bella giornata è un buffo e rivedibile ritratto dell’Italia contemporanea, ma regala un attore dal futuro decisamente roseo, che può ambire al ruolo di mattatore della comicità italiana dei prossimi anni.

Info
Il trailer di Che bella giornata.
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