Un’estate da giganti

Un’estate da giganti

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Premiato alla Quinzaine des Réalisateurs, Un’estate da giganti è un racconto di formazione, è la puntuale descrizione di un momento di passaggio, è l’estate da ricordare, l’estate che poi non tornerà più.

Un’estate da ricordare

Estate. Zak e Seth, abbandonati da una madre irresponsabile nel cottage di famiglia, si ritrovano senza un soldo. Come ogni anno, si aspettano di trascorrere una brutta vacanza: le cose cambiano grazie all’incontro con Danny, un ragazzo del luogo. I tre ragazzi inizieranno il viaggio più avventuroso della loro vita… [sinossi]

Chiude da trionfatore la Quinzaine des Réalisateurs il simpatico e talentuoso cineasta belga Bouli Lanners, attore dalla filmografia non banale (Kill Me Please, Mammuth, Louise-Michel) e regista da seguire con attenzione, capace di omaggiare un capolavoro della letteratura statunitense come Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain e di catturare l’innocenza e l’ingenuità dell’adolescenza [1]. Un’estate da giganti (Les Géants), che può vantare una messa in scena assai elegante ma mai pretestuosa e compiaciuta, ha il grande merito di raccontare con poetica leggerezza e realismo psicologico un’avventura adolescenziale, dal retrogusto nostalgico. Lanners, già apprezzato nel Bel Paese per il precedente lungometraggio Eldorado Road [2], si avvale della naturalezza dei tre piccoli protagonisti, diretti con evidente maestria e sensibilità, e riesce a portare sullo schermo emozioni e stati d’animo difficilmente replicabili.

Un’estate da giganti adegua il proprio sguardo all’età e al contesto che vuole rappresentare, senza inseguire particolari intrecci narrativi o eccessivi sottotesti: l’estate di Zak (Zacharie Chasseriaud), Seth (Martin Nissen) e Dany (Paul Bartel), tre ragazzini che avrebbero stretto certamente una bella amicizia con gli indimenticabili Gordie, Chris, Teddy e Vern di Stand by me – Ricordo di un’estate, si trasforma in un’avventura on the road senza strade e senza tempo, in una dimensione che assume dei contorni magici, enfatizzati dalle suggestive ambientazioni. Lanners immerge i tre ragazzini nella natura, lontanissimi dal contesto urbano, in fuga dalla società degli adulti, ma non una fuga dalle responsabilità: Un’estate da giganti è un racconto di formazione, è la puntuale descrizione di un momento di passaggio, è l’estate da ricordare, l’estate che poi non tornerà più. Il regista belga, che ha scritto con Elise Ancion la sceneggiatura, pecca forse nella caratterizzazione eccessivamente grottesca degli adulti ma calibra perfettamente il ritratto dei due fratelli e del loro nuovo amico. Una rappresentazione positiva e solare dell’età dell’innocenza, indubbiamente lontana da ritratti oscuri come il misconosciuto e splendido Riflessi sulla pelle (1990) del britannico Philip Ridley, ma efficace e realistica. Lanners racconta le avventure che tutti, a modo nostro, abbiamo vissuto, tra eccessi infantili e prese di coscienza, tra ragazzate e improvvisi sprazzi di maturità: Zak, Seth e Dany sono impreparati di fronte al valore del denaro e al sesso, sono attratti dall’alcol, che ovviamente non reggono, si divertono e si cacciano nei guai, hanno paura di improbabili malviventi e profondo rispetto di dolci figure materne, temono ma affrontano l’avventura, tra coraggio e imprudenza.

Lanners si dimostra anche raffinato metteur en scène, tra quadri fissi, primi e primissimi piani che si soffermano sui volti gentili e intensi dei protagonisti (fondamentale il lavoro di casting) e ariosi movimenti di macchina che si aprono sulle location, come la sequenza di chiusura, con la macchina da presa che scorre leggera lungo il fiume, suggerendo l’inizio di un viaggio memorabile. Tenera, spassosa e in un certo senso struggente l’immagine dei tre ragazzini dopo la serata di baldoria: costretti alla fuga da una casa che pensavano disabitata per tutta l’estate, senza magliette e coi capelli tinti di biondo platino. Le merendine di quand’ero bambino…

Note
1. Due i riconoscimenti portati a casa da Bouli Lanners con Les géants: il premio CICAE, assegnato dagli esercenti indipendenti per sostenere la distribuzione nelle sale d’essai, e il premio SACD, della società francese che gestisce i diritti d’autore.
2. Eldorado Road non ha goduto di una capillare diffusione ed è stato distribuito in poche sale italiane a fine agosto 2008. Ma l’uscita, in verità, era già un piccolo miracolo.
Info
Il trailer italiano di Un’estate da giganti.
Un’estate da giganti sul sito della Quinzaine des Réalisateurs.
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