Tutti per uno

Tutti per uno

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Tutti per uno pone l’accento sullo stato d’angoscia creato dalla legge Sarkozy sui sans-papier, inasprita fino al rimpatrio forzato delle famiglie formalmente non in regola.

Never Let Me Home

Milana è una bambina di origine cecena che vive a Parigi, dove frequenta la scuola elementare. La sua vivace comitiva comprende ragazzi di ogni colore e provenienza, uniti da grande amicizia e complicità. Quando uno di loro, Youssef, viene rimpatriato perché i genitori non hanno il permesso di soggiorno, lo stesso destino sembra attendere anche Milana. Ma i suoi compagni decidono di mettere in atto un piano per salvarla… [sinossi]

Romain Goupil è un regista con un timbro ben marchiato sulla carriera, risultato di una vita perennemente affiancata alla militanza politica, dalla stagione di protesta studentesca e a una giovanissima messa in prova delle proprie velleità registiche al fianco di Roman Polanski e Jean-Luc Godard fra i molti. Non è un caso, quindi, che questa ultima fatica Tutti per uno di Goupil nasca dal desiderio di mettere in luce un fastidioso e aberrante fatto di cronaca, al quale è ispirato Les mains en l’air (titolo originale del film). Dal 2007 in Francia, infatti, la legge Sarkozy sulla questione dei sans-papier si è inasprita fino al raggiungimento dell’apice assurdo del rimpatrio forzato di tutte quelle famiglie formalmente non in regola. Un’espulsione violenta, a tratti tragica, che ha innescato un circolo di morte e disperazione, in molti casi culminante in pagine di cronaca nera che pulsano di vergogna e scontento generale tra i cittadini (e i cineasti d’impegno civile) francesi.

Tutti per uno pone l’accento proprio su questo stato d’angoscia che attraversa gli animi di coloro coinvolti in questo rivedibile “gioco all’espatrio” loro malgrado, creando una categoria stigmatizzata di famiglie e bambini terrorizzati. Ed è soprattutto il punto di vista dei bambini a interessare Romain Goupil, minacciati dalla presenza delle forze dell’ordine e in costante procinto di abbandonare quello che è il paese natio, a tutti gli effetti morali ma non politici. È un mondo a media-altezza quello filmato dal regista, dove l’interazione tra il gruppo di bambini coinvolti nel dipanarsi della trama appare autentico e veritiero, grazie anche a un montaggio studiato usufruendo di scene filmate alle fine delle riprese. Nell’effettiva realtà d’altronde, Goupil stesso afferma di non sopportare quelle pellicole dove vengono messe in bocca a giovani attori frasi autoriali che rimbombano di ridicolo, e in questo mondo di “minori” sceglie di apporre Cendrine (Valeria Bruni Tedeschi), l’unica adulta che porta la sua voce sulla questione e sul rapporto con i bambini.

L’interpretazione pulita e coinvolgente di Valeria Bruni Tedeschi ha acceso vividi consensi nel pubblico del Festival di Cannes edizione 2010, anche grazie a un modo interpretativo brillante ed esemplare che però non oscura minimamente il mondo dei bambini su cui questo film ruota. Un dibattito aperto che rivendica sottilmente la regolarizzazione per tutti, e non solo per gli stranieri che ne fanno domanda o che sono integrati nella società francese, che vede una speranza nell’apertura del film. Subito dopo i titoli di testa, ci appare la protagonista Milana ormai ultra sessantenne che, attraverso un lungo flashback, ci racconta l’episodio della sua vita ormai assurdo ed incomprensibile agli occhi delle nuove generazioni. Ed è proprio su questa possibile prospettiva che Tutti per uno riflette e vuole far riflettere: un mondo futuro dove parlare di differenze etniche e differenziazioni geografiche dovrebbe finalmente avere un’accezione assurda e del tutto incomprensibile.

Iinfo
Il trailer ufficiale di Tutti per uno.
La pagina facebook di Teodora, distribuzione di Tutti per uno.
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