L’odio

Jusqu’ici tout va bien è una dichiarazione di consapevolezza, è un manifesto politico. Ecco, L’odio è un film politico, lucidamente politico, ma privo di qualsiasi mediazione diplomatica: lo scontro/caduta era inevitabile, perché si ripeteva ogni dannato giorno, ieri come domani.

L’ebreo Vinz (Vincent Cassel) è un teppista che pretende rispetto, un sentimento che vuole a tutti i costi, anche se per averlo dovrà passare per la canna di una pistola. Di uno sbirro. Ha il mito della violenza e del De Niro di Taxi Driver. Con lui altri due emarginati, il più tranquillo Hubert (Hubert Koundé), nero, la cui esasperazione passa per una palestra bruciata e il maghrebino Saïd (Saïd Taghmaoui), diviso tra responsabilità e violenza… [sinossi – dvd RaroVideo]
We gonna be burning and a-looting tonight;
(To survive, yeah!)
Burning and a-looting tonight;
(Save your baby lives)
Burning all pollution tonight;
(Pollution, yeah, yeah!)
Burning all illusion tonight…
Burnin’ And Lootin’ – Bob Marley

Dopo sedici lunghi anni, possiamo osservare il film e la filmografia di Mathieu Kassovitz dalla giusta distanza, soppesando la folgorante opera seconda e i successivi lungometraggi, le suggestioni documentarie e la sfortunata trasferta hollywoodiana, i cortometraggi giovanili e il tracollo estetico e narrativo di Gothika & co. Tenendo però bene a mente che il cineasta transalpino è tornato finalmente in patria per scrivere, dirigere e interpretare L’ordre et la morale [1]. Un nuovo inizio? Speriamo.

Lasciatecelo dire, anche se è scontato e inflazionato: jusqu’ici tout va bien. L’odio (La Haine, 1995) è un film di contrasti, a suo modo circolare, claustrofobico, angosciante eppure divertente, ambizioso ma anche avvinghiato alla realtà che vuole raccontare. Già apprezzato per Métisse (1993), esordio ben più leggero, Kassovitz mette in scena le banlieue parigine [2], la tensione sociale che altri occhi volevano negare, il nuovo linguaggio metropolitano, la rabbia del rap, il rapporto impossibile con la polizia, gli sbirri. L’odio fotografa le zone periferiche che sembrano distanti anni luce dalla Tour Eiffel, dalla bella vita parigina, dalle mille luci della capitale. Le monde est à nous? No, non lo sarà mai. Non lo era ieri, ancor prima del film di Kassovitz, con l’uccisione dello studente Malik Oussekine [3], con le ghettizzazioni nei nuovi sobborghi popolari degli anni Sessanta/Settanta, con lo sfruttamento della ex-colonie. Non lo è oggi e non lo sarà domani. Jusqu’ici tout va bien è la frase che anticipa l’atterrissage, l’atterraggio che sarà schianto: Jusqu’ici tout va bien è una dichiarazione di consapevolezza, è un manifesto politico. Ecco, L’odio è un film politico, lucidamente politico, ma privo di qualsiasi mediazione diplomatica: lo scontro/caduta era inevitabile, perché si ripeteva ogni dannato giorno, ieri come domani.

Kassovitz trova tre interpreti ideali – Vincent Cassel (Vinz), Hubert Koundé (Hubert) e Saïd Taghmaoui (Saïd, co-sceneggiatore) – e immergendoli in un bianco e nero che acuisce qualsiasi contrasto ci racconta una giornata qualsiasi, ma con una pistola in più: il nulla che avvolge la periferia, la noia, la tensione costante, la rabbia dietro ogni cosa. Il film è in continuo bilico tra attesa ed esplosione, tra realismo e artificio della messa in scena, tra ambizioni artistiche e senso di partecipazione. L’odio, come dicevamo, è un film di contrasti: le immagini di repertorio che accompagnano i titoli di testa, con gli scontri tra manifestanti e polizia; i due primi piani di Saïd, in apertura e chiusura della pellicola, con il controcampo dei poliziotti; il bianco Vinz e il nero Hubert, l’isterico Vinz e il riflessivo Hubert; il mix “impossibile” di Non, je ne regrette rien, Sound of da Police e Nique la Police.
Con i suoi sguardi in macchina e le citazioni cinefile, da Scorsese a Cimino, passando per De Palma, L’odio riesce nell’impresa di non tradire i personaggi che racconta. Più di tutto, resta impresso il primo piano finale di Saïd, consapevole della caduta, dell’atterrissage, dello schianto. Non una profezia, ma il racconto di quello che era e di quello che è e sarà.

Il dvd proposto dalla RaroVideo presenta un notevole numero di contenuti speciali, a partire dai cortometraggi Fierrot le pou (1990), Cauchemar blanc (1991) e Assassins… (1992). Corposa, anche se discontinua e non sempre soddisfacente, la parte dedicata agli interventi e contributi critici, con le interviste a Mario Sesti (Festival di Roma), Giorgio Gosetti (Giornate degli Autori) e Antonello Piroso (La7), e la conversazione a quattro tra Boris Sollazzo (il curatore del dvd), Alessandro De Simone (The Cinema Show), Michela Greco (Paese Sera) e Ilaria Ravarino (Leggo). Interventi un po’ troppo lunghi e a tratti dispersivi. Più utile il booklet che completa i generosi extra: ventidue pagine che ripercorrono la carriera di Kassovitz, focalizzando l’attenzione sul contesto storico e sociale, sulla fondamentale colonna sonora e via discorrendo. Le tracce audio, in italiano e francese, sono in dolby digital 2.0, con l’opzione per i sottotitoli in italiano. Sempre targato RaroVideo, segnaliamo il cofanetto Mathieu Kassovitz Box Set, con i primi tre lungometraggi realizzati dal regista/sceneggiatore/attore francese: L’odio, Métisse e Assassin(s).

Note
1. L’uscita del nuovo film nelle sale francesi è imminente: mercoledì 16 novembre.
2. Il termine banlieue indica le zone periferiche delle grandi città transalpine, comuni generalmente sorti per convogliare la grande massa di immigrati, soprattutto dalle ex-colonie. Cronica, ovviamente, la mancanza di infrastrutture e servizi, con l’inevitabile dilagare della criminalità.
3. Malik Oussekine fu ucciso dalla polizia durante una manifestazione studentesca parigina del 6 dicembre 1986.
Info
L’odio sul sito della RaroVideo.
Il trailer de L’odio.
L’odio sul sito di Cannes.
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