Si può fare l’amore vestiti?
di Donato Ursitti
Si può fare l’amore vestiti? di Donato Ursitti si trascina per un’ora e mezzo senza avere un granché da dire, né sui rapporti interpersonali né tanto meno sullo scollamento tra mentalità metropolitana e abitudini paesane del sud Italia. Una commedia asfittica, che non fa ridere e non si eleva mai al di sopra di una mediocrità stagnante, la stessa di buona parte della produzione italiana ‘leggera’.
Una questione di percentuali
Può una persona, attraverso la sua professione, stravolgere gli equilibri di un paese e dei suoi abitanti? È la storia di Aurora, trentenne solare e ottimista, che fugge dal suo paesino in Puglia per trasferirsi a Roma e specializzarsi in sessuologia. Costretta a tornare a casa, poiché crede che la madre sia in fin di vita, si trova a fare i conti con la curiosità e la diffidenza dei paesani. Chi può essere così audace da aprire uno studio di terapie sessuali in un posto pieno di pregiudizi dove tutti sanno tutto? Chi può essere così ottimista da pensare che il postino, l’edicolante, la panettiera, gente che non ha mai messo il naso fuori di lì, si rivolga a una sessuologa per problemi così delicati? Nessuno. A parte Aurora, naturalmente… [sinossi]
Tra gli innumerevoli problemi che affliggono il cinema italiano, trascinandolo anno dopo anno nel baratro di una crisi progettuale senza precedenti, è possibile rintracciarne uno particolarmente preoccupante: l’incapacità di essere competitivi anche sul mero piano commerciale. Un’opera come Si può fare l’amore vestiti?, che irrompe nelle sale della penisola a ridosso delle festività per l’Immacolata concezione, non ha infatti alcuna possibilità di affermare un proprio ruolo nell’affannosa corsa agli incassi: stritolato nel mezzo di un numero a dir poco mostruoso di uscite (ben dieci!), il film di Donato Ursitti deve vedersela con titoli dall’appeal decisamente più elevato come Grandi speranze di Mike Newell, Moonrise Kingdom di Wes Anderson, The Grey di Joe Carnahan, il campione d’incassi d’Oltralpe Troppo amici di Olivier Nakache e Éric Toledano, e l’indie a stelle e strisce Ruby Sparks diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris. Tutto questo senza considerare che tra una settimana qualsiasi velleità economica sarà spazzata via dall’uragano provocato da Peter Jackson e dalla sua rilettura de Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien…
Il destino per Si può fare l’amore vestiti? appare dunque già segnato: una rapida sortita in sala, con pochi spettatori (capitati lì con ogni probabilità più per caso che per azzardo) e poi il dimenticatoio, dal quale potrà essere rispolverato solo tra qualche anno, quando qualcuno cercherà di tracciare un diagramma più o meno preciso delle evoluzioni produttive della commedia nostrana negli anni Dieci del Terzo millennio.
Non che si possa pretendere qualcosa di più, d’altro canto. Inguainato in una pantomima dal respiro affannoso prima ancora che l’elemento scatenante si sviluppi sullo schermo (l’incipit capitolino è completamente privo di verve, e il rapporto tra Aurora e la sua maldestra e disinibita coinquilina risulta quantomai agghiacciante nel suo pressoché totale vuoto sinottico), Si può fare l’amore vestiti? si trascina per un’ora e mezzo senza avere un granché da dire, né sui rapporti interpersonali né tanto meno sullo scollamento tra mentalità metropolitana e abitudini paesane del sud Italia. Il film è infatti completamente asservito alle più becere e usurate dinamiche da commedia degli equivoci: in un paesotto pugliese che vorrebbe essere – senza che il film riesca nell’intento – la crasi perfetta tra operetta buffa e fiera del pettegolezzo, l’ignoranza è così dilagante che la sessuologa Aurora, che ha abbandonato la dimensione paesana da dieci anni, viene ovviamente scambiata dai più per una prostituta. Questo dettaglio, reiterato fino alla nausea, dovrebbe da solo giustificare una serie di scenette comiche pretestuose e prive della punteggiatura necessaria per smuovere al sorriso lo spettatore: forse nel tentativo di elevare lo spessore di una scipita commedia senza arte né parte, in fase di sceneggiatura si è scelto di sottolineare le bestialità del “popolino” con una serie infinita di percentuali (senza fonte) che dovrebbero permettere di analizzare il difficoltoso rapporto che l’italiano medio ha con la sessualità, propria e del mondo che lo circonda.
Un escamotage che riesce solo nello scopo di irritare, aumentando a dismisura le pretese di un’opera che non riesce mai davvero a dare vita a una propria necessità etica, estetica o meramente popolare. Incapace sulla strada da intraprendere, Ursitti pone la firma in calce a una commedia neutra, insapore, incolore e inodore, e forse anche vagamente bigotta, almeno a giudicare dalla chiusura del cerchio per quel che concerne il personaggio dell’amico omosessuale di Aurora, interpretato da uno svogliato Corrado Fortuna – ma l’intero cast sembra davvero recitare senza alcuna velleità. Di opere siffatte, dall’impianto spudoratamente televisivo (a partire da un’autocensura continua e fastidiosa, che elimina quasi completamente il sesso da un film che pretenderebbe di educare gli spettatori sul sesso), forse il cinema italiano dovrebbe iniziare a fare a meno. In attesa di tempi migliori…
Info
Il trailer di Si può fare l’amore vestiti?
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: Si può fare l'amore vestiti?
- Paese/Anno: Italia | 2012
- Regia: Donato Ursitti
- Sceneggiatura: Fabrizio Quattrini, Giorgia Colli, Luca Biglione
- Montaggio: Mauro Menicocci, Valentina Girodo
- Interpreti: Anna Ferruzzo, Bianca Guaccero, Corrado Fortuna, Cosetta Turco, Daniela Marazita, Fabio Ferri, Marina Rocco, Maurizio Battista, Michele Venitucci, Paolo De Vita
- Colonna sonora: Massimo Di Paola
- Produzione: Belumbury
- Distribuzione: Belumbury, Iervolino Entertainment
- Durata: 90'
- Data di uscita: 06/12/2012


