Belle e Sebastien

Belle e Sebastien

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Il piccolo orfano Sebastien, il magnifico pastore dei Pirenei Belle e la seconda guerra mondiale: tornano Belle e Sebastien, in versione live action. Presentato al Festival di Roma (Alice nella città).

Se in pericolo tu sei…

Durante la seconda guerra mondiale, il piccolo orfano Sebastien stringe un’amicizia indistruttibile con Belle, un gigantesco esemplare di pastore dei Pirenei che vive nei boschi intorno al paese. L’animale, maltrattato dal suo precedente padrone che lo picchiava senza pietà, si è rifugiato fra le montagne aggredendo le pecore dei pastori per nutrirsi. Per questo motivo, gli abitanti del villaggio organizzano una battuta di caccia per stanare Belle. Sebastien si ritroverà quindi a difendere la sua amica, dolce e premurosa nonostante l’aspetto minaccioso, dai cacciatori che vogliono ucciderla. [sinossi]
…Belle salva la tua vita
è forte e coraggioso ma, di una bontà infinita
e se tu una carezza gli fai, non se lo scorda mai.

Poteva andare peggio, molto peggio. La trasposizione live action delle avventure del piccolo Sebastien e della statuaria Belle, magnifico pastore dei Pirenei, si inerpica a fatica verso la sufficienza (un po’ meno, in verità) grazie al budget, a una onnipresente ma non fastidiosa colonna sonora e alle scelte di casting. Funziona il giovanissimo protagonista Félix Bossuet, il mantello bianco del simpatico cagnone domina lo schermo, la bella Margaux Châtelier (Angélina) e Tchéky Karyo in versione nonno non guastano. Tutto un po’ troppo patinato, ma in fin dei conti funzionale per un’avventura dai contorni da favola.

Presentato al Festival di Roma 2013, equamente diviso tra il fuori concorso e la sezione Alice nella città, Belle e Sebastien di Nicolas Vanier porta sul grande schermo le avventure dei celebri personaggi creati dalla scrittrice e sceneggiatrice parigina Cécile Aubry [1]. Un ripescaggio ambizioso, anche alla luce della popolarità internazionale della versione animata nipponica, diretta Kenji Hayakawa e prodotta da Tōhō, MK Company e Visual 80 nel 1981 [2]. Vanier, che ha scritto il film con Juliette Sales e Fabien Suarez, sceglie di raccontare una piccola parte delle avventure del tenero duo, focalizzandosi sulla Seconda guerra mondiale, sulla Resistenza e sulla fuga degli ebrei dai nazisti. Circoscrivendo il raggio d’azione, Vanier mette al centro della narrazione la montagna, paesaggio/personaggio che però non riesce a valorizzare, a far emergere con la dovuta forza, nonostante il ciclo delle stagioni, i colori estivi e autunnali e l’imponenza delle cime innevate.

Il limite di Belle e Sebastien, infin dei conti, coincide col pregio maggiore: il regista francese, pur a suo agio tra paesaggi ghiacciati e natura selvaggia (Loup, L’Odyssée sibérienne, L’Enfant des neiges), sceglie di smussare il côté melodrammatico e, al tempo stesso, di non calcare la mano su nessuna componente, forse preoccupato dal target della pellicola. E se almeno sulla carta la rappresentazione dei nazisti all’acqua di rose può essere una scelta condivisibile e funzionale, la messa in scena della montagna sembra un’occasione persa, lo spartiacque tra un film di cassetta e un’opera un po’ più ambiziosa.

NOTE
1.
Era il tentativo, solo in parte riuscito, di rivaleggiare con le serie del World Masterpiece Theater targato Nippon Animation.
2. Dalle pagine della Aubry erano già state tratte le serie televisive Belle et Sébastien (1965), Sébastien parmi les hommes (1968) e Sébastien et la Mary-Morgane (1970). Il piccolo protagonista di allora, Mehdi El Glaoui, ha un ruolo (André) anche nella nuova versione cinematografica.
INFO
Il sito ufficiale di Belle e Sebastien: belleetsebastien-lefilm.com
La pagina facebook di Belle e Sebastien: facebook.com/belleetsebastien.lefilm
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