Noche

Memories of Sound

Una grande casa colonica in un paesaggio subtropicale, sei ventenni che tornano nel posto in cui il loro amico Miguel ha trascorso gli ultimi giorni di vita prima di suicidarsi. Vogliono inscatolare e raccogliere tutto ciò che l’amico ha lasciato dietro di sé: piatti audio ancora attaccati alle casse, cavi che giacciono sul pavimento, vestiti e oggetti sparsi qui e là. Miguel registrava ossessivamente i suoni della natura e i suoi discorsi solitari, e quelle registrazioni ora riecheggiano ovunque nella casa e all’esterno, attraverso altoparlanti che confondono i piani della percezione, tra un prima e un dopo, tra la notte e il giorno e tra la vita e la morte. [sinossi]

A giudicare da ciò che si è avvistato negli ultimi festival italiani, si può azzardare l’ipotesi che l’elaborazione collettiva del lutto sia un tema di importanza sempre più preminente negli schemi narrativi e produttivi del cinema sudamericano: al Festival di Roma per esempio era in concorso lo stanco e prevedibile Entre nós di Paulo e Pedro Morelli, sorta de Il grande freddo brasiliano.
Anche Noche, esordio al lungometraggio per il cineasta argentino Leonardo Brzezicki (di quando in quando anche attore, ha alle spalle tre lavori sulla breve distanza girati tra il 2001 e il 2005), sembra guardare con insistenza dalle parti del cult-movie di Lawrence Kasdan – a sua volta diretto discendente dell’oramai misconosciuto e pressoché invisibile Return of the Secaucus Seven, gemma purissima con cui esordì nel 1980 John Sayles. La storia infatti è praticamente sempre la stessa: un gruppo di amici si ritrova a passare alcuni giorni insieme in una grande casa, e questo li spinge a una inevitabile riflessione su loro stessi e sul loro rapporto.

Nel caso di Noche, come già ne Il grande freddo, il motivo per cui gli amici si incontrano è legato alla morte per suicidio di uno di loro: un suicidio per il quale nessuno trova – né cerca seriamente – motivazioni, e che svolge la funzione meccanica del più classico dei mcguffin, motore indispensabile per permettere all’azione di compiersi. Per rintracciare il senso più profondo di un film come Noche è necessario esulare da qualsiasi speculazione possibile e immaginabile sull’amicizia e sulle relazioni interpersonali. I ventenni che si ritrovano nella grande casa coloniale in cui si è tolto la vita Miguel sono personaggi privi di qualsivoglia spessore o carattere peculiare: il loro passato, in fin dei conti, non ha alcun valore. Del loro futuro, ancor meno importante ai fini della narrazione, non viene detto granché. Brzezicki, nonostante gli umori che possono trasparire da una lettura della sinossi, non nutre alcun sentimento d’amore verso i protagonisti della vicenda che sta mettendo in scena. Tutto, in Noche, è sottomesso alla voglia del giovane regista argentino di sperimentare sull’utilizzo del sonoro, spezzandone il filo conduttore e frammentandolo durante l’intero film.

La registrazione audio, ossessione cui si donava il suicida Miguel, è anche la ruota motrice dell’ingranaggio messo in moto da Brzezicki: gli amici del morto registrano a loro volta i suoni di una natura ovattata e barbarica allo stesso tempo, ripetono all’infinito le frasi e le annotazioni di Miguel, creano schemi mnemonici volutamente fallaci o incompleti. Un percorso di ricostruzione dell’immaginario che acquista un fascino ulteriore nell’utilizzo, mai banale e sempre spiazzante, delle dissolvenze incrociate: ogni immagine del film nasce e muore in se, protraendo la propria scia nelle seguenti. Ammaliante teoria sulla carta, che Noche riesce però a mettere in pratica solo a in alcuni frangenti, a discapito in ogni caso di una narrazione maggiormente compiuta.
Fosse riuscito ad amalgamare meglio lo spirito sperimentale del proprio film con l’aspetto più strettamente narrativo, Brzezicki avrebbe con ogni probabilità posto la firma in calce a un’opera destinata a segnalarsi come una delle esperienze più convincenti del 2013. Così non è, ma si tratta di difetti che viene naturale perdonare di fronte al coraggio di un’operazione così concettuale ideata da un esordiente.

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