La taverna della Giamaica

La taverna della Giamaica

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L’ultimo film inglese di Hitchcock prima della trasferta statunitense, La taverna della Giamaica è un classico racconto d’avventura condito da molto humour britannico. Al Festival di Cannes, nella sezione Cannes Classics, ne è stata presentata una nuova versione, restaurata in 4K dalla Cohen Film Collection e dal British Film Institute.

Chadwick!!!

Mary, una ragazza irlandese rimasta orfana, si trasferisce in Cornovaglia dalla zia. Ma qui scopre che il marito di lei gestisce una locanda malfamata, covo di contrabbandieri. Si rifugia quindi nell’attigua casa del giudice locale per poi scoprire che proprio questi è il capo della banda. [sinossi]

È inevitabile essere grati al Festival di Cannes per una sezione come quella di Cannes Classics, grazie alla quale è possibile recuperare dei classici del passato, restaurati in digitale, che altrimenti rischierebbero seriamente di essere dimenticati o non più visibili. Ma, al di là di eventuali perplessità sui metodi della scelte (la selezione di Cannes Classics viene in qualche modo dettata da quei film che possono godere di un nuovo restauro e non, al contrario, seguendo una “linea editoriale” come un tempo accadeva nei festival con, ad esempio, retrospettive monografiche), si resta sempre molto sorpresi di fronte alle informazioni che vengono corredate a lato dei singoli restauri digitali, perché ogni volta ci viene raccontato che quella certa pellicola è stata salvata giusto un attimo prima del suo fatale deperimento.
La nuova edizione in 4K dell’ultimo film inglese hitchcockiano prima della trasferta americana, vale a dire La taverna della Giamaica (1939), presenta una versione dell’opera completamente – e sembra fedelmente – rinnovata. E se si vanno a verificare alcune inquadrature indicative, messe a confronto prima e dopo il restauro, c’è davvero da restare allibiti. La versione conservata al British Film Institute – un nitrato in negativo – sembrava fosse ridotta molto male, con un notevole numero di buchi sulla pellicola.
Ma, allora, se un film di Hitchcock – sia pure un film minore di Hitchcock – è stato recuperato a nuovo splendore e salvato dall’oblio per il rotto della cuffia, cosa sta succedendo – o cosa è già successo – a tantissimi altri film inglesi dell’epoca firmati da nomi molto meno blasonati di quello del regista di La finestra sul cortile? E questo, ovviamente, è un discorso che va allargato alla memoria cinematografica di tutti gli altri paesi, compresa la nostra. In cerca di restauri che valgano i titoli di un giornale, quanti altri restauri – forse più urgenti – stiamo tralasciando? Cosa si sta deteriorando definitivamente nelle varie cineteche?
Non bisognerebbe dimenticare, infatti, che la salvaguardia delle immagini del passato dovrebbe essere onnicomprensiva, allo stesso modo di quanto accade nelle biblioteche in cui tutto, anche l’ultimo dei giornali locali viene preservato.
Il caso paradossale di Per un pugno di dollari, restaurato nel 2007 in 2K e ri-restaurato quest’anno in 4K (anche se nella versione internazionale, mentre la precedente era la versione italiana), dovrebbe indurre alla riflessione e far sperare che presto vi possa essere un coordinamento internazionale – o, almeno, nazionale – che guidi la politica dei restauri digitali.
Del resto, quei film che oggi – in questi mesi, in questi anni – non verranno restaurati, forse solo tra cinque anni saranno definitivamente perduti o non più proiettabili, anche perché sarà sempre più difficile trovare proiettori 35mm.

Ma è, giustamente, il caso di parlare nel merito di La taverna della Giamaica, il cui restauro è stato messo in opera dalla Cohen Film Collection e dal British Film Institute. Nel celeberrimo libro-intervista di Truffaut a Hitchcock il film viene trattato, in poco più di mezza pagina, in modo sommario e sbrigativo; uno dei pochi casi in cui la definizione di film minore – che Hitchcock usava per diversi suoi titoli – viene condivisa dallo stesso Truffaut.
Eppure, in questa storia di contrabbandieri in Cornovaglia, è possibile rintracciare tutta una serie di caratteristiche tipicamente hitchcockiane: un cattivo affascinante e volutamente sopra le righe (interpretato da Charles Laughton), un eroe ritenuto ingiustamente colpevole e per questo inseguito, un erotismo dello sguardo che passa ovviamente attraverso la bramosia che i personaggi maschili rivolgono verso la protagonista femminile (in questo caso una Maureen O’Hara agli esordi, prima di diventare un volto classico del cinema fordiano, da Com’era verde la mia valle a Un uomo tranquillo), lo humour tagliente tipicamente britannico (qui addirittura portato agli eccessi vista la presenza del già citato Charles Laughton) e un raffinato sottotesto omoerotico. Quest’ultimo in particolare sembra essere il tratto più divertente e, insieme, quello più melodrammatico del film, visto che viene giocato nel rapporto (impossibile) tra il personaggio del giudice interpretato da Laughton e quello del maggiordomo, un rapporto fatto ovviamente di sottomissione ma anche di sotterranea tenerezza. E non è un caso che l’ultima inquadratura del film sia dedicata proprio allo sguardo perso del maggiordomo, che d’ora in poi si ritroverà malinconicamente senza più “padrone” (e di cui continua a sentir rimbombare la voce nelle orecchie per il modo tonitruante in cui questi pronunciava il suo nome, Chadwick).
Ma, se vi sono le tematiche classiche hitchcockiane, manca invece ne La taverna della Giamaica la regia personale e onnisciente dell’autore di Gli uccelli, che qui è oggettiva e piana (se non in un unico rarissimo momento in cui si segue in maniera sardonica e opprimente un movimento mellifluo di Laughton mentre si adagia su una poltrona), e la cui proverbiale arte della messa in scena, seppur sempre impeccabile, sembra priva di particolari guizzi.

Appare comunque curioso, guardando alla filmografia hitchcockiana, che sia il suo ultimo film inglese che il primo americano, vale a dire Rebecca, la prima moglie (1940), siano entrambi adattamenti da romanzi della scrittrice Daphne du Maurier, due film che guardano al passato dell’Inghilterra, l’uno (La taverna della Giamaica) in termini avventurosi e picareschi, l’altro (Rebecca, la prima moglie) sviluppandone gli aspetti inquietanti ed orrorifici. Una sorta di congedo dalla cara vecchia Merry England, prima dell’immersione nella ben più contemporanea e feroce America.

Info
Pagina dedicata al restauro di La taverna della Giamaica
La taverna della Giamaica prima e dopo il restauro su Vimeo
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