Mune – Il guardiano della luna

Mune – Il guardiano della luna

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Malgrado il lancio reciti “dai creatori di Kung Fu Panda”, Mune – Il guardiano della luna è in realtà un prodotto al 100% europeo: un riuscito film d’animazione che fa della varietà dei suoi riferimenti, e della sua leggibilità a più livelli, il suo principale punto di forza.

Il battesimo del Guardiano

Il Sole e la Luna, entità che garantiscono l’equilibrio del giorno e della notte, sono guardate a vista, e governate, dai rispettivi Guardiani: individui periodicamente eletti, con una grande responsabilità. Quando Mune, un fauno giovane e curioso, viene inaspettatamente eletto Guardiano della Luna, l’inesperienza lo porta a compiere un disastro. Nel frattempo, un vecchio Guardiano del Sole corrotto, esiliato nel sottosuolo, medita vendetta… [sinossi]

In un panorama come quello dell’animazione occidentale moderna, fatto di perfezione tecnica, di qualche buona idea, ma anche di storie e immaginari che sempre più spesso tendono a riproporsi sempre uguali a se stessi, fa piacere trovare, qualche volta, prodotti che escano un po’ fuori dal coro. È successo un paio di mesi fa con l’apparizione in sala de Un gatto a Parigi (risalente in realtà al 2010); succede di nuovo, ora, con questo apprezzabile Mune – Il guardiano della luna, diretto dai francesi Alexandre Heboyan e Benoit Philippon. Di nuovo un prodotto europeo, di nuovo tematiche che, pur restando nel solco di una concezione dell’animazione fruibile, leggibile nei suoi riferimenti (anche e soprattutto dal suo target naturale) mostrano una complessità e una problematicità sconosciuta alla maggior parte dei blockbuster del genere. Malgrado il lancio del film annunci che questo viene “dai creatori di Kung Fu Panda”, Mune è in realtà un prodotto al 100% europeo, nella fattispecie francese: solo Heboyan (qui al suo esordio alla regia di un lungometraggio, mentre Philippon aveva diretto il film live action Lullaby for Pi) ha effettivamente alle sue spalle esperienze di animatore per la Dreamworks, con lo stesso Kung Fu Panda e col successivo Mostri contro Alieni.

Se le precedenti collaborazioni del neo-regista hanno senz’altro influenzato (ma non in modo esclusivo) il character design del film, la confezione di Mune mostra anche altre e diverse suggestioni: i forti contrasti cromatici, le tonalità di blu e di giallo spesso compresenti, la costante dialettica luce/ombra e la decisiva fascinazione per la seconda (nel grembo del quale si svolge, in gran parte, la storia) rivelano una concezione del genere più vicina a un universo, autenticamente, fiabesco; che delle fiabe non ha paura di abbracciare anche il lato oscuro. La stessa storia, d’altronde, rimanda esplicitamente alla necessità di una compresenza di luce e oscurità, mutualmente necessarie e custodi di un equilibrio che si dà solo con accettazione e riconoscimento reciproci. Una visione, quindi, lontana per definizione da ogni manicheismo, che vede quantità diverse di bene e male (intesi come pulsioni naturali, sempre mutevoli e mai date una volta per tutte) in ognuno dei due campi: una concezione che fa pensare immediatamente all’animazione giapponese, e in particolare alle opere dello Studio Ghibli, richiamato anche in una cosmogonia (le creature della notte e quelle del giorno, la rappresentazione plastica e viva – come giganteschi animali ambulanti – dei due templi, la visione animista della nascita e del perpetrarsi della vita) molto lontana dalle narrazioni a cui il genere, nella sua variante mainstream e occidentale, ci ha abituati negli ultimi anni.

Il rifiuto di una divisione manichea, eccessivamente schematica, tra personaggi (e forze) positivi e negativi, si esplicita anche nello sviluppo della narrazione; che vede la tendenza al male, rappresentata visivamente da piccoli, incorporei serpenti bianchi, tentare di insinuarsi in molti dei personaggi. Nel corso della narrazione, apprendiamo che persino il villain principale ne è stato, a suo tempo, contagiato; e persino lui avrà (forse) la possibilità di sfuggirle.
Malgrado la complessità dei suoi riferimenti, e la lontananza del suo universo da quello della maggior parte dei prodotti di genere odierni, Mune resta un film fruibile e accessibile a un vasto pubblico (innanzitutto a quello più giovane): i motivi di base della storia (la necessità di credere in sé stessi, la scoperta e la valorizzazione di potenzialità innate, il riconoscimento dell’altro, e delle sue capacità, come necessario momento di crescita) sono universali e immediatamente leggibili, da tutte le categorie di spettatori. Resta, il film di Heboyan e Philippon, un ottimo esempio di prodotto fruibile a più livelli, in cui si può, se si vuole, cercare chiavi di lettura altre e meno scontate: la riflessione sulla natura del male, il suo carattere relativo, la possibilità teorica di qualsiasi elemento di essere generatore di vita o di morte (il corpo del guardiano corrotto, antagonista principale, è fatto al suo interno di fuoco; lo stesso elemento che, nell’entità del sole, genera invece la vita).

Visivamente, il film si rivela comunque molto accattivante, sia nella già citata gestione dei cromatismi, sia in un disegno dei personaggi che rivela un gusto spesso tendente a un immaginario freak, comunque mai scontato (va citata anche la figura, narrativamente interessante, della ragazza di cera, appartenente a un territorio di confine tra giorno e notte). Vanno rimarcate, inoltre, le sequenze in 2D con cui vengono rappresentati i sogni del protagonista, a sottolineare anche visivamente un universo onirico separato da quello in cui la storia si svolge: qui, l’animazione digitale cede il passo al disegno tradizionale, con un tratto stilizzato in cui si fanno più evidenti i legami con quell’universo anime e (soprattutto) manga, che è parte integrante dell’immaginario del film. Una scelta azzeccata e non banale, che colpisce l’occhio ma si rivela anche narrativamente funzionale; elemento che arricchisce ulteriormente un film che trova nella varietà dei suoi riferimenti, ma anche nella sua ottima compattezza, i suoi pregi principali.

INFO
Il trailer italiano di Mune – Il guardiano della luna.
Lo spot italiano di Mune – Il guardiano della luna.
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2 Commenti

  1. Santacroce 08/02/2015
    Rispondi

    Ciao ragazzi,
    forse sono in ritardo, ma vi scrivo ugualmente:
    grazie per la bella recensione di “Mune, il guardiano della Luna”! Io ero l’unico animatore italiano del team, e quindi se pensate che a qualcuno dei vostri utenti possa interessare come sia la vita dell’animatore italiano all’estero, fatemi sapere (risposta breve: si lavora tantissimo, si dorme poco, e si imparano un sacco di belle parolacce dai colleghi stranieri ogni volta che si piantano i computer.)

    • pippo 11/02/2015
      Rispondi

      L’unico italiano… vieni versi

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