How to Win at Checkers (Every Time)

How to Win at Checkers (Every Time)

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Il mondo della corruzione, il sistema sociale iniquo e la leva militare in Thailandia visti con gli occhi di un undicenne orfano che ha riversato tutto il suo affetto sul fratello maggiore. Al Far East 2015, How to Win at Checkers (Every Time) di Josh Kim.

Dame, moto e militari

I poveri quartieri periferici di Bangkok sono un mondo in cui si cresce molto rapidamente. Dopo la morte dei genitori l’undicenne Oat, la sorellina e il fratello maggiore Ek vanno a vivere con la loro zia. Ek lavora in un gay-bar, dove omosessuali e travestiti si prostituiscono. La sua relazione con Jai, figlio di una famiglia benestante, è iniziato quando i due erano ancora a scuola. Il loro amore viene messo alla prova il giorno della coscrizione obbligatoria annuale; è una lotteria a decidere chi deve fare il servizio militare e chi invece può rimanere a casa. Oat ruba i soldi di un piccolo boss della mafia locale al fine di corrompere chi di dovere per far sì che il nome di suo fratello non venga estratto nella lotteria. Ma le cose non vanno come il ragazzino aveva sperato… [sinossi]

Fra i vari tratti distintivi della produzione cinematografica thailandese, uno dei più interessanti (e rari) riguarda senza dubbio la messa in scena dell’omosessualità e del travestitismo. Laddove per molte nazioni il trattamento delle tematiche gay e lesbo è ancora un tabù, sia al cinema che in televisione, in quello che un tempo era noto come Siam la sessualità non ha mai rappresentato un problema di alcun tipo, anzi. Titoli come Love of Siam di Chookiat Sakweerakul e Beautiful Boxer di Ekachai Uekrongtham, baciati da un notevole successo di pubblico, dimostrano come non vi sia alcuna reticenza né da parte degli autori né da quella degli spettatori. Non deve dunque stupire la naturalezza con cui in How to Win at Checkers (Every Time) si dipana la storia dell’undicenne Oat, orfano dei genitori e cresciuto dalla zia insieme alla sorellina e al fratello maggiore Ek. Ek, che sembra aver cura soprattutto della sua motocicletta (che Oat vorrebbe imparare a guidare), è fidanzato con Jai, un ragazzo di famiglia benestante.

Non risiede nell’omosessualità di Ek, né nella discussione sull’identità sessuale, il centro narrativo di How to Win at Checkers (Every Time), primo lungometraggio del thailandese d’adozione Josh Kim, di nascita coreano-americano; il film, presentato prima all’interno di Panorama all’ultima Berlinale e quindi durante le giornate della diciassettesima edizione del Far East Film Festival di Udine, è un romanzo di formazione che vede Oat aprire gli occhi, nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, su problematiche ben più gravi e pressanti delle scelte sessuali del fratello e dei suoi amici.
La Thailandia descritta da Kim è una terra in cui regna sovrana la corruzione. Si comprano favori per evitare il servizio di leva (deciso da una lotteria a cui partecipano tutti i ventunenni: se il biglietto estratto è rosso si parte per il servizio militare di due anni, se invece è nero si evita la coscrizione), per oliare i boss locali, per vivere una vita solo decente. In questo senso il rapporto tra Ek e Jai rappresenta con ogni probabilità l’aspetto più interessante del film.

È la voce narrante di Oat a mettere in chiaro le cose, al momento di descrivere la coppia: “Jai è più ricco, più alto, più bianco… Tutte cose che Ek non è”. Più ricco, più alto, più bianco. La differenza, che distanzierà in modo irrecuperabile le loro vite, è tutta lì. Si tratta di una pura e semplice questione di classe: Ek non potrà mai competere, nella società thailandese, con un uomo più ricco. Il suo ruolo sociale è stato già deciso al momento della sua nascita, e la sua famiglia non possiede neanche i mezzi per corrompere chi di dovere. Un punto di vista politico netto, e non così facile da rintracciare in un’epoca storica in cui la Thailandia è caduta una volta di più nel baratro della gestione militare della cosa pubblica: mostra un notevole coraggio Kim, nel raccontare in How to Win at Checkers (Every Time) una nazione marcia nel midollo, violenta, sguaiata e priva di prospettive.
Se il film rischia di pagare dazio al visto censura in patria, è facile immaginare che il suo viaggio in giro per il mondo sia solo all’inizio: Kim, coadiuvato da una fotografia livida e che gioca molto bene sui registri notturni, tratteggia una narrazione semplice ma efficace, che non stratifica in maniera eccessiva i concetti e riesce comunque a scavare in profondità nella psicologia del protagonista. Un bildungsroman forse poco originale ma non privo di qualità, che rinverdisce la tradizione di una cinematografia che ha sempre guardato con particolare interesse alle storie pre-puberali e adolescenziali. Un’opera prima da non sottovalutare.

Info
Il trailer di How to Win at Checkers (Every Time).
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