The Eichmann Show

The Eichmann Show

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The Eichmann Show, in sala dal 25 al 27 gennaio per le celebrazioni della Giornata della Memoria, è una riflessione interessante (seppur irrisolta in alcuni suoi tratti) sulla capacità di racconto e reinterpretazione del mezzo televisivo.

Memoria e spettacolo

1961: dopo la cattura, in Argentina, del criminale nazista Adolf Eichmann, lo Stato di Israele decide di trasmettere in diretta, in mondovisione, le immagini del suo processo. È un evento senza precedenti nella storia: per la regia della trasmissione, viene chiamato dagli USA il regista Leo Hurwitz, già inserito nella lista nera del senatore McCarthy per le sue idee di sinistra… [sinossi]

È rivelatore, di suo, il titolo di questa produzione BBC, scelta quest’anno dalla Lucky Red per celebrare la Giornata della Memoria: non il racconto di un processo, ma quello di uno show, pensato, attuato e celebrato attraverso il mezzo televisivo. È proprio nella doppia dimensione di cronaca e spettacolo (e, all’interno di quest’ultima componente, nella scissione tra esigenze commerciali e istanze estetiche) il fulcro di The Eichmann Show – Il processo del secolo; sontuoso prodotto televisivo che ricostruisce uno dei processi che hanno goduto di maggior rilevanza e impatto mediatico nella storia recente. Il tema principale, oltre alla rinnovata indagine sul volto di un male tanto grande quanto apparentemente impenetrabile, è proprio il potere della televisione di narrare, mettere in forma di racconto e reinterpretare eventi che hanno segnato a fondo la storia; cercando di restituire motivazioni e pulsioni che mossero i loro protagonisti. Quello di Leo Hurwitz (documentarista statunitense inserito nella lista nera del senatore McCarthy, qui interpretato da Anthony LaPaglia) è un lavoro di disvelamento, che punta a restituire, del noto criminale nazista, un ritratto addirittura “più vero del vero”. Alla ricerca dei segni rivelatori di un’umanità che possano provare la tesi iniziale dello stesso Hurwitz (ovvero il carattere umano, quindi potenzialmente annidato in ogni individuo, di un male come quello nazista).

Quella che animava Hurwitz, e che lo mosse durante lo storico resoconto del processo celebrato a Israele, fu quindi una precisa concezione del lavoro del documentarista: non mero racconto e cronaca, ma piuttosto interpretazione della realtà e svelamento di suoi livelli profondi, che punti a verificare una precisa tesi (l’esistenza del male in qualsiasi essere umano). L’occhio dell’osservatore, emblematicamente reso invisibile nell’aula di tribunale (con l’abile scelta di celare le telecamere dietro muri costruiti ad hoc) viene quindi rimesso in primo piano, nelle intenzioni del protagonista, nel prodotto finale: Hurwitz non fa mistero di voler costruire un prodotto “a tesi”, che renda visibile (persino fieramente) lo sguardo dell’osservatore. Una concezione che va a collidere con le logiche che muovono e regolano il mezzo televisivo, incarnate dal personaggio del produttore Milton Fruchtman (che ha qui il volto di Martin Freeman): lo “show” a cui quest’ultimo ambisce è infatti un’entità decisamente più impersonale, che punti alla catarsi e alla rassicurazione (l’identificazione del male in un volto, con la sua dichiarata alterità) piuttosto che all’inquietante ipotesi di partenza del regista. Una tensione non risolta, ben descritta dal film di Paul Andrew Williams, che avrebbe consegnato alla storia un documento straordinario nella sua portata, quanto scisso nelle opposte istanze che lo mossero.

E scisso si rivela anche, nella sua resa estetica, questo The Eichmann Show: a partire dalla scelta (curiosa, ma narrativamente e visivamente efficace) di alternare la ricostruzione filmica alla mostra delle reali immagini di repertorio che caratterizzarono il processo. Il dinamismo insistito della regia si regge principalmente su questo: un montaggio che frammenta le sequenze e giustappone continuamente i veri protagonisti della vicenda (lo stesso Eichmann e il procuratore generale Gideon Hausner, principalmente) con i loro alter ego filmici. Il volto di Eichmann, le sue enigmatiche increspature, la sua esibita indifferenza di fronte all’orrore dei racconti e delle immagini che gli si snodano davanti (la stessa indifferenza che decretò, nella sostanza, il fallimento dell’intento di Hurwitz) provocano un turbamento che tuttavia, ci si rende conto, è in realtà extrafilmico: quasi contraddicendo il suo protagonista, Williams non si azzarda a chiedere al suo interprete di reinterpretare un male evidentemente visto come inconoscibile, incomprensibile nella sua interezza. Comunque arduo da mettere in scena. Così, una delle componenti più interessanti del film (la peculiarità del montaggio, e la sua efficacia in chiave ritmica) finisce per rappresentarne anche uno dei limiti: ciò accade laddove il regista delega al materiale di repertorio (e alla storia che esso racconta) la ricerca del coinvolgimento, piuttosto che farsene direttamente carico.

Un po’ pretestuosi si rivelano inoltre, nella sceneggiatura scritta da Simon Block, alcuni passaggi tesi a mettere in evidenza il pericolo corso dal produttore Fruchtman, e le continue minacce alla sua famiglia: tradotti dalla regia nella costruzione (un po’ fine a se stessa) di una struttura da thriller che resta irrisolta, presto sciolta dalla successione degli eventi a cui un prodotto come questo deve, forzatamente, attenersi.
Nella sua messa in evidenza del carattere mediatico di un evento fondamentale (e doloroso) come quello che descrive, nella sua riflessione sulle opposte valenze che la sua rilettura e la sua “messa in scena” possono incarnare, così come nella sua descrizione del carattere pervasivo del mezzo televisivo (che proprio in quegli anni iniziava a delinearsi) The Eichmann Show si rivela comunque un prodotto interessante. Una cronaca in parte irrisolta nelle sue ambizioni, a volte mancante della necessaria asciuttezza (ne è un esempio la parte finale) ma valida nel suo doppio carattere divulgativo e di riflessione su un periodo-chiave della storia umana, e sui diversi modi di approcciarlo.

Info
Il trailer di The Eichmann Show.
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