Chaotic Love Poems

Chaotic Love Poems

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Presentato nella sezione Voices dell’International Film Festival Rotterdam Chaotic Love Poems, il nuovo lavoro di Garin Nugroho, che riprende lo shakespeariano Romeo e Giulietta per trarne una storia tra due ragazzi indonesiani che si dipana tra gli anni Settanta e Novanta. Come sempre il regista non rinuncia al musical per un film che passa volentieri dal kitsch al sublime.

East Side Story

Rumi e Yulia – nomi che dovrebbero ricordare qualcosa – sono due bambini dello stesso vicinato negli anni settanta. Passano tra momenti buoni e cattivi, ma sono tenuti separati dai difficili rapporti tra i loro genitori. Quando crescono si aggiunge anche il caos nelle proprie vite… [sinossi]

Garin Nugroho è stato conosciuto per Opera Jawa passato a Venezia nel 2006, una trasposizione contemporanea del Rapimento di Sita, uno dei sette canti del Ramayana, l’antico poema epico sanscrito. Successivamente la sua filmografia integrale, che mostra sempre un interesse per le contaminazioni tra varie forme d’arte, è stata presentata a una retrospettiva dell’Alba International Film Festival. Non si avevano più sue notizie nelle manifestazioni cinematografiche internazionali a esclusione di Rotterdam che presentò nel 2013 il suo Soegija, anomalo (ma difficile dire cosa non sia anomalo nella carriera eclettica del regista) kolossal storico-patriottico celebrante la nascita della nazione indonesiana, con una discutibile visione positiva del colonialismo olandese, attraverso l’agiografia del vescovo giavanese Soegija, eroe nazionale. Un film in cui il tocco di Nugroho si fa sentire nell’uso pur limitato di canzoni che, pur diegetiche, conferiscono un vago senso di musical al film.

Anche questa nuova opera, Chaotic Love Poems, si potrebbe avvicinare a Opera Jawa: qui c’è Shakespeare, il musical e il teatro, ma lo stile non è più quello metropolitano, sporco, sgranato, e Nugroho adotta un’estetica kitsch dai colori sgargianti, in un film che sembra una sfilata di abiti colorati o un bouquet floreale. Tra Douglas Sirk (forse più nell’attualizzazione che ne fa Todd Haynes) e Jaques Demy. Un estetismo in molte parti (ma non sempre come vedremo) povero e semplice, vedi per esempio nell’uso del rosso in chiave di erotismo: il rossetto, i segni dei baci, in realtà finti, sulla camicia di Rumi, e poi il reggiseno, sempre rosso sgargiante. La macchina per cucire che a un certo punto compare nel film potrebbe essere la macchina da presa di Nugroho, un regista confezionatore e sarto, un regista di miele e saccarosio, un regista di arazzi, un’estetica da tappezzeria.

Il senso del film è anche quello di raccontare, ancora, la storia di una società, attraverso le vite di due adolescenti che crescono. La prima scena degli anni settanta, con i ragazzi che formano un concertino hippie, il rock ‘n’ roll, sembra abbastanza deludente e telefonata. Chaotic Love Poems in effetti soffre, oltre che di discutibili cadute estetizzanti, di quella che si potrebbe definire la sindrome di Tempesta di ghiaccio, il film di Ang Lee ambientato nell’America degli anni settanta, dove il regista fino all’ultima inquadratura deve esibire con sottolineatura qualcosa che richiami quel contesto storico e sociale. E senza la scusante che poteva avere il regista taiwanese nel rapportarsi a una realtà a lui lontana. Nugroho ci mostra invece le radio d’epoca di legno, e poi racconterà il passaggio del tempo attraverso le radioline portatili e la diffusione della televisione. E la comunicazione appare anche una metafora delle vite dei personaggi: il padre è assente e se ne andrà, pur essendo un riparatore di radio, strumento di comunicazione principale dell’epoca. I segni del passaggio delle epoche si vedono per esempio con l’esposizione del manifesto di Flash Gordon di Mike Hodges: siamo arrivati negli anni Ottanta, i Queen, il kitsch postmoderno.

Ancora Nugroho rimane fedele al senso del musical, con numerosi intermezzi di canzoni e di danza. E a un certo punto il film decolla dal piattume di cui sopra, con alcuni momenti magistrali che rivelano il ritorno del Nugroho potente di una volta. E già all’inizio sparge il film di segnali per alludere che il film non è quello che sembra. La prima scena, negli anni Novanta da cui partirà il flashback di Yulia, è in un contesto di una ferrovia dismessa, in quell’estetica postindustriale alla Opera Jawa, che contrasta con la scena, verso la fine, dei due innamorati davanti all’imponente e antico tempio. E all’inizio del flashback ci mette davanti a una sgradevole scena scatologica a indicare una sporcizia, una contaminazione di quel mondo tutto colorato. Chaotic Love Poems è un melò amaro che attraversa la storia dolente di un paese. Le bottiglie di limonata usate dai due ragazzi per scambiarsi messaggi, diventano molotov durante le proteste degli anni ottanta.

I grandi momenti del film sono ancora quelli in cui il regista scioglie i confini tra cinema e altre arti. Compare quindi il teatro, in un allestimento fatto dai protagonisti del film, che diventa uno straordinario momento di teatro delle ombre. C’è poi una costruzione che riprende palesemente il video Imagine di Zbigniew Rybczyński, artista multimediale che sicuramente piacerà a Nugroho: la carrellata laterale con lo scorrimento di stanze. E poi il momento di “rewind”, quasi alla Funny Games. Che serve per affermare che la vita non è un film che possiamo montare a nostro piacimento.

Info
Chaotic Love Poems, il trailer.
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