Grimsby – Attenti a quell’altro

Grimsby – Attenti a quell’altro

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Sacha Baron Cohen in Grimsby – Attenti a quell’altro è il perno, il protagonista, l’ideatore e lo sceneggiatore di una sfrenata commedia demenziale che flirta senza esclusione di colpi col pulp e col film di spionaggio, ironizzando in maniera sfrontata e dissacrante sugli inglesi, su Daniel Radcliffe, su Donald Trump, sul Medio Oriente, sulle associazioni benefiche…il risultato finale è però un esplosivo quanto becero calderone improntato a una comicità di situazione di una volgarità abnorme, che strappa solo di rado la risata e non riesce a mordere come dovrebbe, apparendo ben più gratuito e privo di costrutto di operazioni come Borat e Il dittatore.

Sacha Baron Cohen oltre ogni limite

Un agente segreto appartenente ai Black Ops inglesi è costretto ad allearsi con il fratello hooligan per via di un nuovo, delicato incarico. I due non sono in contatto ormai da tempo, ma la fuga che li attende diventerà un modo per riavvicinarsi. [sinossi]

In molte scene di Grimsby – Attenti a quell’altro si fa fatica a contenere lo sconcerto e lo sbigottimento, tale è l’assenza di limiti della volgarità proposta dal sempre più irrefrenabile Sacha Baron Cohen, che nel suo nuovo film da mattatore ha davvero superato se stesso, risultando perfino al di là del bene e del male. Siamo a Grimsby, la località del titolo, in un piccolo centro industriale marittimo dalle parti di Manchester. Nobby, interpretato proprio da Baron Cohen, è uno sboccato hooligan inglese con undici figli, una viscida fidanzata dalle forme giunoniche e un desiderio che lo tormenta da ventotto anni: ritrovare il fratello Sebastian, che ha il volto di Mark Strong, divenuto un agente segreto. L’incontro dei due dopo tanti anni di lontananza è il pretesto per inscenare un fuoco di fila impressionante di trovate demenziali e di situazionismo collocabile praticamente in ogni occasione tra il pecoreccio e il ributtante: Baron Cohen ha avuto carta bianca per questo progetto – lo si percepisce eccome – e il film è permeato dalla prima all’ultima sequenza dall’impronta inconfondibile del comico britannico, col redivivo Louis Leterrier ad assecondarne pigramente le follie da dietro la macchina da presa.

Dai coiti elefantiaci (no, non è una metafora, ma una scena disgustosamente letterale) a delle fellatio molto fraterne, Grimsby – Attenti a quell’altro dà vita a un caleidoscopico campionario dell’orrido che non si censura al cospetto di niente e di nessuno, lavorando sull’accumulo, sulle flatulenze corporali, sulla gag istrionica gonfiata attraverso elementi fisiologici imbarazzanti, doppi sensi triviali e sconcezze assortite. Nell’accozzaglia anarchica e caotica del film, com’è ovvio che sia, nulla viene risparmiato e ogni riferimento alla cronaca, alla politica e allo showbiz è un puro pretesto per incrementare ancor di più la dose di politicamente scorretto e di cattivo gusto, facendola schizzare (è proprio il caso di dirlo) alle stelle. In tale ammasso di sketch beceri e rivoltanti il rischio è però quello di venire subissati in maniera stucchevole, fino a soccombere: non tanto per ragioni di indignazione morale, dimensione che per altro è bypassata dal film con sprezzo del pericolo (e del ridicolo) e che potranno rivendicare solo i bacchettoni, quanto piuttosto per un’insopportabile sensazione di vuoto cosmico che traspare da una scrittura sempre uguale a se stessa, all’usurata, masturbatoria ricerca di risate basate sul medesimo, avvilente meccanismo. Se strappa delle risa, Grimsby lo fa insomma solo per sfinimento, mettendo alla corda uno spettatore provato da un sequela impietosa di aberrazioni.

Al di là della scurrilità scatologica da cinepanettone dei tempi d’oro, quel che genera più fastidio in Grimsby è dunque l’assenza di un orizzonte in grado di graffiare, al di là della provocazione da quattro soldi e dalla scorciatoia offerta dalla volgarità di quart’ordine. Anche la messa alla berlina del proletariato inglese, sulla carta un elemento corrosivo interessante e galvanizzato da una colonna sonora all british, è talmente sopra le righe da risultare annacquata, affastellata, priva di autentica cattiveria, a metà tra il fumetto e la cartolina grottesca: il malsano senso di disagio di Borat e de Il dittatore, film in cui Baron Cohen aggrediva modelli sociologici e politici reali smontandoli dall’interno in maniera dissacrante e impietosa, è qui un pallido e vago ricordo, smarrito tra eiaculazioni animalesche e contagi seriali di AIDS tra personaggi famosi, che si alternano a riferimenti al Medio Oriente e a prese per i fondelli del buonismo umanitario, senza però sortire effetti significativi. Tant’è che a un certo punto subentra l’enumerazione e il cinismo si sgonfia di pari passo con l’allungarsi della lista dei bersagli: Donald Trump, la FIFA, il calciatore Sterling, ex Liverpool ora al Manchester City, Noel Gallagher degli Oasis e Vin Diesel (ma si potrebbe continuare).
Un tiro al bersaglio che ci si può legittimamente godere ma del quale ci si dimentica in fretta, frastornati da una comicità che, esattamente come quella di Nonno scatenato con Robert De Niro e Zac Efron, in arrivo prossimamente nelle sale, raschia il fondo del barile scendendo a patti con una scrittura che prova ad azzerare ogni buon senso e ogni paletto dettato dal buon gusto, lasciandosi contaminare dall’ebbrezza del degradante e dai suoi echi fintamente trasgressivi. Un nuovo, estremo orizzonte post-morale della commedia sboccata, che prova a superare a destra le barbarie e l’assenza di censura del web, risultando però, paradossalmente, vecchissima, conservatrice e incredibilmente stonata.

Info
Il trailer di Grimsby – Attenti a quell’altro.
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