Liberami

Liberami

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Federica Di Giacomo con Liberami concentra l’attenzione sui casi di esorcismo in Sicilia. Un documentario inquietante e grottesco allo stesso tempo, tra le sorprese di Venezia 2016.

Il senso del possesso

Un film sul ritorno dell’esorcismo nel mondo contemporaneo. Il nostro mondo. Ogni anno sempre più persone chiamano “possessione” il loro malessere. In Italia, in Europa, nel mondo. La Chiesa risponde all’emergenza spirituale nominando un numero crescente di preti esorcisti e organizzando corsi di formazione. Padre Cataldo è un veterano, uno tra gli esorcisti più ricercati in Sicilia e non solo, celebre per il carattere combattivo e instancabile. Ogni martedì Gloria, Enrico, Anna e Giulia seguono, insieme a tantissimi altri, la messa di liberazione di padre Cataldo e cercano la cura a un disagio che non trova risposte né etichette. Fino a dove ognuno di noi, credente o meno, è disposto ad arrivare purché gli altri ne riconoscano il male? Cosa siamo disposti a fare per essere liberati, qui e ora? Questa è la storia dell’incontro fra la pratica esorcistica e la vita quotidiana, dove i contrasti tra antico e contemporaneo, religioso e profano risultano a tratti inquietanti, a tratti esilaranti. Un film non sulla religione ma su come la religione può essere vissuta. [sinossi]

Tra i non pochi pregi di Liberami, nuovo documentario diretto da Federica Di Giacomo, c’è quello di portare sullo schermo il tema dell’esorcismo evitando in ogni modo di adagiarsi sull’immaginario horror: non che dai vari casi di possessione documentati nel film non emerga uno stato di inquietudine, anzi, ma la regista ha l’accortezza di schivare tutte le facili seduzioni proprie della memoria cinefila. Semmai sembra la stessa istituzione ecclesiastica a rifarsi a frasi e situazioni intraviste nei film sull’argomento… Liberami approda al Lido quando oramai la Mostra si sta avviando verso la sua conclusione, e rinfocola il discorso tanto sulla selezione italiana presente al festival quanto sulle collocazioni ricevute nelle varie sezioni. In un concorso di Orizzonti a dir poco confusionario – discorso già affrontato in precedenti articoli, ma che torna a mostrare la sua urgenza – Liberami si è dimostrato uno dei pochi titoli “al posto giusto”, e non solo per la sua natura documentaria: rispetto a molte opere canoniche, o che fanno del bizzarro fine a se stesso una cifra stilistica, il film della Di Giacomo ha il coraggio di sperimentare sulla narrazione, di trovare nuovi significati a immagini metabolizzate da decenni di cinema di finzione, di donare chiavi di lettura alternative a fenomeni su cui in pochi hanno avuto l’ambizione di interrogarsi nella realtà.
Archiviato forse come gingillo a uso e consumo dell’horror, l’esorcismo è una realtà quotidiana per centinaia, migliaia di frati e preti in giro per il mondo. Una realtà viva anche in una nazione, come l’Italia, in cui il cattolicesimo ha ancora un posto privilegiato all’interno di molti nuclei familiari. Ma chi è questa massa di persone che ogni settimana si reca a messa da padre Cataldo, una messa di liberazione in cui i credenti cercano di espellere quel demonio che li fa impazzire, trascinandoli all’ingiuria e alla violenza? E chi sono questi uomini di chiesa che sacrificano l’intera vita a dare conforto a chi soffre a causa di Satana, e a condurre in porto una battaglia che non può avere fine?

Mettendo in mostra le stesse doti che era stato possibile ammirare nel precedente Housing (nel quale si affrontava il dramma di coloro che non hanno il coraggio di uscire dalla propria casa popolare per timore che qualcuno possa subentrare al loro posto, occupando l’appartamento), Di Giacomo tiene sempre la giusta distanza dai protagonisti in scena, ma non ha timore di partecipare anche emotivamente a ciò che sta avvenendo davanti ai suoi occhi. Per questo la camera è spesso vicino a coloro che d’improvviso, nel mezzo della messa, si lanciano a terra, gli occhi sgranati, urlando in sanscrito tutto il loro furore.
Così come non c’è alcun intento giudicante nelle riprese del film, non esiste alcuna eversione dalla norma nei gesti e nei comportamenti dei preti esorcisti: ben lontani dal vigore drammatico di padre Merrin e padre Karras, al lavoro ne L’esorcista di William Friedkin, i protagonisti di Liberami vivono una quotidianità persino serena, pur dovendo trattare ogni giorno con acqua santa, croci imposte sulla testa dell’indemoniato di turno, frasi recitate a memoria. Il paradigma più efficace di questa normalità dell’esorcista lo si raggiunge in uno degli apici del film, nell’esorcismo che padre Cataldo svolge al cellulare, in una telefonata che, a liberazione avvenuta, termina sui più cordiali auguri di buon Natale alla famiglia del posseduto.
Anche la possessione demoniaca, dopotutto, non è certo quella che il cinema ha sempre amato raccontare, vale a dire uno stato estemporaneo che può durare mesi o anche anni e che termina nel momento in cui l’esorcismo ha luogo. La possessione documentata in Liberami non è qualcosa da cui si può uscire in maniera definitiva, ma si tratta di momenti di isteria, di disagio (ognuno trovi il termine che preferisce) che possono arrivare sempre, senza preavviso. Sotto questo punto di vista una delle sequenze più dure del film, lo scatto di furia dell’adolescente Giulia – su di lei gli stessi genitori si improvvisano esorcisti, in casa – è abbastanza eloquente.

Conscia di maneggiare una materia in perenne bilico tra inquietante dramma e commedia grottesca, la regista non eccede in nessuno dei due profili, e Liberami si mantiene in equilibrio alternando sequenze non facili da digerire a vere e proprie immersioni nella commedia all’italiana. Ebbene sì, in Liberami è legittimo ridere di gusto, senza mai prendersi gioco delle persone in scena. Tenendosi distante dal discorso prettamente religioso, e cercando di conoscere i suoi personaggi senza trovare facili soluzioni ai loro turbamenti psicologici, Liberami riesce a entrare con forza in una realtà a dir poco invisibile e a raccontarla, con un grande gusto per la narrazione e una sincerità spiazzante. Viaggio in un’umanità confusa, spaventata e alla ricerca del senso del proprio essere al mondo, il film della Di Giacomo colpisce in profondità, dimostrandosi la più convincente visione italiana della Mostra insieme al bistrattato Tommaso di Kim Rossi Stuart e a Pagliacci, il cortometraggio diretto da Marco Bellocchio che ha aperto i lavori della Settimana della Critica.

Info
Liberami, una clip.
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