In Blue
di Jaap van Heusden
Esemplare frutto di una co-produzione europea, In Blue di Jaap van Heusden è la storia dell’incontro tra una hostess di volo olandese e un ragazzo di strada di Bucarest. Alla Festa del Cinema di Roma.
Sono un ragazzo di strada
Durante una corsa in taxi per raggiungere l’aeroporto di Bucarest, l’auto sulla quale viaggia Lin, assistente di volo per una compagnia olandese, investe un ragazzino di 15 anni, Nicu. Lin lo accompagna in ospedale, perdendo così il volo, per la prima volta in vent’anni di lavoro. Nicu cerca di attrarre a sé Lin con scherzi e battute e si offre di farle da guida turistica. Lin, incuriosita dal ragazzo, accetta. Tra i due nasce un rapporto che va al di là di una semplice amicizia. [sinossi]
Riadattando il nostro antico motto post-risorgimentale, si può dire senza remore che “fatta l’Europa, bisogna fare gli europei” e in un momento in cui si respirano venti di disgregazione, anche a livello nazionale, la cultura e in particolare un’arte di stampo popolare come il cinema, può e deve fare la sua parte per cercare quantomeno di identificare questa specie sconosciuta.
Con In Blue il regista olandese Jaap van Heusden si dedica proprio a raccontare le possibili dinamiche d’incontro tra due esemplari del Vecchio Continente, assai distanti per ragioni geografiche, culturali e generazionali. Protagonista del film è un’hostess olandese, Lin, la cui inappuntabile precisione in ambito lavorativo (ma anche domestico, come ben esprime il suo lindo appartamento) viene scalfita dapprima dal parto di una passeggera durante un volo e poi dall’incontro, a Bucarest, con un ragazzo di strada. Nicu, questo il nome del giovane, si getta letteralmente sotto il taxi di Lin, in corsa verso l’aeroporto, determinato a trascinare la donna, sospinta dal suo senso di colpa (al tempo stesso personale, come scopriremo, ma soprattutto sociale, data la sua condizione benestante), nel suo mondo sotterraneo. Nicu è infatti uno di quei ragazzi nati in seguito alla politica di incremento demografico di Ceausescu, che vietava aborti e contraccettivi, generando come effetto collaterale l’abbandono di infanti, poi cresciuti o in orfanotrofi o per le strade, con le fogne come rifugio e un tombino come porta d’accesso.
Morde, sniffa colla, si prostituisce nei bagni della stazione, dorme sotto terra con numerosi compagni di sventura Nicu, e probabilmente vede nell’incontro con questa donna dall’elegante uniforme blu (da qui il titolo del film) la sua unica possibilità di riscatto. Ma anche Lin ha le sue buone ragioni per dargli spago, dalla solitudine al non trascurabile senso di colpa borghese. Per lenirlo, inizierà a prendersi cura del ragazzo, prima accompagnandolo al pronto soccorso, quindi andandolo periodicamente a cercare nei gelidi ambienti della Gare du Nord, infine riservandogli gesti materni per lui sconosciuti, come sbucciargli una mela e spalmargli la crema sulle mani tagliate dal gelido inverno rumeno.
È un film sul bisogno ineludibile di prendersi cura dell’altro In Blue, che si tratti di un bambino, di un cane, di un ragazzo poco importa, è questa pulsione naturale e, se vogliamo (almeno questo ci dice il regista) femminile, in vero cuore pulsante del film. Ci si ritrova così a seguire gli andirivieni della protagonista, che parte e ritorna (sempre), concedendosi brevi soste a casa, dove a farle compagnia ci sono solo un grazioso cane chiamato Bondi e l’anziana madre dog-sitter. Dal canto suo, Nicu prosegue la sua esistenza disperata e disperante, addolcita di quando in quando dalle furtive visite alla sorellina rinchiusa in orfanotrofio.
Quanto alle permanenze di Lin a Bucarest, inizialmente queste sono alquanto ripetitive, tra brevi soste sul lago ghiacciato, sortite sul tetto di palazzi semi-demoliti, qualche momento di folklore (Nicu le insegna una danza tipica). Fino alla scoperta, quasi fosse un colpo di scena, della motivazione personale di questo suo “prendersi cura”, una motivazione tutto sommato esornativa, se davvero l’obiettivo del regista era quello di raccontarci l’incontro tra due europei. Attribuire infatti a un evento pregresso le premure di Lin verso Nicu appare una scelta narrativa controproducente, o forse estremamente pessimista. Perché mai infatti una hostess olandese dovrebbe avere un trauma alle spalle per fare amicizia con un quindicenne di Bucarest?
Oltre a lasciar trasparire questa scarsa fiducia nell’interesse umano del suo personaggio femminile, Van Heusden lo priva anche di fatto di una vita autonoma che comprenda magari interessi e aspirazioni, al di là della sua divisa bluastra. Quanto a Nicu, anche di lui non si sa molto, solo quegli elementi (la colla, l’eroina, la prostituzione, la vita sotterranea) che già i reportage di cronaca ci hanno mestamente fornito. Inoltre, il regista sembra voler regolarmente evitare i conflitti esacerbati, i traumi più forti, lanciando giusto qualche accenno a temi come l’aborto, la tossicodipendenza, la diffusione dell’AIDS tra i giovanissimi abitanti del sottosuolo di Bucarest.
È dunque un film acerbo In Blue, magari ben diretto e interpretato, ma che resta il frutto un po’ raggelato di una co-produzione europea (tra Olanda e Romania) di certo edificante, ma priva di quel coraggio – l’attrazione sessuale tra i protagonisti viene troppo rapidamente elusa – che le avrebbe consentito di esprimere più a fondo il dramma dei personaggi e le loro identità, senza lasciare tutto relegato a dialoghi e ambientazioni o, peggio, a una videochiamata esplicativa che fa scemare ogni tensione e di fatto costringe i personaggi a chiudere il loro percorso in una maniera brusca e inconcludente. E se due personaggi in questione non hanno nemmeno un’identità propria, quella reale “europea” non può che essere lontana.
Info
La scheda in In blue sul sito della Festa del Cinema di Roma.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: In Blue
- Paese/Anno: Olanda, Romania | 2017
- Regia: Jaap van Heusden
- Sceneggiatura: Jaap van Heusden, Jan-Willem den Bok
- Fotografia: Melle van Essen
- Montaggio: Jasper Quispel
- Interpreti: Ada Gales, Bogdan Iancu, Ellis van den Brink, Maria Kraakman, Maria Rainea, Patrick Vervueren
- Colonna sonora: Minco Eggersman
- Produzione: Caviar Films, IJswater Films, Strada Film
- Durata: 102'




