Dionisio nel ’69

Dionisio nel ’69

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Presentato nella retrospettiva su Brian De Palma del Torino Film Festival Dionisio nel ’69 è uno dei primi film del regista, una ripresa teatrale di un lavoro di William Finley, un’opera in cui trapelano le inquietudini dell’epoca, come lo spirito di libertà sessuale. Una brillante prova di regia.

Brian De Palma e il cinema anti-dionisiaco

Invitato ad assistervi dall’amico-attore William Finley, De Palma si innamora dello spettacolo Dionysus in ’69, una rilettura sperimentale di Le Baccanti di Euripide messa in scena al Performing Garage dal gruppo teatrale newyorchese The Performance Group e diretta da Richard Schechner. Decide così di filmarla; e per renderne meglio l’ideologia del confronto-scontro fra attori e pubblico, usa per la prima volta lo split screen, due cineprese sul palco e due sugli spettatori. [sinossi]

Una rappresentazione di teatro-performance, sulla scia del Living Theatre, è quella che piacque tanto al giovane Brian De Palma nel 1969, invitatovi da quello che sarebbe diventato un suo sodale attore, William Finley. Dionisio nel ’69 è una messa in scena in uno spazio teatrale off, tipico dell’ambiente culturale underground newyorchese che potrebbe ricordare l’approccio al teatro del film Vanya sulla 42esima strada di Louis Malle, dove la rappresentazione inizia senza soluzione di continuità con ciò che la precede, l’ingresso del pubblico nello spazio. Nel film De Palma include anche i momenti di training degli attori che fanno parte dello spettacolo stesso. Viene poi abolita qualsiasi separazione tra pubblico e performer, tra palcoscenico e platea, già dallo spazio teatrale stesso, che è una grande garage dove gli spettatori si collocano dove vogliono, fino ad arrivare poi al finale dove anche la costrizione dello spazio chiuso è infranta e teatranti e spettatori (e le macchine da presa di Brian De Palma) escono all’esterno. Coerentemente con questo assunto, il giovane cineasta sceglie di usare lo split-screen per tutta la durata della performance. Questo permette di moltiplicare i punti di vista, uscendo dalla piattezza del teatro filmato, e restituendo così la concezione di una forma d’arte dove infiniti sono i possibili sguardi, a differenza del cinema. E allo stesso tempo restituisce la dimensione di quello spettacolo underground, illudendo anche lo spettatore del cinema di essere pienamente dentro la scena. Spesso anche le macchine da presa sono visibili, fanno parte dell’inquadratura, non c’è coerentemente bisogno di occultare.

All’interno dello stesso allestimento teatrale si esce spesso dal testo di Euripide, gli attori sono più volte nominati con il loro vero nome, e non con quello dei propri personaggi. In una battuta si allude proprio all’attore e alla compagnia. Vi è quell’aggiunta finale che fa riferimento al potere politico, che nel testo è rappresentato dal re di Tebe Penteo, all’uscita dallo spazio teatrale per andare nelle strade. E ci sono quei momenti di nudità e promiscuità in scena, nell’orgia delle Baccanti, tipici della scena teatrale underground dell’epoca, coerenti con il clima di liberalizzazione sessuale di quegli anni, ma anche con la messa in scena dell’autentico spirito dionisiaco dell’Antica Grecia.

Dionisio nel ’69, visto nell’ambito dell’omaggio a Brian De Palma della 35esima edizione del Torino Film Festival, costituisce un banco di prova per il giovane regista. Per lo split-screen anzitutto che userà tante volte nella sua carriera (in Le due sorelle, Carrie, Vestito per uccidere, Omicidio in diretta, Femme Fatale), sempre nell’ottica di raddoppiare i punti di vista. La presenza stessa di William Finley che tornerà in chiave teatrale nel ruolo di fantasma dell’opera, in Il fantasma del palcoscenico. E poi il massacro delle Baccanti, apice grandguignolesco con sovrabbondanza di sangue, che De Palma metterà spesso in scena, si pensi solo alla perte finale di Carrie, lo sguardo di Satana.

Non a caso, probabilmente, la compagnia The Performance Group di Richard Schechner ha scelto di allestire proprio quel testo, simbolo di un’avanguardia che è un ritorno al teatro ancestrale. Le Baccanti di Euripide, scritto tra il 407 ed il 406 a.C., è considerato da sempre il testo che pone fine a una certa forma di teatro in favore una concezione diversa e moderna che prevede anche il cinema. Protagonista è lo stesso dio del teatro Dioniso, simbolo di un teatro come rito collettivo, fondato sulla partecipazione, sulla non completa distinzione tra attori e spettatori. Il personaggio, negativo, di Penteo, il re di Tebe che rappresenta così il potere politico, si oppone a questo statuto e fa imprigionare Dioniso non riconoscendone la natura divina. Penteo ambisce a vedere e a non essere visto, per spiare di nascosto l’orgia delle Baccanti. Penteo è il voyeur e rappresenta in quanto tale il prototipo dello spettatore moderno, tanto del teatro quanto, per forza di cose, del cinema. E De Palma da qui in poi si confermerà come interprete di quel voyeurismo che è l’essenza stessa, e la metafora, della settima arte e fautore di quel meccanismo di scopofilia che fonda il cinema horror e thriller, nella strada indicata da La finestra sul cortile e L’occhio che uccide. Mettendo in scena l’atto stesso di spiare in film come Le due sorelle, Vestito per uccidere, Omicidio a luci rosse, finanche a estenderlo alla dimensione sonora, uditiva in Blow Out.

Info
La scheda di Dionisio nel ’69 sul sito del Torino Film Festival.
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