Malmkrog
di Cristi Puiu
Presentato nella sezione Encounters della 70 Berlinale, Malmkrog è la nuova opera di Cristi Puiu, uno dei protagonisti del nuovo cinema rumeno, che riesce nell’impresa di adattare per il cinema I tre dialoghi del filosofo russo ottocentesco Vladimir Sergeevič Solov’ëv. Un’opera che pone le basi per tematiche contemporanee, come l’Europa o il concetto di guerra.
I teologi della neve
Nikolai, un anziano latifondista in gravi condizioni di salute, mette la sua tenuta di campagna a disposizione di alcuni amici, tra i quali un politico, una contessa, un generale e sua moglie. Il tempo passa in lunghe discussioni sulla morte e l’Anticristo, il progresso, la moralità, la guerra, l’Europa. Ognuno degli ospiti espone la sua visione del mondo, della storia e della religione. [sinossi]
Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate. È la celebre definizione di Hitchcock che tra un po’ troveremo nei bigliettini dei biscotti della fortuna o dei baci Perugina. Ovviamente si tratta di un punto dei vista, dei tanti possibili sulla Settima Arte, come dimostra il percorso di Cristi Puiu, uno dei cardini del nuovo cinema rumeno. Autore che già con Aurora sembrava muoversi in un’ottica di negazione di quella concezione hitchchockiana, con una storia dove una scena d’omicidio in un garage veniva come diluita in tre ore di film, nella vita quotidiana dei personaggi. Così è anche l’ultima opera del regista, Malmkrog, duecento minuti di conversazioni filosofiche e teologiche, densissime, secondo un encefalogramma piatto drammaturgico, in senso čechoviano, dove improvvisamente deflagra una sparatoria con una strage, il climax dell’opera. Non esattamente l’unico, c’era stata anche la tensione per lo svenimento di uno dei personaggi, quello di Olga, alla fine del primo pezzo del film. A seguito della sparatoria il ritmo del film torna atono, come se nulla fosse successo, in realtà perché la narrazione, suddivisa in parti, non segue un ordine cronologico.
Un paesaggio della campagna russa, innevato, algido, bruegeliano, dove campeggia una grande e lussuosa dacia, quella di Nicolai, anziano possidente terriero, malato, allettato, accudito in tutto e per tutto dalla servitù, che lo lava, lo pulisce, gli serve i pasti. Ciononostante la casa è viva, popolata da un gruppo di ospiti, intenti in speculazioni filosofiche, teologiche attorno ai massimi sistemi. Un’agonia, come quella del signor Lazarescu, che rimane perlopiù fuori campo: solo in un paio di scene vediamo Nicolai, ma sappiamo che è nella sua stanza da letto, mentre gli ospiti proseguono nel loro conversare. Cristi Puiu mette in scena così I tre dialoghi del filosofo cristiano russo ottocentesco Vladimir Sergeevič Solov’ëv, opera che segna un passaggio di secolo, scritta nel 1899, sulla fine della storia e sull’Anticristo, con grande influenza sul pensiero russo a venire. Le lunghe discussioni filosofiche riflettono un pensiero ottocentesco, che potrebbe sembrare ormai obsoleto. Eppure, a ben vedere, il mondo attuale è ancora fortemente impregnato di quelle impostazioni filosofiche, riscontrabili anche in molti assetti geopolitici. Tra i partecipati al convivio, si accarezza ancora l’idea, da un lato, di sconfiggere la morte, seguendo il sogno di un pensiero positivista. Si parla di volontà divina, di necessità di servire Dio, riproponendo come in uno schema intrinseco il rapporto servi/padroni. Si parla molto di Europa, vista da quegli intellettuali russi, che si sentono pienamente europei, come avamposto di civiltà contro l’avanzata dell’influenza dei paesi asiatici (i mongoli). Qualcuno parla della necessità di unirsi all’Europa per la civilizzazione della Turchia. Il concetto di civilizzazione, salvifica nei confronti di una condizione selvaggia dell’umanità, è molto insistito. Si disquisisce a lungo della guerra, e si riflette sull’eventuale contraddizione tra questa e il pensiero cristiano, Vangeli alla mano. La guerra può non essere il male assoluto, osserva qualcuno, ci possono essere varie gradazioni e a volte uccidere è meglio di non uccidere. Si parla in francese, non in russo. Il linguaggio colto, aristocratico, di chi è abituato a partecipare a feste a Monte Carlo. Puiu insiste molto a mostrare la servitù, che fa parte di quella ritualità di servire tavole imbandite secondo rigidi schemi formali, di servire il tè dal samovar, nel far parte di una composizione liturgica, di gesti e movimenti. Il senso è chiaro nel ritrarre un’umanità in cui la filosofia, la parte più alta del pensiero, della civiltà, è sempre stata un’attività appannaggio dei ceti aristocratici, parassiti, di élite nullafacenti che potevano permettersi il lusso di pensare, di speculare. I pensieri espressi nel film, da vari personaggi, non possono essere stati improvvisati, ma si deve trattare evidentemente del frutto di lunghi studi.
Per la prima volta Cristi Puiu realizza un’opera di ambientazione storica. E lo fa con uno stile di regia che riflette le ambiguità tematiche di cui sopra. La perfezione formale, kubrickiana, le simmetrie delle inquadrature in stanze riccamente decorate, nelle disposizioni a tavola. Ci sono composizioni dell’immagine ricchissime di elementi e personaggi, a volte alludendo a figure esterne, nascoste, rivelate da un dettaglio o da uno specchio come nella struttura de Las Meninas. Ma la mdp non sempre è un punto fermo, una garanzia di sicurezza come la religione in buona parte della storia del pensiero. Puiu attraversa quegli spazi, segue i dialoghi con delle misurate panoramiche a schiaffo. Quando, alla fine del primo segmento, Olga sviene nella concitazione generale, la mdp oscilla, galleggia senza motivo. Malmkrog, presentato nella sezione Encounters della 70 Berlinale, è un film dove la previsione dell’Anticristo riflette l’agonia dell’Europa e del pensiero occidentale, nella sua pretesa di essere il pensiero dominante.
Info
Il trailer di Malmkrog.
- Genere: drammatico, storico
- Titolo originale: Malmkrog
- Paese/Anno: Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Romania, Serbia, Svizzera | 2020
- Regia: Cristi Puiu
- Sceneggiatura: Cristi Puiu
- Fotografia: Tudor Vladimir Panduru
- Montaggio: Andrei Iancu, Bogdan Zărnoianu, Dragoș Apetri
- Interpreti: Agathe Bosch, Diana Sakalauskaité, Frédéric Schulz-Richard, István Téglás, Marina Palii, Ugo Broussot
- Produzione: Iadasarecasa, Mandragora
- Durata: 200'





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