The Roads Not Taken

The Roads Not Taken

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Presentato in concorso alla 70 Berlinale, The Roads Not Taken di Sally Potter è un film sulle vite parallele, sui percorsi della vita, sul caso. Niente che non si sia già visto, il film rimane superficiale tanto sul discorso della malattia mentale che su quello delle strade possibili da percorrere, perdendosi all’interno di una confezione stucchevole e in definitiva scialba.

Al cimitero con Salma

Una giornata nella vita di Leo e sua figlia Molly, mentre affronta le sfide della mente caotica di suo padre. Il viaggio di Leo assume un carattere allucinatorio mentre contempla le vite alternative che avrebbe potuto vivere. [sinossi]

Molly è una bella ragazza che si dedica anima e corpo ad assistere il padre Leo, affetto da una forma di disabilità mentale, senile o qualcosa del genere. Leo è di origine messicana, stabilitosi negli Stati Uniti ormai da trent’anni. La giovane donna raggiunge il padre nella sua abitazione per portarlo dal dentista. Qui ha inizio The Roads Not Taken, il nuovo film di Sally Potter, presentato in concorso alla 70esima Berlinale. Nonostante il soggetto, e nonostante la regista rivendichi di conoscere bene la situazione di malattia mentale, per due situazioni di congiunti, questo contesto di disabilità è un pretesto per utilizzare una forma di alterazione dello stato cognitivo come rampa di lancio per dei viaggi del protagonista nelle vite parallele. Percorsi in ipotetiche esistenze alternative che si sarebbero verificati se si fossero compiute scelte diverse o se il caso, o magari il destino, avesse deciso altrimenti in certi episodi cruciali. Il titolo riprende in effetti quello di una delle più famose poesie americane, di Robert Frost, incentrata sulle scelte della vita e sull’impossibilità di tornare indietro una volta che queste siano state compiute. Così Leo si immagina di essere invecchiato insieme al suo primo amore in Messico, oppure di vivere da scrittore in qualche isola greca.

Due temi in parallelo, da un lato quello della diversa abilità mentale, dall’altro quello delle ‘sliding door’. Ma il problema di The Roads Not Taken è che nessuna delle due strade viene imboccata e sviluppata fino in fondo. Il film non è assolutamente credibile nel mettere in scena uno stato di sofferenza, come quello di chi vive, in prima persona o in quanto famigliare, una situazione di disabilità psichica, o di demenza senile. Javier Bardem, che pure è un bravo attore, ce la mette anche tutta a recitare biascicando, ma alla fine la condizione di malattia mentale risulta ben edulcorata. Non un eccessivo problema se questa non dovesse che fungere da pretesto per il secondo discorso del film, quello delle realtà parallele. Caso o destino? Anche qui il discorso, che si presterebbe a ponderosi approfondimenti, scivola via velocemente. La settima arte in merito ha saputo elaborare ben altre opere, da Kieślowski in giù. E non c’è mai ambiguità, mai un momento di grigio, tra realtà e sogno. A parte forse quella conclusione in cui Leo, nella sua confusione tra stati di realtà e sogno, vede due Molly. Qui Sally Potter non usa nemmeno effetti speciali, una delle due è sempre di spalle, secondo un vecchio sistema che funziona su una sospensione dell’incredulità che però qui fa davvero fatica a innescarsi.

Va riconosciuto il mesterie di Sally Potter, la capacità di raccordare di continuo i tre livelli, con montaggi analogici, con accostamenti nella posizione di Leo. Lui a letto, oppure in fuga in motoscafo e alla deriva nella realtà. Lui che fuma una sigaretta i Grecia e che si prepara al trapano del dentista a New York. Oppure l’insistere sulle strade, non solo metaforica, già da quella biforcazione in cui si separano il protagonista e la moglie messicana. Tutta l’intelaiatura su cui è costruito The Roads Not Taken appare al puro servizio di un film con grandi star, come Javier Bardem, Salma Hayek ed Elle Fanning. Sarà venuta prima la sceneggiatura che prevede una parte in Messico o prima la decisione di ingaggiare la messicana Salma Hayek e l’ispanofono Javier Bardem? E allo stesso modo è piatta e scolastica la fotografia che si diversifica nei vari livelli del racconto. La luce calda che ravviva i colori del Messico con le sue case dalle pareti color marrone vivo e i suoi paesaggi nel deserto. Gli inevitabili azzurro e bianco della Grecia, del mare e delle tipiche abitazioni, e a panoramica mozzafiato, della grande metropoli, con relativo skyline, una New York illuminata. Ma non si esce dall’estetica da cartolina, tutto si presta a un’esibizione di paesaggi turistici. Persino la scena del cimitero in Messico, dove Leo ritrova la moglie, è giocata su stucchevoli tonalità pastello decorate dalla luce delle tante candele. Cimitero con l’attrice che di nome fa Salma. Un umorismo involontario, nella lingua italiana, per un film che è già morto in partenza.

Info
The Roads Not Taken sul sito della Berlinale.

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