Un couple
di Frederick Wiseman
Una delle poche incursioni di Frederick Wiseman nel territorio convenzionalmente considerato come fiction, Un couple è la messa in scena di brani dei diari e della corrispondenza epistolare di Sofia Tolstoj con il marito, il grande romanziere russo. Un film giocato su uno straniamento che pare un tradimento del cinema della realtà del grande documentarista, eppure il suo linguaggio cinematografico ritorna.
Guerra e pace coniugali
Sullo sfondo di un paesaggio naturale di boschi, scogli e piante in piena fioritura, il monologo di Sofia Tolstoj sulle gioie e i dolori della vita insieme al marito, l’autore cardine della letteratura russa, liberamente tratto dalle lettere che si scrivevano e dalle pagine dei loro diari. [sinossi]
Scogli su cui si infrangono flutti, sentieri nel bosco, laghetti e fiori di tutti i tipi e colori frequentati dalle api. Con un montaggio di inquadrature lunghe, dalla funzione perlustrativa del luogo che sarà protagonista del film, tipico del cinema documentario del regista, come tipiche sono le api o le laboriose formiche, inizia Un couple. Si tratta di una tra le poche incursioni di Frederick Wiseman al cinema considerato di finzione, la terza per la precisione, presentato in concorso a Venezia 79. Wiseman entra come sempre in punta di piedi in questo luogo incantato – si tratta del giardino La Boulaye sull’isola di Belle Île in Bretagna – dove trionfa la natura primordiale, nel conflitto degli elementi primari in un’atmosfera che una citazione da Byron ci porta al Romanticismo. Pari spazio è anche l’osservazione della natura antropizzata in raffigurazioni alla Monet, cespugli fioriti, laghetti, ninfee. Un contesto dove vengono messe in scena in forma di monologo le parole di Sofia Tolstoj, rivolte al marito, il grande romanziere russo. Parole spesso dure, di risentimento, da cui emerge un rapporto matrimoniale sofferto, nei confronti dell’autore di Anna Karenina e di tantissimi ritratti femminili. Un rapporto tormentato e conflittuale che proprio sulle missive trovava il suo perno. Alla vigilia stessa del matrimonio, lo scrittore fece leggere a Sofia il suo diario privato.
Sofia, interpretata dalla straordinaria Nathalie Boutefeu, si rivolge al marito e guarda in camera, in una delle poche scene in interni, in una stanza al lume di candela su un leggio. Inizia a declamare il suo monologo epistolare, ma solo alla fine della scena inizia anche a scrivere. Nelle poche volte in cui si vede un foglio e una penna, un possibile atto di scrittura, o di lettura, questo non è tendenzialmente coordinato con il flusso verbale della protagonista. Si ha così una prima forma di dissociazione che prosegue in un lavoro continuo di straniamento, che si fonda sulla recitazione non naturalistica, sulla separazione del racconto con la location che fa da sfondo, che tutto può essere fuorché un paesaggio russo. Centrale in questo discorso è anche lo sguardo in camera che il Wiseman documentarista considererebbe blasfemo. Anche in primo piano l’attrice lavora teatralmente con la quarta parete, come in connessione con il vuoto, ignorando del tutto la presenza della camera e dello spettatore. Solo in rarissimi e brevi momenti, come in una punteggiatura, legati a punti di climax del testo o al suo rivolgersi al marito come per incalzarlo, lo sguardo di Nathalie Boutefeu incrocia quello della camera e dello spettatore, atto che accompagna con leggerissimi quanto dirompenti movimenti del capo.
Terzo film di finzione si è detto per Wiseman, che nasce comunque dal suo amore per le arti performative, di cui si è fatto carico in tante sue opere, Ballet, La danse, Crazy Horse, che prevedono inserti di danza nel flusso complessivo dell’opera, solitamente di lunga durata. Gli altri due film di fiction sono Seraphita’s Diary e La dernière lettre, sempre degli ‘one woman show’, il primo pure con una connessione ai diari della protagonista, il secondo ancora su un atto di scrittura, l’ultima lettera al figlio di una donna pronta all’arrivo dei nazisti nell’Ucraina del 1941, da un romanzo di Vasily Grossman. Il punto di vista femminile diventa la chiave per far cortocircuitare scrittura, letteratura, reading teatrale e cinema. Ma quello che Wiseman si porta dietro dal suo cinema del reale, è la spontaneità, la naturalezza del flusso di immagini e parole, il loro accostamento, comprensivo della dimensione suono, il suo indugiare sulle immagini, osservarle. In fondo l’isola di Un couple, con il suo giardino, i boschi, gli scogli, i laghetti, rappresenta come un organismo vivente, una struttura complessa che funziona secondo una propria fisiologia, proprio come quelle istituzioni da sempre al centro del cinema del regista.
Info
Un couple sul sito della Biennale.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Un couple
- Paese/Anno: Francia, USA | 2022
- Regia: Frederick Wiseman
- Sceneggiatura: Frederick Wiseman, Nathalie Boutefeu
- Fotografia: John Davey
- Montaggio: Frederick Wiseman
- Interpreti: Nathalie Boutefeu
- Produzione: Zipporah Films
- Durata: 64'

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