The Quiet Girl

The Quiet Girl

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The Quiet Girl, esordio alla regia di un lungometraggio per Colm Bairéad e maggior incasso in patria per un film parlato in irlandese, è il racconto minimale e diretto quasi esclusivamente alla commozione di una bambina che scopre la cura e l’affetto che non aveva mai ricevuto dalla sua famiglia. Questa piccola storia sentimentale, lineare, basata in gran parte sul non detto, a un anno dalla sua proiezione alla Berlinale è riuscita a ottenere la candidatura all’Oscar come miglior film internazionale, prima volta per un film parlato in gaelico.

It’s, oh, so quiet…Shhhh Shhhh…”

A ridosso del parto della madre, che sta per dare alla luce il sesto figlio, la piccola Cáit viene mandata dalla sua povera e disattenta famiglia a trascorrere l’estate a casa di lontani parenti. Con loro la bambina scoprirà la cura e l’affetto che non aveva mai conosciuto… [sinossi]

Esordio nel lungometraggio di finzione del regista irlandese Colm Bairéad, The Quiet Girl è uno di quei film che nel corso di un anno hanno fatto una piccola ma inesorabile scalata fino ad arrivare a essere la prima opera parlata in irlandese candidata all’Oscar come miglior film internazionale della storia. La sua fortuna nasce un anno fa, quando è stato presentato nella sezione Generation KPlus – dedicata ai film sull’infanzia – della Berlinale 2022 vincendo il premio della giuria e una menzione speciale da quella formata dai bambini. In seguito è stato presentato ad altri festival, ottenendo vari riconoscimenti, ha ovviamente sbancato agli Irish Film Awards, è stato un successo al botteghino domestico (a oggi è il maggior incasso per un film parlato in irlandese) fino a entrare, un po’ a sorpresa, nella cinquina degli Oscar. Il film è un adattamento di Foster, novella – scritta in inglese – della scrittrice Claire Keegan apparsa dapprima sul New Yorker nel 2009 e in seguito diventata un racconto più ampio, e mette in scena alcuni significativi mesi nella vita di Cáit (Catherine Clinch), silenziosa e introversa bambina di 9 anni che a malapena sa leggere ed è così timida da preferire nascondersi nell’erba alta che parlare con qualcuno. Anche se il sapore della storia è Ottocentesco, siamo all’inizio degli anni ’80 del Novecento e, nella campagna lontana dalla modernità, la sua famiglia ben poco affettuosa ma molto numerosa non si prende in nessun modo cura di lei: la madre sta per sfornare un altro figlio, il sesto, che dovrebbe venire al mondo più o meno quando una delle mucche della loro fattoria in rovina darà alla luce un vitellino, come apprendiamo da un dialogo all’inizio del film. Non accudita dai genitori poveri e trasandati, in un contesto di gravidanze e anaffettività, Cáit viene portata dalla cugina della mamma dopo la fine della scuola, per stare con lei e il marito a tempo indeterminato: più un modo per non doversi occupare di Cáit neanche per il pranzo e la cena che altro, da parte dei genitori della bimba; una maniera invece per prendersi cura di una ragazzina da parte della famiglia che l’accoglie e con cui si stabilirà un legame sempre più forte, sinuoso e inesorabile. Cáit non sa quanto tempo trascorrerà in questa nuova e ben più funzionante fattoria, né se le attenzioni immediate e materne di Eibhlín (Carrie Crowley) e via via crescenti del marito brusco, Seán (Andrew Bennett), diventeranno la sua nuova vita, ma sentirà che l’amore è qualcosa di tangibile e la famiglia è dove siamo amati, al di là della biologia e dai legami di sangue.

Lineare racconto sentimentale, The Quiet Girl è un film scandito da azioni minimali, osservazioni minute ma puntuali, non detti ed emozioni che si fanno strada un po’ alla volta permettendo allo spettatore di scrutare il mondo con quel misto di paura e sorpresa (che si fa un alcuni momenti abbandono) che caratterizzano la protagonista. Cáit è una bambina sveglia ma taciturna, che l’assenza di empatia ha reso spaventata: nel film viene citata Heidi, ma un po’ viene in mente anche Anna dai capelli rossi (le frequenti inquadrature di un viale alberato sembrano quasi una citazione) e in generale The Quiet Girl riporta alla memoria tutta una serie di bambine senza famiglia e dalle fortune alterne. L’essenzialità della messa in scena e dello sviluppo narrativo portano la regia a concentrarsi sugli interni restituiti nel loro differente “calore”, sulla natura come rifugio, sui volti degli attori, con uno stile pieno, ricolmo, di pudore. Ricorrenti sono i parallelismi tra la nascita degli umani e quella degli animali, tra i cuccioli degli uni e degli altri, che sottolineano che fare un figlio, come atto in sé, non ha affatto un significato particolare. Un parallelismo cinematograficamente interessante (forse l’unica idea degna di nota della regia) è poi tra le scene in cui la bambina si trova in macchina, sia col padre biologico che poi con Eibhlín e Seán: gli adulti “guidano”, letteralmente, ma gestiscono anche involontariamente lo sguardo e i sentimenti di una bambina che, dal sedile posteriore, apprende qualcosa di differente ogni volta del mondo dei “grandi”, i cui gesti e i cui atteggiamenti emotivi, dal sedile davanti, direzionano non solo il volante sulla strada ma anche la crescita e la fiducia verso il mondo nei più piccoli. Gli adulti ovviamente sono a loro volta feriti oppure pettegoli (la ciarliera vicina di Eibhlín) o del tutto incapaci di connessione sentimentale, come i genitori di Cáit. In questa messa in scena pudica e a misura di sguardo infantile, l’educazione sentimentale si insinua lenta ma netta, portando con sé gli interrogativi di una crescita non facile.

Il film, come Cáit, è molto “quiet”, molto tranquillo e narrato sottovoce: semplice e senza arzigogoli, l’opera rischia di risultare un po’ “a distanza di sicurezza” rispetto al materiale umano e il suo palpito piuttosto evanescente e gracile. Apprezzabile per chi cerca un cinema delle piccole cose, un racconto classico quanto minimale, un dispositivo di sottrazione fino all’osso, The Quiet Girl è senz’altro antienfatico nel suo essere diretto chiaramente alla commozione, presentando una famiglia d’origine sordida e in cui nessuno vorrebbe essere allevato e un’alternativa ben più calda e accudente. Per crescere un bambino serve amore e per farlo esprimere serve ascolto. Cáit non ne aveva mai ricevuti e ai suoi occhi un nuovo mondo si apre. Tutto qua.

Info
Il trailer di The Quiet Girl.

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