Gli spiriti dell’isola

Gli spiriti dell’isola

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Una conferma che casca a fagiolo, un altro tassello di una filmografia pregevole. Martin McDonagh ritrova Colin Farrell e Brendan Gleeson, coppia che così bene aveva funzionato nella sua opera prima In Bruges – La coscienza dell’assassino, e tra commedia e dramma tratteggia una singolare e umanissima parabola su un’amicizia in frantumi, su un’isola tanto splendida quanto isolata e su un piccolo conflitto che ne riflette uno molto più grande, altrettanto follemente irrisolvibile. Gli spiriti dell’isola, ovvero The Banshees of Inisherin, è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2022.

Keep Colm and Carry On

Ambientato su una remota isola al largo della costa occidentale dell’Irlanda, Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin) segue le vicende di due amici di vecchia data, Padraic e Colm, che si ritrovano in un’impasse quando Colm decide bruscamente di porre fine alla loro amicizia. Padraic, sbalordito, non accetta questo rifiuto e tenta di ricucire la relazione, aiutato dalla sorella Siobhan e da Dominic, un giovane isolano tormentato. I ripetuti sforzi di Padraic, tuttavia, non fanno che rafforzare la determinazione dell’ex amico e, quando Colm lancia un disperato ultimatum, gli eventi precipitano rapidamente, con conseguenze scioccanti… [sinossi – labiennale.org]

Quasi sospesa nel tempo, tagliata fuori dal mondo esterno, Inisherin è una sorta di Brigadoon alla rovescia, destinata a una lenta agonia. La vita, come la morte, scorre placidamente, immersa in una dimensione che via via sembra quasi sovrannaturale, ancestrale. Non a caso, nonostante i rumori delle esplosioni dalla Terraferma, la Storia è altrove, percepibile ma irraggiungibile. Alquanto trattenuto rispetto agli sfavillii di Tre manifesti a Ebbing, Missouri e 7 psicopatici, McDonagh torna con Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin) a una dimensione più intima, dai riflessi teatrali, in terra irlandese. E torna alle isole Aran, alle radici, alla coppia formata da Brendan Gleeson e Colin Farrell, già perfetti in In Bruges – La coscienza dell’assassino (2008).

Un piccolo film? Ricco nel cast, impreziosito dagli splendidi paesaggi, Gli spiriti dell’isola è ammantato da uno strano minimalismo. Ironico, grottesco, drammatico, tragico, il film di McDonagh scandaglia con estrema lucidità e profondità il senso della vita, dell’amicizia, dei rapporti umani. Il senso di vivere il momento o la Storia, di sgomitare per tramandare ai posteri il proprio fantasma o accontentarsi di giornate sempre uguali, rassicuranti e banali, tra passeggiate, sbronze al pub e una cristallizzata routine. È crepuscolare, funereo, beckettiano il film di McDonagh, assecondato dalle performance in ammirevole sottrazione di Farrell e Gleeson e da una location che è immutabile eppure malleabile, plasmabile grazie a un raggio di sole o al sopravvento della foschia.

Un grande film? La commedia nera di McDonagh guarda politicamente oltre il mare, riflette tra le pieghe di questa amicizia che affonda in un vortice assurdo (dell’assurdo) su un conflitto che non sembra voler avere fine. Le bombe, i morti, la follia. Scritto con la solita levigatissima precisione, impeccabile nei dialoghi, Gli spiriti dell’isola travalica la sua dimensione apparentemente minuscola, riuscendo però a non perdere mai la misura, scoprendo le carte della Storia senza mai abbandonare l’isola. E come si potrebbe abbandonare Inisherin? Come si potrebbe sfuggire al destino? Come si potrebbe non perdersi nell’attesa dell’ennesimo Godot?

Tra i pochi titoli memorabili e davvero compiuti del concorso della Mostra del Cinema di Venezia 2022, Gli spiriti dell’isola è un atto poetico e sottilmente politico, è la coerente prosecuzione del racconto mcdonaghiano di un’umanità ferita, indifesa di fronte alle maree della vita, travolta dalle varie forme del Fato – qui, ad annunciare quel che tutti già sanno e che tutti già a loro modo hanno vissuto, aleggia uno spirito, una banshee. O forse no, vecchia matta. Forse no.
Nelle terre d’Irlanda, in un remoto angolo di solitudine, meraviglioso e dannato, McDonagh scrive e dirige il suo film più personale – ma non lo erano, in fin dei conti, anche In Bruges e Tre manifesti a Ebbing, Missouri, intrisi della stessa umanità, degli stessi dolori e della medesima assurda essenza della vita? Non sembra poi così male («isn’t any good») l’ultimo atto della trilogia delle Isole Aran.

Info
La scheda de Gli spiriti dell’isola sul sito della Biennale.

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