Anywhere Anytime
di Milad Tangshir
L’iraniano Milad Tangshir, di stanza in Italia da oltre un decennio, esordisce alla regia di un lungometraggio di finzione con Anywhere Anytime, che concentra la sua attenzione su altre migrazioni, sullo sfruttamento del lavoro, sulla precarietà del vivere. Con uno sguardo neanche troppo velato a Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia e in sala.
Ladri di vite
Issa è un giovane immigrato clandestino che a Torino cerca di sopravvivere come può. Licenziato dal suo datore di lavoro, grazie a un amico inizia a fare il rider. Ma l’equilibrio appena conquistato crolla quando, durante una consegna, gli viene rubata la bicicletta appena comprata. Issa intraprende così un’odissea disperata per le strade della città per ritrovare la sua bici. [sinossi]
C’è sangue heavy che scorre nelle vene del quarantatreenne Milad Tangshir, nato a Teheran e trasferitosi in Italia trentenne, che esordisce alla regia di un lungometraggio con Anywhere Anytime, presentato in concorso alla trentanovesima edizione della Settimana Internazionale della Critica di Venezia e quindi distribuito in sala da Fandango. Quel sangue heavy che Tangshir metteva nelle canzoni degli Ahoora, band iraniana che poco meno di vent’anni fa rivedeva a proprio modo ritmi e ipotesi di Iron Maiden e Black Sabbath: fautori del primo concerto metal mai organizzato in terra farsi gli Ahoora non furono ben visti in patria ed è forse anche per questo che Tangshir ha deciso di espatriare, eleggendo l’Italia a sua nuova casa. Una scelta probabilmente necessaria, in ogni caso legittima, come sempre quando si ha a che fare con persone che sono spinte – per desiderio, per obbligo, per altrimenti impossibilità – ad abbandonare la propria terra natia per cercare fortuna altrove. Appare dunque doppiamente interessante come l’opera prima dietro la macchina da presa per il cineasta si concentri proprio sulla migrazione, e sul difficile inserimento di un ragazzo senegalese che senza documenti tenta disperatamente di vivere a Torino, città ricca e fredda, borghese e a tratti persino spietata. Issa, questo il nome del giovane, è arrivato in Piemonte da solo, non ha lavoro proprio perché non riconosciuto dalla legge, e così approfitta dell’aiuto di un amico compatriota che gli presta il proprio equipaggiamento per le consegne a domicilio permettendogli anche di entrare al suo posto nella piattaforma che regola tale lavoro, e che si chiama per l’appunto Anywhere Anytime. Ovunque e In qualsiasi momento, vale a dire le prerogative per chi svolge la funzione di rider, attraversando la città in lungo e in largo per consegnare merci che chiunque potrebbe acquistare da solo, senza dover sfruttare la manodopera altrui.
A Issa basta solo comprare una bicicletta, per la quale deve attingere a ogni suo risparmio, e che sarà il vero epicentro narrativo del racconto ordito da Tangshir in fase di sceneggiatura insieme a Giaime Alonge e Daniele Gaglianone. Il mezzo verrà infatti rubato a Issa, che da quel momento non può che perdersi in una spirale ossessiva, con la ricerca della bici che si tramuta in scandaglio di una società sperduta, prossima alla crisi o già ben impantanata, dove chi è straniero vive nel quotidiano terrore, la guerra si fa tra poveri, e gli anziani sono abbandonati a loro stessi. Il rischio più grande che può correre l’esordiente regista è che il suo film venga messo a paragone con Ladri di biciclette, da cui com’è fin troppo evidente trae ispirazione: lo squilibrio estetico, di senso, e di politica cinematografica tra le due opere è gigantesco, ciononostante la voglia di Tangshir di non smarrire il proprio “reale” e al tempo stesso di configurare prassi e abitudini di una narrazione popolare legittimano l’accostamento per altri versi quasi blasfemo. In quello che può anche essere considerato un limite, Anywhere Anytime abbandona l’approfondimento sentimentale del suo protagonista (convincente l’interpretazione di Ibrahima Sambou) per assumere le sembianze di un reportage amarissimo e allo stesso tempo vitale di Torino, luogo rumoroso, contraddittorio, carico di una tensione sociale che non riesce mai a esplodere in forma collettiva, ma solo nella tragedia – anche lo smarrimento di una bicicletta può configurasi come tale – del singolo.
Per quanto possa apparire paradossale è proprio nelle occasioni in cui Tangshir rialza la testa dalla confusione metropolitana, e dalla corsa forsennata e inesausta di Issa, per rintracciare traiettorie liriche più consuetudinarie – una serata passata da Issa con una ragazza, tanto per portare un esempio concreto – che Anywhere Anytime mostra un esoscheletro un po’ fragile, o comunque perde in parte quell’urgenza che invece divampa in altri momenti del film. Passaggi che evidenziano una retorica evidente e vagamente semplice, laddove il turbinio che circonda il tutto si dichiara come sistema complesso.
Info
Anywhere Anytime sul sito della SIC.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Anywhere Anytime
- Paese/Anno: Italia | 2024
- Regia: Milad Tangshir
- Sceneggiatura: Daniele Gaglianone, Giaime Alonge, Milad Tangshir
- Fotografia: Giuseppe Maio
- Montaggio: Enrico Giovannone
- Interpreti: Ibrahima Sambou, Moussa Dicko Diango, Success Edemakhiota
- Produzione: Rai Cinema, Vivo Film, Young Films
- Distribuzione: Fandango
- Durata: 82'
- Data di uscita: 11/09/2024




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