Exit 8

Produttore e sceneggiatore (e scrittore) con una filmografia decisamente rilevante, Genki Kawamura risolleva le sorti delle Séances de minuit di Cannes 2025 con Exit 8, horror psicologico che guarda al nastro di Möbius senza però accontentarsi del mero meccanismo narrativo. Già apprezzato al suo esordio dietro la macchina da presa (N’oublie pas les fleurs), Kawamura adatta dall’omonimo videogioco, dirige e produce un film che riesce a trovare la quadratura del cerchio, la via di fuga dalla classica struttura narrativa e scenografica basata su una distopia spazio-temporale.

I’m on Observation Duty

Un uomo intrappolato in un corridoio della metropolitana cerca l’uscita numero 8. Per trovarla, bisogna dare la caccia alle anomalie. Se ne vede una, si gira e torna indietro. Se non ne vede nessuno, continua. Se commette un errore, viene rispedito al punto di partenza. Riuscirà a uscire da questo corridoio infinito? [sinossi]

L’innocenza, Your Name., The Boy and the Beast e Confessions. Quattro film, quattro titoli di una filmografia numericamente e, soprattutto, qualitativa corposa. Possiamo presentarlo così Genki Kawamura, deus ex machina del progetto cinematografico Exit 8, testo già affascinante quando era nella sua forma originale, un videogioco del 2023 sviluppato dalla Kotake Create. Dalla console allo schermo – ma anche al visore per realtà virtuale, The Exit 8 VR, 2024 – il passo è stato quindi breve e per nostra fortuna fertile.
Nel rapporto tra universo videoludico e universo cinematografico le cose non vanno sempre bene, qualsiasi sia la direzione di marcia. Ad esempio, pensiamo a un caso eclatante e bidirezionale: la serie Ni no kuni, in particolare il fortunato capitolo Ni no kuni: La minaccia della Strega Cinerea e, come amaro contraltare, la meno brillante trasposizione animata diretta dal pur talentuoso Yoshiyuki Momose. Se l’estetica e la poetica ghibliana avevano impreziosito il videogioco della Level-5, l’approdo all’animazione su piccolo\grande schermo ha invece smentito le ottime premesse. Insomma, come già ci insegnava il terribile Doom (2005) di Andrzej Bartkowiak, le scelte estetiche (eravamo e siamo anche con Exit 8 tra corridoi, con la combo first-person & three-dimensional) e narrative e l’atmosfera di un videogioco non ci garantiscono sostanzialmente nulla di certo. Anzi.

La basilare struttura narrativa e scenografica di Exit 8, l’idea della ripetizione ossessiva e del paradosso spazio-temporale necessitavano soprattutto di una via di fuga. Non tanto quella del protagonista (Kazunari Ninomiya, l’uomo che si è smarrito), del bambino (Naru Asanuma), dell’uomo che cammina (Yamato Kōchi) o della inquietante ragazza (Kotone Hanase), ma del film stesso. Da se stesso. Da un’idea che è brillante, ancor più sul piano produttivo, ma che spesso è anche una trappola: pensiamo, ad esempio, al piccolo cult Cube (1997) di Vincenzo Natali e al suo finale raffazzonato. Un discorso che vale, soprattutto in questa fase di proliferazione di cloni di Groundhog Day un po’ in tutte le salse (ad esempio, funziona Auguri per la tua morte, decisamente meno il suo sequel), ancor più oggi, in questo cinema mainstream e di genere contemporaneo che sembra cedere soprattutto sul piano della scrittura. Poi, certo, a Exit 8 non si chiedono grandi svolazzi, ma solidità e non solo un geometrico congegno.

Tra l’altro, non stupisce che sia ancora una volta il cinema giapponese a indicarci come intrattenere la platea con budget, spazi limitati e un manipolo di attori. Pur distante dalla travolgente comicità di One Cut of the Dead di Shinichiro Ueda, il film di Kawamura, scritto a quattro mani con Kentaro Hirase (la miniserie horror Sai, il dramma Roleless), innesta pochi effetti speciali in una location chiusa, sfruttata fino all’ultima mattonella. Ad ogni svolta, ad ogni angolo del corridoio, ci si chiede cosa accadrà, se il film riuscirà a rinnovare la sua ragion d’essere, interessandosi via via sempre più al protagonista, al suo destino incerto e ai suoi dubbi esistenziali. Tanto con apparentemente poco.

Info
La scheda di Exit 8 sul sito di Cannes.

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