The Sun Rises on Us All

The Sun Rises on Us All

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Un triangolo amoroso in una Cina contemporanea globalizzata, una storia al femminile incentrata su una donna che si deve decidere tra due uomini, uno dei quali esce da una fase travagliata, tra carcere e ospedale, un passato oscuro che torna. Una storia di sacrificio e redenzione nell’ultima opera di Cai Shangjun, The Sun Rises on Us All, un dramma strutturato come un feuilleton. In concorso a Venezia 2025.

Gli amanti non troppo diabolici

Lui si è sacrificato per amore, assumendosi la colpa di un crimine commesso da lei. Incapace di ripagarlo per il sacrificio compiuto, lei parte per iniziare una nuova vita. Molti anni dopo, gli ex amanti si incontrano di nuovo, tuttavia le loro vite quotidiane, separate ma inesorabilmente legate, tradiscono gradualmente il loro tragico passato. Tra chi cerca la redenzione e chi anela alla liberazione, i due si risvegliano dal loro vagabondare per un ultimo, straziante abbraccio in un doloroso e definitivo addio. [sinossi]

Comincia in un ospedale, con un’ecografia, l’ultima opera di Cai Shangjun, The Sun Rises on Us All (Ri Gua Zhong Tian), in concorso alla Mostra del Cinema dove già il regista cinese si era aggiudicato il Leone d’Argento nel 2011 con People Mountain People Sea. L’ambiente ospedaliero ritornerà nella vita della protagonista, Meiyun, tra gravidanza o aborto e il tumore di cui è stato affetto il suo ex-compagno. Sono due aspetti del corpo umano, due sue trasformazioni, una di solito maligna, l’altra benigna a meno che non si decida per l’aborto e quindi la rimozione del feto come fosse un tessuto da asportare chirurgicamente. L’estrema modernità delle strutture ospedaliere viste nel film, soprattutto quella di ginecologia e ostetricia, racconta già molto di un paese con un passato di aborti artigianali, effetto della legge sul figlio unico. Così come il lavoro della protagonista appare perfettamente inserito in un contesto di globalizzazione, uguale a Cina, Europa, Stati Uniti e così via. Lei, infatti, vende abiti all’interno di un grande centro commerciale usando i social con un grande spirito da influencer che filma e posta i suoi prodotti, ed è capace di fare sconti a persone, contattate personalmente, come do ut des, qualora questi rimuovano le loro recensioni negative.

In questo contesto si manifesta un ritorno dal passato, rappresentato dall’ex della donna che riappare, dopo aver scontato cinque anni di carcere più due di degenza causa un tumore allo stomaco. The Sun Rises on Us All è un dramma che si sviluppa con gli elementi narrativi tipici del feuilleton. La storia è una storia dei giorni nostri. Meiyun si trova a decidere tra il compagno e il vecchio amante che ha fatto improvvisamente ritorno. Gli elementi narrativi relativi al passato della coppia vengono snocciolati gradualmente. Si scopre che lui è stato condannato per un omicidio stradale, mentre poi si verrà a sapere che era lei in realtà alla guida e lui si è assunto la responsabilità dell’incidente per coprire la donna. Il ritorno dell’uomo nella vita della protagonista genera una classica situazione tossica, di amour fou che confluisce in un tentativo d’omicidio da parte di lei, che pugnala l’uomo il quale nemmeno cerca di estrarre il coltello dalla sua carne, ma lo tiene impugnato dentro, come in un’accettazione di un omicidio/suicidio, come una forma di redenzione ed espiazione.

Con una confezione calligrafica, Cai Shangjun racconta questo dramma femminile urbano. Un compitino ben fatto ma niente di più. The Sun Rises on Us All resta così un film elegante ma privo di reale urgenza, che ricalca melodrammi già visti senza trovare una scintilla creativa minima. Ben altra potenzialità avrebbe potuto offrire una storia come questa nelle mani di registi più viscerali. Nell’anno in cui Venezia ricorda due opere pancinesi folgoranti che vinsero il Leone d’oro, come Vive l’amour e Still Life, non possiamo che lamentare la povertà e l’ordinarietà dei film sinofoni in questo concorso.

Info
The Sun Rises On Us All sul sito della Biennale.

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