Volto segreto
di Claude Chabrol
La televisione è nel mirino di Claude Chabrol nel suo film Volto segreto (Masques) del 1987, una delle tante variazioni sul tema a lui caro del fascino perverso dell’alta borghesia, qui rappresentata da un conduttore televisivo di successo che vive in una principesca dimora di campagna con la sua servitù, e gli intrighi maliziosi, incarnati dalla conturbante bellezza della figlioccia del presentatore, Catherine. Come sempre i temi hitchcockiani abbondano in Chabrol, e impongono al regista della Nouvelle Vague una visione sfaccettata del mezzo televisivo, cui il Maestro delle suspense era pure approdato.
Claude Chabrol presents
Christian Legagneur è un celebre e amato conduttore televisivo, simbolo di bontà e sincerità, che vive in una villa di campagna circondato da collaboratori fidati e dalla giovane figlioccia Catherine. L’arrivo del giornalista Roland Wolf, ufficialmente interessato a scriverne la biografia, nasconde in realtà il desiderio di scoprire la verità sulla misteriosa scomparsa della sorella Madeleine. Indagando, Roland smaschera il lato oscuro di Legagneur, che tiene Catherine in uno stato di dipendenza fisica e psicologica per controllarne il patrimonio. Tra Roland e Catherine nasce un legame che le permette di riappropriarsi della propria autonomia. Il confronto finale porta alla rovina pubblica del presentatore, che in diretta televisiva rivela il suo vero volto cinico e manipolatore. [sinossi]
Madeleine è un’icona della settima arte, la rappresentazione hitchcockiana dell’ossessione femminile capace di vivere due volte, nel seminale La donna che visse due volte. Troviamo una Madeleine, che emerge come una madeleine proustiana, una memoria della settima arte che riaffiora, nel film Volto segreto (Masques) del 1987, dell’hitchcockologo Claude Chabrol. La Madeleine di questo film è in realtà un personaggio mancante, assente, scomparsa misteriosamente, vissuta forse solo una prima volta, alla cui ricerca si dedica in fratello Roland Wolf/Chevalier, che si improvvisa investigatore, come tante figure dell’universo hitchcockiano, come Leila e Sam di Psyco, per esempio, con una finta identità. Le finte identità, le finzioni dei personaggi, le biografie fasulle, le maschere del titolo, abbondano in Volto segreto, a partire da quella di Christian Legagneur che recita un’immagine pubblica, quella del presentatore buono, per essere amato dal pubblico televisivo. Una falsità morale per un uomo potente, manipolatore e malvagio, ma proprio da quella recita deriva il suo successo televisivo e quindi il suo potere economico. La sua trasmissione, dal titolo Bonheur pour tous, è un tripudio kitsch di scenografie rosa confetto, con dei giganteschi cuori che campeggiano, con un’orchestrina i cui musicisti sono vestiti di rosso, con applausi a comando dettati al pubblico nella trasmissione da un apposito cartello. Si tratta di una specie di gioco delle coppie della terza età, dove attempati signori e signore si incontrano nell’illusione forzata e patetica di rivivere i momenti di flirt tipici della giovinezza, la dichiarata promessa di felicità. Un premio, come un viaggio da luna di miele, viene consegnato alla fine di ogni puntata da una coppia giovane, come a sancire un ritorno, uno scambio di testimone. Chabrol ragiona sulla televisione come strumento orwelliano di manipolazione che produce soggetti passivi, come farà in Dr. M e con il successivo controcampo di Il buio nella mente (La cérémonie), dove lo schermo televisivo è sempre, costantemente acceso, invadendo lo spazio domestico borghese, anche qui isolato, come strumento di alienazione. Film che si conclude con il catartico finale in cui deflagra la violenza reale mentre sullo schermo scorre uno spettacolo leggero, come è la trasmissione di Legagneur. Volto segreto esce del resto un anno prima di quello straordinario film sulla manipolazione di massa che è Essi vivono. Si trattava di un tema particolarmente sentito in quell’epoca, anticipato da Quinto potere (Network) di Sidney Lumet, dove il presentatore impazzito esclama di essere incazzato nero, il che equivale a quell’«Andate a cagare» con cui si chiude Volto segreto, nell’analogo delirio di Legagneur che si rivela e fa saltare ogni apparenza.
Non si può certo ridurre questa opera di Chabrol a una semplice satira e parodia della televisione e della sua invasività nella vita quotidiana. Il regista utilizza più volte il refrain musicale, anche durante le parti della trasmissione televisiva, di Alfred Hitchcock Presents, la celebre seria che il Maestro fece per la CBS e la NBC. Lui stesso ha fatto opere per la televisione, come La linea di demarcazione, comunque vista come estensione della sua attività cinematografica. In Volto segreto, il film si iscrive nella televisione, iniziando e finendo con due parti della trasmissione di Legagneur. La prima si conclude con la trasmissione che, dal pieno schermo, si riduce in uno schermo secondario, dove il conduttore si riguarda nella sua trasmissione, contemplando il potere che ne deriva e, al contempo, uscendo dalla falsità del suo ruolo costruito. Inizia così il film, un film di genere, una storia di segreti e misteri, ambientata in una sontuosa villa, con l’ingrediente della femme fatale rappresentata dalla conturbante Catherine, la gentil donzella che diventa oggetto di una contesa. La conclusione è il classico happy ending con il bel protagonista che salva la bella Catherine dalla morte cui era destinata, imprigionata in una macchina portata allo sfasciacarrozze, pronta a essere stritolata nelle lamiere. Una macchina rosa che prelude al ritorno della stucchevole atmosfera da bomboniera della trasmissione. Il salvataggio prelude al matrimonio, lui dice che lei sarà sua moglie. E qui arriva l’applauso inaspettato, extradiegetico, che comincia prima dello stacco verso il ritorno alla trasmissione televisiva, dove diventa diegetico. Si tratta comunque di uno sguardo a comando, come avevamo visto prima. Chabrol riconosce così il trionfo della televisione sul cinema, riproponendo un dispositivo che è quello del film proiettato in televisione all’interno di una trasmissione contenitore. L’anziana coppia ha vinto la serata e il premio le verrà consegnata dalla coppia giovane che si rivelerà quella di Roland e Catherine, usciti quindi dal film, irruzione del cinema nella televisione. La coppia giovane e bella a confronto di quella anziana, cui viene fatto credere di essere altrettanto giovane, ovvero il cinema a confronto della televisione. I due medium rappresentano due forme di finzione, la differenza è che quella del cinema è dichiarata, mentre la TV propina menzogne mascherate da verità. E, dopo il cortocircuito che ne consegue, il quadro arretra per rimpicciolire ancora lo schermo a immagine interna di un televisore. Un braccio indefinito, rappresentazione di una terzietà, forse la nostra, quella dei veri spettatori, spegnerà il tutto, nel definitivo game over.
Il concetto di sguardo chabroliano qui si identifica con quello della televisione, del suo potere, incarnato da Legagneur. A contrastarlo è Roland che si pone come rappresentante della parola scritta, che però si rivelerà una copertura. Lui è quello che si insinua come un tarlo in quel gioco di potere, spacciandosi per lo scrittore che deve scrivere la biografia del potente uomo televisivo, magnificandolo anche con l’inchiostro. Ma Chabrol gioca anche su una assimilazione delle due figure, messi sullo stesso piano attraverso gli elementi ludici, giocando a tennis e a scacchi, o attraverso il montaggio che li collega nella scena del giardino. Del resto, Legagneur, nel suo svelamento finale, rivela di aver sempre creduto che la vita è un gioco. Tra lui e Roland si gioca una grande partita, carica dei significati di cui sopra, che ha come posta in gioco, equivalente del premio della trasmissione, la conquista della bella Catherine. Roland che, salvandola, dice che sarà sua moglie, sancisce semplicemente un nuovo possesso della donna, bella, giovane e ricca. E tra i due uomini è ancora una lotta tra i poteri dello sguardo, in cui la donna, con gli occhiali scuri per i problemi di vista, è la preda. Quando lei entra nella stanza di Roland e lo bacia all’improvviso, dopo che lui si era guardato allo specchio, gli dice di amarlo di amare i suoi occhi. E poi, ancora entrata nella sua stanza, gli dirà: «I tuoi occhi sono entrati nei miei, ora vedo chiaramente». In Volto segreto Chabrol si muove tra il potere manipolatorio dei media, le identità costruite e la complessità dello sguardo, laddove il cinema gioca il ruolo di rivelazione, delle verità nascoste dietro le maschere, ma il suo ruolo è messo fatalmente in bilico con quello che all’epoca era il piccolo schermo catodico.
Info
Un trailer di Volto segreto.
- Genere: commedia, thriller
- Titolo originale: Masques
- Paese/Anno: Francia | 1987
- Regia: Claude Chabrol
- Sceneggiatura: Claude Chabrol, Odile Barski
- Fotografia: Jean Rabier
- Montaggio: Monique Fardoulis
- Interpreti: Anne Brochet, Bernadette Lafont, Blanche Ariel, Denise Pezzani, Dominique Zardi, François Lafont, Henri Attal, Michel Dupuy, Monique Chaumette, Paul Vally, Philippe Noiret, Pierre Hisch, Pierre Nougaro, Pierre-François Duméniaud, René Marjac, Renée Dennsy, Robin Renucci, Roger Dumas, Yvonne Decade
- Colonna sonora: Matthieu Chabrol
- Produzione: Les Films A2, MK2 Productions
- Durata: 100'




L’amico di famiglia
Le beau Serge
L’innocenza del peccato