Jim Queen

Presentato al Festival di Cannes 2026 tra le Séances de Minuit, Jim Queen di Nicolas Athane e Marco Nguyen mette in scena in forma di musical una spassosa e trascinante distopia omosessuale, un’avventura sci-fi dai mille colori che si nutre sagacemente dei cliché della comunità gay e delle bieche paure di bigotti e omofobi. Un ritmo sostenuto, una giusta dose di nonsense, ispirate scelte di character design per un film d’animazione intriso di sana ironia e joie de vivre. Dallo studio Bobbypills, animazione rigorosamente per adulti.

Adult Swim

Jim Perfect, icona sexy della scena gay parigina, vede la sua vita sconvolta quando contrae l’eterosi, uno strano virus che trasforma gli uomini gay in eterosessuali! Si ritrova così abbandonato da tutti tranne che dal suo ultimo seguace (e primo ammiratore), Lucien, un giovane che fatica ad accettare se stesso. Insieme intraprendono la ricerca di una misteriosa cura in grado di guarire Jim e impedire l’estinzione dell’omosessualità… [sinossi]
Allez les Bleus!
– Jim Perfect

Altro giro, altro regalo. Una delle sorprese del festival, considerando soprattutto l’elevata qualità della selezione animata: destinato a un pubblico adulto o almeno già grandicello, con delle scelte grafiche che potrebbero suggerire un target diverso, Jim Queen di Nicolas Athane e Marco Nguyen è un musical trascinante, è un coloratissimo manifesto gay, è una commedia spassosissima, è un atto politico e culturale, è una storia d’amore e liberazione, è una fiumana pop & camp. Per dirla à la Bazin, è il pride ogni pomeriggio.
A dire la verità, l’hétérosis o eterosi non è un’invenzione. Esiste davvero. Però, per fortuna, è tutt’altra cosa: è il cosiddetto vigore dell’ibrido e «indica il miglioramento delle caratteristiche fenotipiche di un ibrido (ottenuto per incrocio di due linee pure) rispetto ai suoi genitori». Anche Jim Queen ha due genitori: no, non intendiamo i due papà Nicolas Athane e Marco Nguyen, ma il fertile incontro tra due declinazioni del cinema teoricamente distantissime tra loro, ovvero i film a tema LGBTQIA+ e l’animazione smaccatamente cartoonesca. Ed è qui, nella sua natura di ibrido traboccante vigore, che il film utilizza il suo primo cavallo di Troia (il secondo, ovviamente glitterato e sfacciato, è una della tante intuizioni comiche che costellano la pellicola): con un character design e delle scelte cromatiche che rimandano alle produzioni del programma Adult Swing, Jim Queen si traveste da innocuo film per bambini, al limite da variante tutta lustrini e paillettes di quelle serie comiche sulle famiglie disfunzionali. Sotto la fiumana di colori sgargianti, le linee morbide e semplici e lo spirito pop & camp, si nasconde infatti uno spirito coraggioso e rivoluzionario dello studio Bobbypills, controcorrente per scelta e DNA.

Il primo lungometraggio prodotto dallo studio francese è un punto d’arrivo e di partenza, un po’ come le traiettorie narrative di Jim e Lucien, ma anche della comunità gay. Un intreccio tra coming out e coming of age, nel film e per lo studio. Se la passata produzione e le fondanti premesse di Bobbypills parlano chiaro dal punto di vista estetico e contenutistico (il coming out, una scelta che è sempre liberatoria, necessaria, da difendere a spada tratta), Jim Queen è l’ammirevole e coerente risultato di una crescita iniziata dal 2017: il «leading adult animation studio» è cresciuto e ha spiccato il volo.
Con le spalle finalmente larghe, i creativi di Bobbypills possono quindi permettersi l’azzardo, la grande produzione a tema omosessuale, dialogando a non troppa distanza con Lesbian Space Princess di Emma Hough Hobbs e Leela Varghese. Allusioni, ma anche amplessi. Sesso un po’ ovunque, nei bagni di un locale, tra i cespugli, in una dark room, con o senza vibratori e tutto quel che segue. E poi drag, orsi, twink e via discorrendo, per una comunità che è divisa e che deve unirsi contro genitori catapultati dal cretaceo e aree politiche che spargono ai quattro venti odio e discriminazione: tutti elementi e concetti che attraversano gioiosamente e giocosamente Jim Queen, perché ironia e autoironia devono sempre procedere a braccetto. Un film di fulminanti trovate, come la gaystapo e quel dissacrante «Allez les Bleus!». Un tritacliché.

Info
La scheda di Jim Queen sul sito di Cannes.

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