17 ragazze

L’esordio alla regia di Delphine e Muriel Coulin, 17 ragazze, che prende spunto da un singolare fatto avvenuto nella provincia americana, in cui diverse adolescenti intorno ai sedici anni decisero di comune accordo di rimanere incinte creando molto clamore intorno a loro. Presentato al Torino Film Festival 2011.

Il club delle prime madri

In un piccolo villaggio sulle rive dell’oceano, diciassette ragazzine dello stesso liceo decidono insieme di rivoluzionare radicalmente le loro tranquille vite di provincia prendendo una decisione sconvolgente. Lasciando attoniti tutti coloro che vivono intorno a loro, le adolescenti scelgono di restare incinte tutte nello stesso momento andando incontro alle incomprensioni sia dei ragazzi sia degli adulti che sono loro vicino… [sinossi – Torino Film Festival]

Quando si riflette sullo spunto, l’ispirazione che più o meno segretamente anima una pellicola, spesso ci si chiede parallelamente quanto possa essere verosimile ciò che è narrato. E talvolta si viene a scoprire, prima o dopo la visione, a seconda che il regista voglia in qualche modo avvisare preventivamente lo spettatore (tramite didascalie oppure, non si sa se per volere autoriale, tramite sinossi), che trattasi di una storia vera. È il caso dell’esordio alla regia di Delphine e Muriel Coulin, 17 ragazze, che prende spunto da un singolare fatto avvenuto nella provincia americana, in cui diverse adolescenti intorno ai sedici anni decisero di comune accordo di rimanere incinte creando molto clamore intorno a loro, infischiandosene sia dei partner più o meno occasionali sia del giudizio dei genitori e della comunità. Quello che le sorelle Coulin hanno pensato come materia di fiction è stato però trasposto in una desolata città della Bretagna. Il motore portante di questo film pare sempre essere in bilico tra la suggestione che si vorrebbe propria anche dello spettatore, piuttosto spiazzato dalla singolare vicenda, e la voglia di raccontare con sincerità e realismo lo squallore e la deriva che comporta vivere in una città provinciale e malinconicamente isolata della Francia, vista tramite lo sguardo inquieto e fragile dell’età adolescenziale.

Dal punto di vista puramente percettivo si rimane invece affascinati più che dal soggetto proprio dalle poetiche scogliere atlantiche, dal grande vuoto in cui è ritagliato l’oceano nel paesaggio industriale (trattasi di Lorient, porto settentrionale transalpino), e dai volti e dalle risate delle fanciulle protagoniste. L’osservazione che si vorrebbe intimista e delicata della macchina da presa si trasforma però con lo scorrere dei minuti in manierismo cercando di coniugare l’atmosfera realistica incastrandola nella suddetta storia. 17 ragazze perde il proprio fascino nel momento in cui non coincidono le due istanze: quella concettuale, ovvero il gesto provocatorio del rimanere incinta sconvolgendo la comunità, e quella di estrema analisi emotiva ed affettiva sulle giovani protagoniste. Dunque ci ritroviamo in un paradosso (e come molti effettivi paradossi in realtà consueto) per cui una storia che non avrebbe bisogno di essere verosimile perché vera finisce invece per diventare inverosimile. Le sorelle Coulin sparano le proprie cartucce a vuoto soprattutto quando insistono nel ritratto sociologico di una provincia, di una generazione, dell’epoca attuale, mettendo in bocca ad adolescenti e adulti parole come fallimento, fuga dal luogo in cui si vive, principi educativi, grigiore della provincia e persino crisi economica. Appaiono soprattutto ingenue, o forse sarebbe il caso di definire illogiche, le motivazioni delle protagoniste nel presumere che la maternità sia motivo di ribellione, se non addirittura di rivoluzione in una società che a loro non piace, ribaltando l’aspetto problematico, a livello sociale ed economico, di coloro che sono definite ragazze madri. Non sappiamo se ciò sia segretamente supportato da qualche teoria filo-marxista, fatto sta che le intenzioni delle autrici appaiono piuttosto nebulose, sia per le parole messe in bocca alle diciassette interessate, sia per le reazioni, che si presumono significative in un contesto del genere, dei genitori delle ragazze coinvolte, che appaiono o stolide o misteriosamente omesse nel racconto.

In un tessuto intellettuale così poco definito, oppure talvolta colpevolmente irreale e a tratti stereotipato, si vanifica invece l’unico concetto che appare interessante, ovvero l’idea di maternità come ennesima istanza conformistica in un gruppo di adolescenti che appaiono sempre più vuote e spaesate. Essenziale per loro infatti è condividere l’energia, l’entusiasmo usando come mezzo e non come fine il concepimento di un figlio, e nell’unione allegra e spensierata riuscire a sfuggire al deserto, emotivo e ideale, degli adulti. Solo in questi spaccati descrittivi del branco un po’ canagliesco, un po’ crudele come talvolta è il mondo dei ragazzi che tende ad escludere categoricamente chi non rispetta gli status symbol, 17 ragazze appare realmente sincero e affascinante. Per il resto ci si può accontentare di una buona messinscena, intimista e poeticamente corretta, che almeno nella prima parte coinvolge emotivamente, ma poi rimane soltanto di facciata in prossimità del cinema dei fratelli Dardenne, a cui le due sorelle sembrano far riferimento seppure con risultati poco più che modesti, anche essendo riuscite ad ottenere il supporto proprio del produttore del duo belga, ovvero Denis Freyd.

Info
Il trailer italiano di 17 ragazze.
Il trailer originale di 17 ragazze.
17 ragazze sul canale YouTube Movies.

  • 17-ragazze-2012-Delphine-Muriel-Coulin-01.jpg
  • 17-ragazze-2012-Delphine-Muriel-Coulin-02.jpg
  • 17-ragazze-2012-Delphine-Muriel-Coulin-03.jpg
  • 17-ragazze-2012-Delphine-Muriel-Coulin-04.jpg
  • 17-ragazze-2012-Delphine-Muriel-Coulin-05.jpg

Articoli correlati

Array
  • Torino 2017

    Kiss & Cry RecensioneKiss & Cry

    di , In concorso a Torino, il film di Mahieu e Pinell riesce a calarsi nella complicata dimensione di un gruppo di ragazzine divise tra aspirazioni sportive e turbamenti dell'adolescenza. Piglio documentaristico e adesione emotiva sorprendente.
  • Cannes 2017

    Ava RecensioneAva

    di Presentato alla Semaine de la Critique di Cannes 2017 e vincitore del premio SACD, Ava è uno scandaglio ispirato e mai banale dell'adolescenza, dei primi subbugli ormonali, dell'età adulta che si avvicina coi suoi problemi, i suoi drammi.
  • Archivio

    La famiglia Bélier

    di Arrivato sui nostri schermi dopo il grande successo riscosso in patria, forte di un efficace battage pubblicitario, La famiglia Bélier si rivela una commedia ben confezionata e interpretata, quanto furba e sostanzialmente esile.
  • Archivio

    diamante-neroDiamante nero

    di L’opera terza di Céline Sciamma conferma il talento della regista transalpina nel cogliere pulsioni e ambiguità dell’adolescenza.
  • AltreVisioni

    LOL Il tempo dell'amore RecensioneLOL – Il tempo dell’amore

    di La seconda parte di LOL sembra normalizzarsi, pur senza rinunciare a delle piccole gemme sparpagliate qua e là, ma sono i primi cinquanta minuti ad averci completamente sedotti e asserviti: lo spazio-tempo martoriato, la lucida casualità del montaggio, l’episodica struttura narrativa...