Intervista a Lee Sang-il

Intervista a Lee Sang-il

Lee Sang-il è uno zainichi, coreano di terza generazione, nato a Niigata. Tra i più noti diplomati del Japan Institute of the Moving Image, fondato da Shōhei Imamura, racconta nella sua opera di diploma, Chong, la vita di uno studente in una scuola coreana in Giappone. Il suo quinto film, Hula Girls, che racconta di alcune figlie di minatori di carbone che salvano la loro città in declino attraverso la loro danza, è stato un grande successo. Ha continuato a ricevere consensi con gli adattamenti dei romanzi di Shūichi Yoshida: il suo settimo film, Villain, e il suo ottavo, Rage. Con Kokuho realizza il suo terzo adattamento di un romanzo di Yoshida. Il film racconta la vita e la rivalità tra attori di kabuki ed è un grande successo di botteghino in Giappone. Presentato in anteprima alla Quinzaine des cinéastes 2025, Kokuho è approdato al Far East Film Festival 2026 per uscire nelle sale italiane. Abbiamo incontrato Lee Sang-il a Cannes durante la Quinzaine. (Photo © 2026 Alice BL Durigatto)

Perché un film sul teatro kabuki proprio oggi?

Lee Sang-il: Abbiamo una tradizione di film sul kabuki a partire da Storia dell’ultimo crisantemo di Mizoguchi, ma da tempo non se ne facevano. Nell’ambito del kabuki, mi ero ancora più interessato alla presenza dell’onnagata, una figura molto misteriosa, e a come questa rappresenta i personaggi femminili nel kabuki. Non volevo limitarmi a rappresentarla solo nella sua veste sul palcoscenico. Ero interessato anche alla loro vita fuori e al lavoro di interpretazione. Una volta che ho iniziato a interessarmi agli onnagata e a come diventavano tali, mi sono appassionato al kabuki in generale e ho voluto saperne di più. Più imparavo sul kabuki, più mi rendevo conto di quanto accadesse dietro le quinte, non solo sul palcoscenico. Non si trattava solo della storia del teatro tradizionale, ma anche dei legami familiari, le stirpi, la gerarchia tra gli attori, i lignaggi: vi sono davvero molti, moltissimi elementi. Volevo semplicemente puntare i riflettori su tutto questo mondo che assorbe ancora oggi la vita di molte persone per poter esistere come forma d’arte.

Parlando proprio di Storia dell’ultimo crisantemo, ma anche di La vendetta di un attore, Kokuho segue uno schema molto simile: le linee narrative parallele, la storia degli attori connessa con la narrazione degli spettacoli che mettono in scena. Come hai scelto i brani da inserire nel film e come hai lavorato a queste connessioni?

Lee Sang-il: Innanzitutto, il titolo di questo film è Kokuho che significa “tesoro nazionale vivente”. Uno degli obiettivi principali era quello di concentrarmi sulla vita di qualcuno che cerca di raggiungere la vetta, di perfezionare al massimo la propria arte. A volte bisogna fare dei sacrifici, e impegnarsi per raggiungere quel livello di perfezione. Il che significa anche, in qualche modo, dover sacrificare la propria felicità come persona comune. Questo era uno degli obiettivi principali che mi ero prefissato. L’altro era quello di creare un legame profondo tra le scene di kabuki e le altre scene del film. In fondo, per molti attori di Kabuki, la vita sul palcoscenico e la vita dopo la scena sono intimamente legate. Si svegliano, mangiano, si lavano i denti, iniziano a truccarsi e poi salgono sul palco. E dopo finiscono di recitare e vanno a dormire. Ed è praticamente così che vivono tutto l’anno. Quindi, per me, e per loro, la vita e il kabuki sono solo un unico blocco. Volevo riuscire a mostrarlo nel film. Per riuscirci, non si trattava solo di inserire scene di opere visivamente d’impatto, ma piuttosto di far risuonare le vite dei personaggi attraverso le opere teatrali che stavano rappresentando in quel momento. Ad esempio, quando volevo mostrare l’amicizia tra Kikuo e Shunsuke, abbiamo utilizzato alcune opere teatrali che la rispecchiavano. E così, ad esempio, abbiamo il Suicidio d’amore a Sonezaki, dove si tratta anche di un’amicizia che si trasforma in amore. E questo non è un amore romantico, ma è comunque una forma d’amore. Si può vedere quanto sia difficile per loro essere separati, quando uno dei due è in punto di morte. E vedere quanto sia davvero in gioco per loro, questa amicizia nata dal desiderio di perfezionare la propria arte insieme. Si tratta di una cosa che volevo assolutamente mostrare prioritariamente.

Anche la yakuza nel film appare come un elemento della cultura tradizionale come il kabuki. Da una parte ci sono i costumi, il trucco dell’onnagata, dall’altra i tatuaggi come quelli che ricoprono il corpo del padre di Kikuo che mostra anche un atteggiamento nobile ed eroico. Possiamo dire che la yakuza e il kabuki siano due facce della stessa cultura, come per noi italiani il padrino e l’opera?

Lee Sang-il: Sì. Ed è vero che, se ci pensiamo da un punto di vista storico, molte arti performative sono in qualche modo legate a una società segreta che esiste in Giappone. Soprattutto il kabuki è un mondo molto chiuso. Qui abbiamo il nostro personaggio principale, un completo estraneo che entra in questo mondo. Quindi non si tratta semplicemente di due facce della stessa medaglia. Avevo l’intenzione di avere da un lato le arti performative tradizionali, e dall’altro questo ragazzo proveniente da un ambiente disagiato che entrava in questo mondo, in modo da poter esprimere qualcosa che fosse allo stesso tempo un’unica cosa.

Una domanda sugli attori. Come li avete scelti? Ci sono anche dei veri attori di kabuki? Come avete lavorato per farli recitare su due livelli, uno naturalistico e l’altro straniante e parossistico?

Lee Sang-il: L’unico vero attore di kabuki in questo film è il padre di Makiko, la ragazza con cui Kikuo va a letto. È l’unico vero attore di kabuki, ma non interpreta performance kabuki nel film. Tutti gli altri non sono attori di kabuki. Certo, è importante mostrare l’arte del kabuki, ma ancor più importante è che questo film mostri lo stile di vita degli attori di kabuki che cercano di trovare la propria identità nel mondo del kabuki.

Il film è tratto da un lungo romanzo, di circa 800 pagine, di Shūichi Yoshida. Come mai hai scelto questo testo?

Lee Sang-il: Avevo già lavorato con lui per i film Villain e Rage. All’epoca gli dissi che volevo fare un film sugli onnagata, sul loro valore artistico e sul loro straordinario senso della vita. Lui partì subito facendo ricerche sul kabuki. Intervistò attori di kabuki per tre anni. Ha esplorato il mondo del kabuki molto profondamente dall’interno, e ha scritto un romanzo per me. E quello è stato l’inizio del film. Peraltro lui è stato molto influenzato dal film di Mizoguchi Storia dell’ultimo crisantemo.

Info
Kokuho – Il maestro di kabuki, un trailer.

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