Oreste

Scritto, diretto e interpretato da un giovane studente del Centro Sperimentale di Cinematografia, Alessandro Cedola, Oreste è un cortometraggio divertente, non banalmente citazionista, frutto di una crew di amici e colleghi di cui si percepisce l’intesa e il piacere di lavorare assieme. Presentato nella sezione Esordi Italiani della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro 2026.

Uomini che cercano le donne

Oreste, un ragazzo sconclusionato e pieno di dubbi sul futuro, è alle prese con la ricerca ossessiva di una ragazza che si allinei perfettamente ai suoi bizzarri ideali. In una torrida Roma estiva viene travolto da appuntamenti fallimentari, amici stravaganti e consigli improbabili, che lo porteranno a realizzare che l’unico modo di trovare qualcosa è smettere di cercarlo. [sinossi]

Il cinema di/per giovani è un comparto della produzione cinematografica italiana che ha sempre affidato al caso singolo la propria esistenza, senza mai riuscire sistemicamente a farsi sottogenere strutturato e codificato. I ragazzi italiani, quindi, siano essi potenziali autori o solo spettatori, hanno dovuto trovare altrove i propri miti e influenze, dagli (una volta) onnipresenti Stati Uniti d’America fino alle cinematografie europee più sensibili al tema e variegate, su tutte quella britannica. I potenziali cult giovanili(stici) degli ultimi trent’anni hanno trovato nella localizzazione territoriale (Ovosodo di Paolo Virzì), nella rappresentazione di generazioni “altre” (Paz di Renato De Maria) o soprattutto nella serialità da web (The Pills, The Jackal) le scappatoie produttive per riuscire a raggiungere una platea potenzialmente ampia e in continuo ricambio. La sezione Esordi Italiani della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, da qualche anno, tenta di scovare delle produzioni indipendenti adatte a riempire un vuoto narrativo e simbolico ormai sempre più evidente; titoli come Non credo in niente di Alessandro Marzullo e Lumina di Samuele Sestieri appaiono perfetti come ulteriore arricchimento di quell’aggettivo, Nuovo, che rappresenta una delle se non la principale ragione sociale ed estetica della rassegna pesarese. S’inserisce appieno in questo discorso Oreste di Alessandro Cedola, cortometraggio realizzato e interpretato da giovanissimi (il regista-sceneggiatore-interprete è tutt’ora studente di sceneggiatura al romano Centro Sperimentale di Cinematografia). Un lavoro che si muove su un pugno di linee chiave estremamente riconoscibili, anche se proposte in maniera sincera e senza l’impressione di eccessiva programmaticità: un approccio malincomico che fa del connubio tra ironia e disincanto la cifra stilistica preponderante, un citazionismo insistito che inscrive nel pantheon di personaggi e troupe brani di cultura pop non banali, un realismo fantastico ottenuto giustapponendo riconoscibili elementi di vita quotidiana e segmenti “a parte” che omaggiano i capisaldi di genere.

L’approccio malincomico si sostanzia già nell’argomento: Oreste è alla ricerca di una nuova compagna di vita e la sua migliore amica omosessuale non può sicuramente essere adatta allo scopo, anche se la perfetta intesa umana e di gusti musicali e artistici appare, almeno a quell’età, parte fondante della caratteristiche da ricercare. Attorno a lui un gruppo di amici sfaccendati, presentati per esagerazione grottesca delle loro caratteristiche (quello sempre sul water, quello sempre intento a filosofeggiare, il fantomatico “Professore” dalla doppia vita), un delizioso micromondo sgrossato in poche linee, abbozzato eppure immediatamente familiare, specie per chi ricorda o sta vivendo quell’epoca, da fuorisede o da universitario senza un’idea che sia una del futuro prossimo. Ecco che l’unico scoglio possibile per arginare il mare appare quello di una fidanzata purchessia, da cercare instancabilmente. Ma forse è proprio l’amicizia ad essere gerarchicamente superiore all’amore, o magari quest’ultimo può giungere da posti inattesi… Rendendo palese il suo amore per il grande cinema, da quello affettuosamente omaggiato (David Lynch e il mondo di Twin Peaks, pluricitato con magliette e improbabili comparse in ascensore) a quello parodiato (il segmento iniziale che Oreste sta vendendo al cinema con la sua amica, bianco e nero e un esistenzialismo a metà tra il finto neorealismo di Biglietto amaro di Aldo, Giovanni e Giacomo e un maledettismo cinico che flirta con la Nouvelle Vague e il cinema ribelle di motociclisti e giacche di pelle degli anni Cinquanta americani), Cedola mette letteralmente la faccia sull’operazione, interpretando Oreste e trovando una chiave recitativa funzionale che usa l’understatement come mezzo espressivo. Il realismo fantastico, invece, cala perfettamente l’ambientazione in riconoscibili luoghi romani, ancora esistenti anche se gonfi di una mitologia passata che li rende comunque già nostalgici, come il morettiano cinema Nuovo Sacher di Porta Portese o La Strada, storico CSOA della Garbatella. La scelta testimonia l’insistita voglia di rivivificare e riabitare i miti del proprio spazio urbano, la stanchezza di ascoltare storie provenienti da un passato che viene raccontato sempre come migliore di quel che era in realtà, il bisogno di stare appieno nel proprio tempo. Ed è perfetta, come a raddoppiare continuamente la messa in scena con il piede destro nel presente e il sinistro nel passato, la musica composta dal duo Kasp e Luca Sferra, specie con il tormentone più volte ascoltato, sorta di new new wave mischiata con il dream pop tanto caro a Lynch. Sono quindi perdonabilissime alcune ingenuità e incertezze di fondo (come il sottolineare ironicamente quella che si teme sia un’incongruenza mettendola direttamente in bocca alla voce narrante), e la voglia di vedere questi personaggi e questo mondo in lavori dal respiro più disteso non ci abbandona dalla visione nella sala Grande del Teatro Sperimentale di Pesaro.

Info
Oreste sul sito del Pesaro Film Festival.

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