My Notes on Mars
di Lili Horvát
La cineasta ungherese Lili Horvát torna alla regia con My Notes on Mars a sei anni di distanza dal precedente Preparativi per stare insieme per un periodo indefinito di tempo e ragiona ancora sulla complessità delle relazioni sentimentali e sulla natura inevitabilmente “aliena” dell’amore. Titolo di apertura delle Giornate degli Autori a Venezia 2026.
…si muore un po’ per poter vivere
L’astrofisica Margot e suo marito Sam si sono trasferiti in Ungheria dagli Stati Uniti dopo un non meglio precisato momento difficile di lei: Sam è di origini magiare e ha rimesso a posto una grande e bella casa di campagna non troppo lontana da Budapest. Le cose tra loro non vanno però granché bene… [sinossi]
A sei anni dal suo penultimo lungometraggio, la regista ungherese Lili Horvát torna alle Giornate degli Autori aprendo la sezione collaterale della Mostra del cinema di Venezia con il suo terzo film, il suo primo in lingua inglese. My Notes on Mars riprende alcune suggestioni e diversi elementi narrativi del precedente Preparativi per stare insieme per un periodo indefinito di tempo inserendoli in un racconto su cosa sia l’identità dell’altro nelle relazioni d’amore, specie di lungo corso, e quanto possa essere in verità aliena e straniante la natura stessa dei rapporti di coppia per chi occupa uno spazio nell’unione. Ma Horvát evoca anche nuovamente la poesia insita nella scienza assieme a una certa magia inspiegabile che investe il mistero della creazione dall’invisibile spirituale all’immensità del cosmo, dal personale all’universale: in Preparativi per stare insieme la protagonista era una neurochirurga ungherese che abbandona la propria avviata carriera negli Stati Uniti per raggiungere a Budapest l’uomo di cui si è innamorata; in My Notes on Mars Margot (Mackenzie Davies) è un’astrofisica del Mit di Boston che si trasferisce con il marito Sam (Rupert Friend) nelle campagne vicino a Budapest. In questo caso, le origini ungheresi sono della famiglia di lui, non di lei, ma in entrambi i film due scienziate vengono rapite al loro lavoro da spinte interiori irrazionali le quali, apparentemente, esulano dalle loro discipline o addirittura sembrano contraddirle. Al centro di tutte e due le opere c’è una coppia, mentre qui una canzone degli Sparklehorse, Gold Day, prende un po’ il posto della poesia di Sylvia Plath con cui si apriva il penultimo film di Horvát. I due titoli, insomma, si parlano evidentemente benché da prospettive quasi opposte: My Notes on Mars è la storia di due persone che stanno assieme da tanti anni e devono ritrovare loro stesse nella relazione, qualsiasi cosa questo voglia dire; l’antecedente era la storia di un incontro che diventava “promessa” d’amore ma doveva tornare a riconoscersi come tale. La memoria è diversamente coinvolta, infatti, in tutti e due i titoli come qualcosa che viene smarrito per essere riabitato e divenire pienamente effettivo. Come se ci si dovesse dimenticare talvolta di sé per essere o ricominciare a essere.
Lirica, soffice, ma anche diretta e asciutta, la regia (e la scrittura) di Horvát ben costruiscono la relazione tra Margot e Sam, tratteggiandone perfettamente le dinamiche attraverso microtensioni subitanee che sottendono un vero conflitto: come la superficie di Marte (il pianeta che la donna stava e sta studiando) non si addice alla vita umana a causa delle radiazioni e dell’atmosfera, costringendo ipoteticamente le persone a vivere sottoterra, in fondo anche un matrimonio può rivelarsi una terra sconosciuta in cui celarsi e nascondersi in cunicoli ignoti. È forse pensando a queste cose, chissà, che Margot guarda il pianeta rosso dalla sua piscina e ha intuizioni e illuminazioni: spesso prende appunti sulle sue mani poi li trascrive su un quaderno. Nonostante abbia abbandonato l’insegnamento al Mit per un malessere e uno sconvolgimento non troppo precisati, è palese che la donna non abbia smesso un istante di interrogarsi su ciò che scruta in cielo, tanto che ritiene di aver fatto una scoperta che rivoluzionerà il mondo e renderà la vita su Marte una realtà praticamente immediata: dopo una notte in bianco passata tra le carte e le formule, Margot scrive a uno scienziato della Nasa per condividere la scoperta. All’indomani, però, la donna deve accompagnare il marito a fare un’escursione turistica: Sam alleva cavalli e si occupa anche di turisti americani a Budapest, e ha organizzato da tempo un trekking in Austria. Qui avverrà qualcosa di misterioso: Margot, stanchissima per la notte senza sonno (e dopo una spiacevole discussione con il marito), scomparirà tra le vette e le vallate venendo data per morta. Se non che, il giorno del suo funerale, riappare tale e quale, vestita come il giorno dell’escursione: cos’è accaduto in quelle settimane? Se il proseguo ricorda un pochino il secondo episodio di Kinds of Kindness di Yorgos Lanthimos, ma immaginandolo girato dall’ungherese Ildikó Enyedi, My Notes on Mars interroga l’alterità marziana/aliena della coppia, intendendo con questo non solo i non-detti o quel che viene represso e taciuto, ma quel che non viene neanche più riconosciuto dai singoli come proprio. In una specie di seduta psicanalitica surreale, in cui si crede che basti forse dare voce alla parte recessiva di noi per trovare una nuova strada, Margot ridiviene se stessa e con lei si vivifica Sam, che a sua volta era caduto in un “buco nero” interiore. La particolarità di Horvát è nel collocare crisi di coppie o identitarie in uno spazio inconscio e molto umano che dialoga però con le forze misteriose del cosmo, come se ci fosse una rispondenza tra ciò che non sappiamo di noi stessi e ciò che non conosciamo ancora dell’universo o del mondo che ci circonda. All’interno di questa trama, il tocco della regista si caratterizza nella capacità di essere puntuale, circoscrivendo con sensibilità le situazioni emotive, senza rivelare mai fino in fondo, nell’allusione che però non diventa manierista o compiaciuta. E, rispetto ai suoi lavori precedenti, questo terzo titolo è più audace e sorprendente. Sarebbe interessante se il quarto film di Horvát arrivasse prima dei sei anni che hanno diviso My Notes on Mars e il suo precedente lavoro: la regista è dotata nel raccontare spaesamento e fragilità e ha sicuramente uno sguardo personale e peculiare.
Info
My Notes on Mars sul sito delle Giornate degli Autori.
- Genere: drammatico, fantascienza, sentimentale
- Titolo originale: My Notes on Mars
- Paese/Anno: Austria, Bosnia-Erzegovina, Ungheria | 2026
- Regia: Lili Horvát
- Sceneggiatura: Lili Horvát
- Fotografia: Róbert Maly
- Montaggio: Károly Szalai
- Interpreti: Atanáz Babinchak, Mackenzie Davis, Rupert Friend
- Colonna sonora: Gábor Keresztes
- Produzione: Komplizen Film, Origo Film Group, Paradise City
- Durata: 111'


Giornate degli Autori 2026 – Presentazione
Preparativi per stare insieme per un periodo indefinito di tempo
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