The Sky Crawlers – I cavalieri del cielo

The Sky Crawlers – I cavalieri del cielo

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La guerra-giocattolo messa in scena in The Sky Crawlers prosegue le acute riflessioni, dal sapore cyber-punk, di Mamoru Oshii, proteso a indagare il nostro immediato futuro, la progressiva disumanizzazione della società, i pericoli della tecnologia, dell’alterazione genetica. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Finché c’è guerra c’è speranza

Altrove, in un paese molto simile al nostro. Ci sono bambini che non diventano adulti. E sono molto simili a noi. In un altro possibile “adesso”, il mondo ha eliminato la guerra, raggiungendo finalmente la pace. Eppure, questo stato prolungato di pace ha creato richiesta di un nuovo tipo di conflitto. Un conflitto che si svolge altrove, che si può vedere in TV o seguire sui giornali, al fine di poter sentire un senso di realtà… [sinossi – la Biennale.org]

La selezione nipponica presente alla 65a Mostra del cinema di Venezia conferma il notevole stato di salute della cinematografia del Sol Levante. Tre pellicole in concorso, tre opere di assoluto valore: Achilles and the Tortoise di Takeshi Kitano, Ponyo on the Cliff by the Sea di Hayao Miyazaki e The Sky Crawlers di Mamoru Oshii. Due film d’animazione, evento quasi straordinario e segno dell’ampio sguardo dei selezionatori.

Il lungometraggio di Mamoru Oshii, autore ancora poco conosciuto nel Bel Paese, ha offerto al pubblico veneziano una validissima alternativa alla straripante fantasia e allo stile classico dello Studio Ghibli, servendoci su un piatto d’argento l’appiglio per un primo, fondamentale, quesito: il fotorealismo può e deve essere un punto di arrivo per il cinema d’animazione? La risposta ovviamente è assai complessa. Partiamo da una prima considerazione: la tendenza prevedibile e naturale della computer grafica è la più fedele riproduzione della realtà, una sorta di iperrealismo tecnologico di natura esclusivamente visiva. Gli esempi sono molteplici: ci limiteremo al nipponico Final Fantasy: The Spirits Within (2001), diretto da Hironobu Sakaguchi e Moto Sakakibara, ancora oggi tecnicamente sorprendente, e allo yankee Beowulf (2007), diretto da Robert Zemeckis e scritto senza troppa ispirazione dai genietti Neil Gaiman e Roger Avary. Ogni pixel di queste pellicole, con risultati alterni, è ideato e programmato per mettere in scena un mondo possibile, un luogo cinematografico lontanissimo dalla concezione del cinema d’animazione tradizionale. L’esasperazione del 3D è la rincorsa affannosa al cinema live. Achille raggiungerà mai la tartaruga?

Persino una buona parte delle produzioni 3D di concezione favolistica si preoccupano fin troppo dell’aspetto visivo, immergendo personaggi dal character design “cartoonesco” in ambientazioni che aspirano al fotorealismo (in questo caso valga, per una volta in senso negativo, l’esempio di Cars di John Lasseter, forse il risultato meno convincente dal punto di vista narrativo del colosso Pixar), soffermandosi più sul colore e sul movimento di un singolo filo d’erba che sul soggetto della pellicola.
Per Mamoru Oshii e la sua ultima fatica l’utilizzo del 3D in un’ottica iperrealista è frutto di un percorso che parte da lontano e che aveva, ad esempio, dato già buoni frutti con Ghost in the Shell 2 – L’attacco dei Cyborg (2004): The Sky Crawlers segna il passo successivo l’ulteriore e (assai) più convincente fusione tra 3D e 2D, tra lo strabiliante mecha design in CG e i morbidi charter design realizzati da Tetsuya Nishio, collaboratore di Oshii fin dai tempi del crudele gioiello Jin-Roh (1998) e key animator di Millennium Actress (2001) di Satoshi Kon e The Cat Returns (2002) di Hiroyuki Morita. A differenza dei suddetti “esperimenti” del duo Sakaguchi-Sakakibara e di Zemeckis, i film di Oshii – Tachiguishi retsuden (2006) è decisamente un caso a parte – non hanno mai abbandonato l’animazione tradizionale, cercando una difficile ma riuscita coesistenza 2D-3D. Pur trovando ancora discutibile, se non “inutile”, l’esasperata ricerca del realismo fotografico, The Sky Crawlers sembrerebbe il compromesso ideale. Il film di Oshii, in questo senso, assume un’importanza fondamentale.

Sul piano narrativo, Oshii gioca sull’opposizione tra gli adrenalinici combattimenti aerei, davvero strabilianti, e l’apatia dei suoi personaggi durante le lunghe soste a terra: l’intento evidente è di rimarcare l’irrinunciabile istinto al combattimento dei suoi personaggi, giovani che mai invecchieranno, prodotti di laboratorio (i killdren, da kill e children) che giustificano la loro esistenza solo nella battaglia. Ed è forse in questo contrasto apatia-adrenalina, tirato all’eccesso, che The Sky Crawlers funziona meno, trascinando troppo a lungo due-tre snodi narrativi che in fin dei conti poco aggiungono a questa amara riflessione sull’impossibilità del genere umano di rinunciare alla guerra (e il tempo, temiamo, continuerà a dare ragione al cineasta giapponese). Oshii, con estrema coerenza (quella che è forse mancata al pur bello The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, altro lungometraggio in concorso a Venezia 65 sul rapporto emotivo-esistenziale tra combattente e conflitto), veste i suoi personaggi di un’aura universale, facendoli portatori di amarissime riflessioni: la guerra è ben impressa nei nostri geni, parte integrante del nostro essere.

La guerra-giocattolo messa in scena in questo lungometraggio prosegue le acute riflessioni dal sapore cyber-punk di Mamoru Oshii, proteso a indagare il nostro immediato futuro, la progressiva disumanizzazione della società, i pericoli della tecnologia, dell’alterazione genetica. Il mondo prossimo venturo descritto da Oshii è, nel suo complesso, uno degli affreschi fantascientifici più significativi, stratificati e agghiaccianti mai creati: i vari Avalon, Ghost in the Shell, Patlabor e via discorrendo pongono l’autore giapponese tra i maestri della science fiction contemporanea.
Si consiglia vivamente di seguire la pellicola fino all’ultimo fotogramma.

Info
La scheda di The Sky Crawlers su Anime News Network.
Il trailer originale di The Sky Crawlers.
Il sito ufficiale di The Sky Crawlers.
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