Per sempre

Per sempre

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Dopo l’autobiografismo dello splendido Un’ora sola ti vorrei, Alina Marazzi licenzia il suo nuovo documentario: Per sempre, un viaggio di ricerca all’interno del significato del termine fede.

Non è più una questione privata

Mentre è ancora ben saldo nella mente il ricordo dello splendido Un’ora sola ti vorrei, senza alcun dubbio uno dei migliori film visti in sala nel corso della stagione cinematografica 2004-2005, autoanalisi spietata e ritratto di famiglia tra i più veritieri e strazianti ai quali abbiamo avuto il piacere di assistere, Alina Marazzi licenzia il suo nuovo lavoro Per sempre (presentato in anteprima a Locarno 2005): ancora un documentario, ma stavolta ben lungi dall’essere la messa in arte di una questione privata. Per sempre è un viaggio di ricerca all’interno del significato del termine fede: cos’è che riesce a convincere donne giovani e intelligenti a rinchiudersi in un monastero trappista, negandosi di fatto alla vita per perseguire un’ideale astratto? Come può la materialità di cui è composta la vita contemporanea lasciare così facilmente campo libero a una forma mentis a cui è completamente estranea la tangibilità del corpo e dell’essere? Interrogativi di non poco conto dai quali parte l’analisi – o meglio, il tentativo di essa – che porta al confronto con un mondo, quello monastico, che la maggior parte della gente non riesce a razionalizzare. Men che meno proprio la regista italo-svizzera, che preferisce soffermarsi sulla ciclicità della vita in clausura, con i suoi tempi perfettamente scanditi dal susseguirsi delle orazioni e il rituale oramai cristallizzatosi in una sorta di reazione istintiva.

Peccato che non vi sia, a monte, un tentativo di organizzazione del percorso: nel desiderio, legittimo e non disprezzabile, di lasciare che il film “nasca sul momento”, privo di una reale base programmatica, Alina non prende in considerazione l’idea di una documentazione di fondo. Forse traviante, ma sicuramente indispensabile per non arrivare al contatto con il mondo monastico – microcosmo a sé, come fa giustamente notare una suora durante un’intervista – impreparati. Difetto che invece colpisce e macchia in parte Per sempre; e così se è possibile assistere a un incipit di ottimo livello, è anche possibile incappare subito dopo in fugaci riprese di nuvole in movimento al tramonto, di ragnatele tessute con certosina precisione da ragni di montagna, e da altre banalizzazioni dei concetti di immutabilità e di divinità che fanno parte della nostra iconografia classica. Peccato, perché lo sforzo di ricerca che anima il video avrebbe potuto salvare l’intero prodotto, se solo fosse stato portato avanti con maggior coerenza. La verità è che il film ha un’impennata solo quando si distacca completamente dall’impressione di uniformità e omologazione lasciata dai primi monasteri visitati, per arrivare a interrogarsi su un volto. Perché, e sarebbe stato il caso di farlo notare con maggior convinzione, come qualsiasi microcosmo anche quello monastico è composto di esseri umani, ognuno con la propria etica e il proprio pensiero: ed è così che il documentario acquista in solidità, quando assume come protagonista Valeria, novizia in un monastero eremitico. Nella sua ricerca si identifica finalmente l’occhio di Alina Marazzi, e ci si può confrontare con la sua intelligenza, con la sua apertura all’esterno, con le sue contraddizioni. Contraddizioni che la porteranno ad abbandonare ben presto la vita monastica e a tornarsene in Puglia. Coup de théâtre del tutto involontario ma che permette di delineare quantomeno i contorni della ricerca di una laica che ha affrontato un tema ostico su un percorso instabile e dunque ancor più carico di insidie, tanto da costringere l’autrice a ricorrere alla salvifica voce fuori campo.

Per concludere Per sempre è un film imperfetto, tanto insicuro sull’universale quanto Un’ora sola ti vorrei era apparso sicuro sul personale, ma al quale vanno riconosciuti alcuni pregi che lo salvano a nostro parere dalla bocciatura relegandolo nello sconfinato limbo della sufficienza, in attesa che si capisca quale strada autoriale deciderà di percorrere questa regista quarantenne.

Info
La scheda di Per sempre sul sito della MIR Cinematografica.
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